Monte Colodri, Arco
Apritori: gli alpinisti e guide alpine Giuseppe Bagattoli, Andrea Calzà, Omar Oprandi e Giampaolo Calzà
Data apertura: 14 aprile 2025
Difficoltà: 6c
Sviluppo: 300 metri
Materiale: 15 rinvii e per chi vuole 1 serie di friend fino al 3 BD (noi abbiamo utilizzato 0,5 + 0,75 + 1
Chiodatura: tutte le soste e il resto dei tiri sono ben attrezzati a fix da 10.
Non ho trovato il grado obbligatorio, ma potrebbe essere 6c.
Nessun tiro è da sottovalutare.
La via incrocia la Sommadossi, percorre un breve tratto della Katia Monte e della Renata Rossi, un tratto ben riconoscibile grazie alla presenza di qualche chiodo e di appigli ben levigati.
La roccia in via è perfetta, salvo alcune brevissime parti che risentono della giovanissima età della via e della necessità di qualche ripetizione in più per ripulirla per bene. Ma nel complesso è davvero ottima.
La placca, per buona parte strapiombante, ospita una linea che non dà tregua, nemmeno nei tiri più facili.
Sempre scalabile, salvo qualche metro terroso su una cengia tra gli alberi, questa via sarà sicuramente terreno di gioco per i bravi arrampicatori che vogliono portarsi al limite su gradi medi, ma che riservano sempre qualche sorpresa. La chiodatura, non ravvicinata, mette comunque in sicurezza il buon divertimento.
La via Spina è dedicata al collega degli apritori Mauro Giovanazzi, detto ”Spina”:
Guida alpina nel 1987, Mauro Giovanazzi è nato nel 1963, a 15 anni raggiunge la vetta del Cervino, facendo la traversata da Cervina a Zermatt. Ha salito tantissime (circa 1000) vie artificiali e classiche delle Dolomiti prima e poi le esperienze si sono allargate a tutto l’arco alpino, con la salita alla Nord del Cervino, delle Jorasses…
Ha fondato la Scuola d’Alpinismo delle Guide Alpine ad Arco.
“Per il nome non ci abbiam pensato molto, Aver li la firma del Mauro per noi era importante averlo vicino e pensar a quante avventure abbiam fatto assieme.
Lì, in mezzo alla parete del Colodri, ci stava bene una Spina da poter ripetere anche fra qualche anno ricordandolo, l’abbiam ancor più sistemata, cosi da poterla ripetere senza troppo materiale, un bel ricordo per noi e per tutti quelli che lo conoscevano.”















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