Falesia Schievenin

Valle di Schievenin (zona Feltre)

Tantissimi sono i settori di questo lungo canyon, con diverse esposizioni e stili di arrampicata.

È sicuramente consigliato l’acquisto della guida Arrampicare nella Valle di Schievenin.

Vale la pena venirci almeno una volta!
Qui un articolo sulle Placche Alte

Informazioni sulla falesia

Falesia Valle di Schievenin – Settore Placche Alte

Schievenin (BL)

Guarda i tiri

Entri nella Valle di Schievenin, in questo suggestivo canyon ricco di settori ovunque ti giri, prosegui un minuto e alla tua sinistra trovi un rudere. Parcheggi, torni indietro qualche metro a piedi e alla tua sinistra trovi un orto delimitato da una rete, sali i tre scalini in pietra, entri nel bosco, sali e vai sempre a sinistra. Quando dopo circa dieci minuti ti trovi davanti delle pareti, prosegui in salita verso destra (il sentiero costeggia il letto di un torrente senz’acqua) e arrivi alle placche alte. In inverno il sole è dalle 9 alle 13, quindi il settore è ideale soprattutto nelle mezze stagioni. Roccia ottima, tiri in prevalenza lunghi, soprattutto di placca, con diedri e fessure in abbondanza, mai scontati.

Acquista la guida, ne vale la pena!

Un po’ di storia

“Non è facile fare una cronologia storica dell’attività arrampicatoria della Valle di Schie-venin, perché numerosi sono stati i protagonisti che nel corso degli anni si sono acca-vallati: un’infinità di nomi e appassionati che hanno dato qualcosa alla scoperta delle rocce della Valle! Ma la prima via ufficialmente salita da alpinisti, è lo Spigolo Nord, di quella che più tardi fu denominata la Parete della Scuola. Era l’autunno del 1959 quando due ragazzi Ivano Cadorin e Aldo Corò, arrivati da Treviso in lambretta e “armati” di corde, pochi moschettoni e due chiodi, dopo una furibonda lite con il proprietario del terreno, riuscirono a portare a termine la prima via della Valle. Nello stesso periodo un giovane comelicano in groppa ad una bicicletta giungeva in Valle periodi-camente, salendo talvolta solo o in compagnia di amici un po’ qua ed un po’ là le rocce più accessibili. Si tratta di Italo Zandonella Callegher, all’epoca residente a Fener, che in quegli anni fu uno dei protagonisti dell’esplorazione della Valle. Assieme a Vittorio Lotto sale per primo le pareti del Campanilón, caratteristico pinnacolo di circa 60 metri posto in alta Val Sassumà, raggiungendo per la prima volta in Valle le difficoltà di VI A1/A2. Sempre in quegli anni si aggiunsero altri amici di Onigo, dove Italo si era trasferito nel frattempo, Renato Andreazza e Luciano Biscontin, assieme ai quali apri le prime vie del Torrione dell’Orto, sulla Placca del Famoro o Croda dei Rondoi, ed in Bastionata, sul Pellicano fino ad arrivare al Torrione Quero. Al Torrione Maria Italo traccia la prima via in solitaria; sarebbe bello capire bene dove per valorizzare correttamente la sua impresa, tenendo presente che in quegli anni si arrampicava con gli scarponi ed aprendo rigorosamente dal basso come in una parete di montagna. Verso la fine degli anni sessanta, o verso i primi degli anni settanta, si aggiunge ai pionieri un numeroso gruppo di rocciatori del Cai di Treviso, con l’onnipresente Ivano Cadorin, classe 1933, tutt’ora in attività arrampicatoria in Valle. E sono Paolo Del Tuono, Enrico Golfetto, Ernesto Gatto, Giorgio Da Re, Giorgio Manfrin, Tino Pagin, Gianni Coletto, Luciano Ragazzon e Mino Vian. Aprirono alcune delle vie della Parete della scuola, sul Cubo e sul Torrione del Bagalif. Qualcuno azzardò anche le pareti più repulsive progredendo in artificiale, a volte anche con l’aiuto dei chiodi ad espansione, e cosi furono aperte: la via Centrale sulla Lavagna, la via ora chiamata Notturna dei Veci al Torrione Maria, ed il tetto della Via Vecchia al Sasso della Grotta. È nel 1975 che per la prima volta vengono riportate in un “documento” le vie di Schievenin, infatti sulla guida Alta via degli eroi di Zandonella sono presentati una trentina di itinerari di roccia di quella che è diventata la palestra di Schievenin. Con l’arrivo degli anni ottanta, sull’onda delle nuove tendenze, una ventata di aria nuova entra anche in Valle con l’arrivo di Manrico Dell’Agnola e Francesco Gherlenda. Basta con scarponi, staffe o pantaloni alla zuava, sostituiti da tute da ginnastica multicolor attillate, scarpette d’aderenza ma soprattutto arrampicata libera. Francesco realizza la prima via a spit alla Lavagna, echeggiando il primo settimo grado in Valle. Si sente perciò l’esigenza di imprimere di nuovo su carta i nuovi lavori di spittatura, è il il 1986 e nella guida Massiccio del Grappa, sempre di Zandonella in collaborazione con Manrico Dell’Agnola, vengono riportate una sessantina di vie.
Gli anni a seguire sono legati ad una nuova mentalità sportiva dell’arrampicata in Valle come altrove, con la riattrezzatura sistematica a spit di tutti o quasi gli itinerari esistenti, e la ricerca di pareti che potessero soddisfare l’esigenza del grado per i nuovi climber.
È un’intensa attività di spittaggio e di libera di nuove vie con difficoltà elevata ad opera di Angelo Codemo, Andrea Spavento, Franco Bennincà, Giovanni Fiorin, Maurizio Fe-lici, Massimo Prando, Pierangelo Verri, Roberto Venturato, Roberto Calabretto e molti altri. Le vie cominciano ad avere un nome, le difficoltà a rincorrere le prestazioni ed i gradi delle altre falesie di nomea. Nascono in questo periodo grandi vie come Thrilling Ta al Torrione Quero, oppure Flory 7b al Flory, ed ancora Anche i Duri piangono 7ał al Sasso della Grotta, oppure Pinzomania 7a al Torrione dell’Orto, e molte altre magnifiche vie. Al bar “La speranza”, ritrovo degli arrampicatori, nasce l’idea di mettere una bacheca dove in un quaderno sono segnate sistematicamente tutte le nuove aperture e le realizzazioni. Viene stampata, con una tiratura limitata a 200 copie Arrampicare nella Valle di Schievenin, prima guida esclusivamente di arrampicata della Valle a cura di Pierangelo Verri in collaborazione con Italo Zandonella, sulla quale appaiono oltre cento vie. Tra le pagine della storia della palestra degli anni novanta troviamo Giuseppe Davanzo, che in compagnia di Fabio Veronese ed altri amici scopre ed apre nuovi settori, con difficoltà medio basse, o sviluppa pareti come Il Gran Canyon, il Torrione degli Zingari, il Torrione del Veneziano, le Placche del Sole e il Sasso della Grotta.
Sempre di quegli anni, un’attività innovativa di merito è ad opera di Loris Campeotto, Mario Manfrini e Michele Paset. Non solo spittaggio di nuovi itinerari ma in particolare la libera di vie di difficoltà elevata su pareti di trenta metri come L’Astro Nascente 7b+ e Looker Room 7b+ alle Placche Alte che restano tutt’oggi tra le più belle di tutta la falesia. Oppure alcune vie dure sulle Placche del Sole, o la nascita di settori molto interessanti come la Placca degli Improperi. Importante in quel periodo anche la libera di alcuni itinerari: il tetto della via Spit Gialli 8a da parte di Tiziano Dalla Costa, o della via Passaggio all’Infinito 8a di Alberto Campanile. Si riapproda perciò ad una nuova stampa su carta: Alfredo Pozza e Maria Petillo nel 1994 pubblicano Schievenin una valle verticale e conta circa quattrocento vie. L’opera di ricerca e scoperta di Giuseppe Davanzo, come esclusivo apritore, continua con la realizzazione di nuovi settori anche fuori dal fondovalle; siamo alla metà degli anni novanta e grazie al suo faticoso lavoro in compagnia di buoni amici nascono le Colombane, oppure Costa Caorera e le prime vie sulle Sorelle della Maserona. Parallelamente Pierangelo Verri e Maurizio Felici spit-tano e liberano vie come Yoska 7c o Voglio andare a casa 7c+ sulle Placche Alte. In questo periodo un gruppo affiatato “La Brutta Banda” del CAl di Montebelluna, fra una bevuta e l’altra risistema moltissime vie, sviluppandone anche di nuove su settori come il Flory, la Castagna, lo Spiazzo rialzato e la Bastionata Sud, ed esce una nuova guida Oltre le rocce di Maria Petillo. Negli anni duemila prosegue la ricerca di nuovi settori da parte di Giuseppe Davanzo ben più noto come Bepi, e di Pierangelo Verri, ossia Pier. Assieme a Roberto Zucchetto ed in collaborazione anche con altri, aprono nuove vie e riattrezzano molte delle vecchie. È in questo periodo che si colloca la spit-tatura del Torrione dei Bombi, o della Fagianella, nonché dello sviluppo di molte nuove vie sulle Sorelle della Maserona con itinerari come Yosemite 8a oppure Old man 7c+.
Nel 2007 edita da Zanetti, di Pierangelo Verri e Luciano Piccolotto esce Schievenin… una valle da arrampicare. Pubblicazione necessaria viste le oramai 500 vie e molti settori inediti. Giunti quindi nella nostra cronostoria della falesia agli anni recenti, possiamo affermare che la Valle non smette di farsi scoprire, infatti ancora nuove rocce si lasciano spittare, nascono ulteriori settori facili per principianti come il Torrione delle Femene; altri invece si arricchiscono di molti nuovi itinerari, come accaduto al Torrione del Favo o in Bastionata Nord. Nuovi appassionati si aggiungono agli storici sempre presenti, ad esempio Paolo Piaia che con amici si è impegnato nel ripristino di vecchi itinerari e la spittatura di nuovi. Analogo caso per le nuove vie delle Placche del Sole, a opera di Pier e Roberto, con brevi e strapiombanti tiri come Sempre pi Dur 8a/b o L’Ultimo Tango 7c+. Ma è il caso anche delle ultime vie aperte sulle Colombane, con tiri dall’8a in su o del nuovo settore Mitico Mas. Perle di bellezza che alzano il grado a Schievenin fino a toccare l’8b, e ancor di più l’8c con la libera di “Turbe Psichiche” sulla Parete dell’Orto ad opera del feltrino Andrea De Giacometti. Schievenin che a torto viene ricordata come e solo una falesia per principianti rimasta indietro coi tempi, ma che nel suo cuore invece riesce a scovare itinerari sempre più tecnici ed impegna-tivi, e che non smetterà di incuriosire e soddisfare le future generazioni!”

di Liana Chiodero

Dalla guida Arrampicare nella Valle di Schievenin.


Search

abbonati gratuitamente per ricevere gli ultimi articoli