“Sai Martina, se mi chiedi di questa via non mi ricordo moltissimo e di aneddoti stavolta non ne ho da raccontarti… se non uno. Hai mai visto il film ‘Un pesce di nome Wanda’? No?! Be’, devi vederlo: è surreale e divertente. C’è una scena in cui un uomo medita di assassinare un’anziana testimone di un omicidio che lui ha commesso. Ci pensa e decide di far cadere il blocco di cemento che fa da contrappeso alla gru proprio sopra di lei. Mette in atto il suo piano, ma ha fatto male i conti e il cemento cade sopra il cagnolino dell’anziana, che prosegue senza accorgersi di nulla fino a quando si trova con il solo guinzaglio, spezzato e senza il suo adorato animale. Bene, questa immagine mi è apparsa come un flash quando nel terzultimo tiro ho trovato una grande lama, buonissima presa, ma che mentre stavo aprendo la via non sapevo se avrebbe tenuto. Arrivato in sosta mi sono messo a ridere e ho urlato ai miei due compagni di cordata Sergio Antoniazzi e Erminio Xodo ‘se questa lama non avesse tenuto, avreste fatto la fine del cagnolino!’ e io mi sarei trovato con un pezzo di corda in mano.”

La telefonata con Tranquillo Balasso è stata più lunga di questo breve aneddoto e anche se La bisata non è tra le più importanti vie presenti nel territorio, è di certo una linea che consiglierei a chi vuole tentare la libera di gradi come il settimo, l’ottavo e il nono: i passi infatti sono ben protetti e la roccia è molto buona.

Ah, certo, il nome della via. Ebbene la ‘bisata’ è l’anguilla e detto questo, se osservi la relazione, è facile immaginare il motivo per cui all’itinerario è stato dato questo appellativo.

La linea segue i punti deboli della parete, ovviamente, e propone ai salitori un viaggio tra placche, diedri, traversi e strapiombi, alcuni per niente banali, dedicati a chi vuole azzardare la libera pur non padroneggiando il grado. Il passo di nono si può passare in A1: un cordino in kevlar agevola la salita.

Ma perché proprio un’anguilla e non un serpente, ad esempio? Devi sapere che l’eclettico Tranquillo non è appassionato solo di montagna e di moto (oltre a moltissimo altro), ma anche di pesca all’anguilla! Dunque l’ispirazione nasce ancora una volta, anche per questa via, da una passione del chiodatore.

Via alpinistica? No: ci sono parecchi fix artigianali a proteggere i tiri, tranne in alcuni punti dove la roccia non brilla di solidità e ci si deve affidare a chiodi. Anche per l’ambiente non si può considerare la via ‘alpinistica’, ma resta pur sempre l’ennesimo buon allenamento e un’altra bella via per cui la parete ha concesso lo spazio.
Non finirò mai di essere grata per la presenza di molte vie (non tutte, qualcuna è probabilmente un po’ forzata su alcune pareti delle nostre Piccole Dolomiti) in questo territorio, che nel suo poco spazio riesce sempre a sorprendere con la sua roccia spesso non solidissima, ma pur sempre arrampicabile.

Lo affermo l’ennesima volta: non saranno le Dolomiti, un paradiso che il mondo alpinistico ci invidia, ma anche le nostre montagne parlano con la loro estetica, che per chi ci abita sotto o accanto è pura bellezza.


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