Vivere la vita ci è concesso una sola volta

Siamo nella parete centrale del Monte Cengio per scalare la via Vivere la vita. Siamo qui per caso dopo la salita della bella via Fortuna qui vicino. Non ho letto quindi la relazione, ma in cordata con me ci sono Federico e uno degli apritori, Tranquillo Balasso, la mia relazione parlante. E anche un po’ Grillo, fonte di consigli e trucchi del mestiere, coscienza coi baffi, capelli bianchi e occhi azzurri.

Tranquillo aprì questa via con Erminio Xodo nel giugno del 2014, esattamente 9 anni fa. Giunti all’attacco gli chiedo, come sempre, perché ha dato questo nome alla via e la sua risposta mi toglie per qualche minuto il sorriso.

“All’epoca stavamo aprendo la via quando incontrammo un signore, che affannato si recava ai piedi della parete. Parlammo un po’ con lui e ci mostrò appesa a un masso la targa in memoria di Mauro. Lui era suo papà, che ci chiese commosso se potevamo ricordare con questa via il figlio, che scelse di interrompere la sua vita a vent’anni lanciandosi da un punto dove già poteva toccare il cielo con la punta delle dita.
Scegliemmo di chiamare la via ‘vivere la vita’, non solo per ricordare questo ragazzo, ma anche per richiamare l’attenzione a un’esistenza che, se interpretata nel modo migliore, possiamo chiamare vita.”

Una vita di dolori e sacrifici, sì, ma anche di bellezza, attimi di felicità che si compongono in quell’autentico puzzle di emozioni e sentimenti frastagliati, graffiati dalle onde di un mare in tempesta, ma sempre lì, brillanti alle luci del sole che sorge, ci guarda dall’alto e tramonta.

Ci prepariamo alla salita. Questa volta a tirare tocca a me: non mi preoccupo dei gradi, né dell’itinerario da seguire. So che Tranquillo mi dirà ciò che serve. E così è.

La via si arrampica continuamente su roccia ottima e una parete esposta al sole e alla sua valle. Parecchi passi sfidano il mio equilibrio e la mia forza, ma la via è davvero ben protetta, quindi azzardare la libera diventa mentalmente più semplice. Alcuni passi non mi sono riusciti, ma l’amarezza della sconfitta guarisce con la soddisfazione di essermi portata a casa un’intera via.

E con il sorriso giungo all’arrivo, sul sentiero del Monte Cengio, su un punto in cui c’è chi ha deciso di non proseguire.

“Parte importante della vita di Mauro era la passione per la natura, la montagna e la speleologia. Il destino ha voluto che la sua vita finisse qui prematuramente sotto queste meravigliose pareti del Monte Cengio…” Papà Romano

Questa dedica del padre al figlio l’ho letta nella relazione della via. Peggio dell’addio alla vita è forse il dubbio che ti lascia il motivo di certe scelte, che mai noi conosceremo né comprenderemo.

Interpretiamo la vita ognuno con i propri sogni, sensazioni e ideali. La vita è diversa per ognuno, come lo è il valore che noi le diamo. Ma ciò che importa non è la sua durata. L’essenziale è viverla.


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2 responses to “Vivere la vita ci è concesso una sola volta”

  1. Buongiorno, ho letto attentamente, ma vorrei esprimere una mia personale opinione sulla parte finale del tuo testo. Sul fatto che ognuno possa decidere come interpretare la vita e, a volte, come morire c’è poco da dire. Penso, però, che mediamente l’uomo voglia semplicemente viverla il più possibile e con ottimismo. Lo dimostriamo curandoci per le malattie, mettendoci il più possibile in sicurezza in auto, indossando un casco su di una moto, rinviando una corda sui rinvii per arrampicarci ecc. ecc. La conferma che il nostro obbiettivo è quello, salvo casi eccezionali, di allontanare la morte il più possibile sta nel fatto che, quando qualcuno ci lascia in maniera “prematura” siamo più dispiaciuti di quando se ne va un ultracentenario

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  2. Grazie del commento Andrea

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