Dalla finestra del Rifugio Vazzoler le Dolomiti sono imponenti e se non ti avvicini al vetro, non ne vedi la cima. Il sole è da poco tramontato, ma mi concede ancora una tenue luce per osservare il panorama. Come un tessuto di lino un po’ stropicciato le pareti della Torre Trieste e della Busazza giocano in un susseguirsi di illusioni ottiche che se non distolgo lo sguardo, mi gira la testa.

La cena è pronta, abbondante perché “in montagna bruci di più e domani devi avere abbastanza energie per salire”, mi dice Federico. Dopo l’abbondante piatto di pasta vorrei smettere, ma faccio spazio alle polpette con piselli e purè di patate, che una grappa al rosmarino e limone spinge un po’ più giù. Con la pancia piena esco a prendere un po’ d’aria prima di buttarmi a letto. La notte è praticamente insonne: un po’ di agitazione e lo stomaco che brontola perché non abituato a tali porzioni accompagnano pensieri e minuti che scorrono.

Dopo la colazione, partiamo e siamo all’attacco della via in circa 40 minuti. Ospiti tra queste montagne, mi guardo attorno e mi perdo ancora tra la roccia e i suoi schizzi color grafite.
La Torre di Babele si erge davanti a noi, nella Genesi costruita dagli uomini perché «la cima raggiungesse il cielo», dalla natura scolpita come parte del tutto e tragitto degli arrampicatori verso le nuvole.

“Guidando gli uomini sulle levigate pareti, non ho mai pensato alla montagna come un mezzo per guadagnare il pane. Senza l’ossigeno della montagna non respirerei!”
Gino Soldà
Sarà una coincidenza, ma il meteo ha cambiato i nostri piani e la mia prima via in Dolomiti è la Soldà alla Torre di Babele (Pilastro Sud, 2150 metri), che osserva dal basso la Torre Trieste nel gruppo montuoso del Civetta. Gino Soldà con il fratello Italo la aprirono nel 1937.
Perché coincidenza? La mia prima via è stata il Pilastro Soldà al Baffelan, nelle Piccole Dolomiti (Gino Soldà aprì diversi itinerari tra gli anni ’20 e ’30 che portarono il VI grado nelle sue Piccole Dolomiti).
La stessa firma per due vie che restano con me perché nella mia vita segnano un inizio.
“Gino Soldà arrampica come altri respirano, e a vederlo arrampicare comincio a dubitare di esser stato capace di respirare.”
Georges Livanos, Il Greco, alpinista francese.

Tra i più grandi alpinisti della storia italiana e non solo, di Gino Soldà ne parlano libri, siti e documentari, quindi non mi dilungo qui sulla sua carriera, ma ci tengo a riportare alcuni brani tratti dal bellissimo e recente libro di Claudio Gregori ‘Storia dell’Alpinismo’.
“[…] dal 29 al 31 agosto, la grande parete sud-ovest viene vinta da Gino Soldà e Umberto Conforto. Per Castiglioni è un colpo al cuore. Soldà, il 25 e 26 agosto, con Franco Bertoldi, aveva aperto sulla nord del Sasso Lungo una grande via, 1050 metri di VI grado. […] Con eleganza e cavalleria, vincendo la rabbia, Castiglioni scrive sulla guida della Marmolada che Soldà e Conforto ‘risolsero con questo meraviglioso itinerario il più importante e il più arduo problema delle Dolomiti’.”
“Gino Soldà, quarantasette anni, è il più vecchio dopo Desio della squadra [nella spedizione al K2]. A sedici anni, in calzoncini corti, d’inverno – era il 17 gennaio – con un martello da falegname per scolpire gradini nel ghiaccio fa lo spigolo del Baffelan, exploit che lo rende famoso a Recoaro. A 18 supera la verticale della Parete Rossa del soglio della favella con due chiodi staccati di nascosto dalla grondaia. […] Nel 1936 ha aperto due grandi classiche di VI grado il 25 e 26 agosto la via sulla parete nord del Sasso Lungo con Franco Bertoldi; poi, dal 29 al 31 agosto, il pilastro sud di Punta Penia sulla Marmolada con Umberto Conforto. Tra le sue prime: la diretta alla parete sud della Sisilla, prima via di VI sulle piccole Dolomiti, e il Dito di Dio nelle Piccole Dolomiti.”

La via Soldà è una classica, la roccia è ottima e le difficoltà medie sono di IV e IV+ con alcuni passaggi di V e VI-. È chiodata alle soste e su alcuni passaggi, ma richiede l’utilizzo di protezioni veloci per integrare.
La relazione che consiglio è quella di Orme Verticali, che trovi a questo link: www.ormeverticali.it/relazioni/torre-di-babele-via-solda.

Divertente, semplice ma non scontata nella lettura dell’itinerario e in alcuni passaggi, la via scorre lungo diedri, placche e fessure.









Com’è stata questa prima esperienza? Segnata dalla concentrazione e dall’agitazione, ma entusiasmante: perdersi nel vuoto, guardarsi attorno e sentirti osservata dai giganti di pietra, vedere gli alberi disposti su un piano come sopra un tavolo quando un tempo si giocava ai soldatini… questa sì che è tutta un’altra storia!

Ho tirato solo due brevi tiri, ma inutile non mi sento: in fin dei conti con un primo di cordata, ci deve sempre essere un secondo.
“La montagna insegna a vivere: questa frase l’ho udita spesso, ma non è vera. C’è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo! La montagna al massimo regala emozioni a chi è sensibile ed educato”.
Gino Soldà
P.S. Su questa Torre il 18 giugno 1972, a 24 anni durante un’ascensione di allenamento in solitaria alla viaSoldà, perse la vita il grande Enzo Cozzolino, Grongo, alpinista italiano e fortissimo arrampicatore.


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