Piena estate. Una moltitudine di cordate. Sconvolgimento di piani. Ancora una volta.
Ma ecco che c’è sempre qualcosa per cui vale la pena non seguire i progetti e buttarsi a capofitto in nuove avventure. E il Piz Ciavazes sopra di noi, con la sua immensa faccia chiara, rugata di rocce gialle e grigie, ci sorride in verticale e ci mostra le tante vie che la attraversano.
Scegliamo la via Inverno di Heinz Grill, Barbara Holzer, Martin e Christine Heiss aperta nel 2018.
La roccia è magnifica e le prese sembrano intagliate nella parete da uno scultore alle prime armi che scolpisce con decisione lasciando enormi buchi e nette tacche.
La via prosegue quasi a zig zag, incrociandosi con la Piccola Micheluzzi, ed è proprio in una delle soste in comune, l’ottava, dentro una nicchia, che incontro tre arrampicatori in cordata, di cui solo uno parla bene l’italiano perché mi dice di vivere a Dro.

Tutto inizia con lui che mi invita a unirmi alla loro sosta e che mi dice di passare pure avanti. È con una coppia di clienti di circa 70 anni. È una guida alpina. Gli chiedo com’è la loro via e che la nostra è molto bella. Allora mi dice che conosce molto bene le vie di Grill, perché ne ha aperte parecchie con lui. Nel frattempo arriva Fede, che ha sentito l’ultima frase e senza troppe cerimonie gli chiede il nome. Florian Kluckner. Florian Kluckner! Caspita, è proprio lui! Lo conosco solo di nome e wow, che coincidenza averlo incontrato proprio in una via di Grill.

Gli chiedo com’è arrampicare con Heinz e lui mi dice “è fantastico come Grill riesca a individuare con estrema naturalezza sulle pareti le linee perfette”.
Ne ho salite poche di Grill, ma devo dire che le sue vie mi hanno sempre divertito.
E questo itinerario è una conferma. Si sviluppa su 350 metri in 10 tiri, ma è così logico e ricco di appigli che percorrerlo diventa un arrampicare fluido e continuo, anche se in alcuni tratti è necessario integrare le protezioni e i chiodi si mimetizzano nelle cavità di una roccia aggrovigliata a cui piace giocare con le ombre.





Il panorama è eccezionale, come sempre in questi luoghi, e in sosta mi diverto a spaziare con lo sguardo tra la Punta Penia della Marmolada, la Vallaccia e il Catinaccio.


Quante vie ci sono ancora da salire in questo orizzonte, tanto ampio quanto alto, con le sue cime che in coro sembrano celebrare la bellezza di un mondo che dobbiamo impegnarci a salvare, non solo a contemplare.

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