Come si dice? Quando la vita non va dritta, perché non dovrebbe andarti storto anche altro?
Ah no, il detto non recita proprio così. Mhm, vediamo, forse è ‘quando la vita non ti sorride, tu cambia strada’? No, non è neppure così.
Ma oggi è proprio questo che è accaduto.
Siamo partiti con un programma preciso: la via Doppio Gusto al Sojo Bostel. E mai avremmo pensato di dover passare per quello di Mezzogiorno. Una deviazione dovuta a un imprevisto che ci ha fatto tardare una quarantina di minuti dall’orario previsto, ma che ci ha dato l’occasione di bere un caffè al bar Jona e di attendere che il sole si alzasse a tal punto da illuminare completamente la parete.
Ma questa non è l’unica deviazione della giornata.
Dopo aver parcheggiato la macchina lungo la strada poco dopo il sesto tornante, ci avviamo risalendo un breve tratto fino a un sentiero che imbocchiamo a destra, per poi svoltare subito a sinistra e bla, bla, bla. È scritto tutto alla perfezione nella relazione di Tranquillo Balasso, che con Stelvio Frigo ha aperto la via Doppio Gusto il 3 luglio del 2018.
Dopo circa dieci minuti di sentiero, arriviamo a costeggiare la parete con le diverse vie che si innalzano su roccia buona e meno buona. Arriviamo dopo altri cinque minuti all’attacco della nostra via con ben evidente la targhetta tonda di Tranquillo e il nome dell’itinerario.
Partiamo su roccia non molto solida, ma nulla di preoccupante. Michele arriva alla sosta sano e salvo e poi anch’io.
Parto per il traverso del secondo tiro. La roccia impolverata, il tappeto d’edera e la roccia non troppo affidabile mi fanno progredire lentamente (un pendolo proprio all’inizio no!), concentrata sui miei passi e sulle prese.
Arrivo in sosta, recupero Michele e qui nulla sembra incidere nel nostro percorso. L’unico mio dubbio è l’orario, perché siamo partiti tardi a causa dell’imprevisto, le velature in cielo si stanno addensando e un venticello alquanto irritante inizia a farsi sentire sulla schiena e sulle mani.
Diamo un’occhiata alla relazione e pare che tutto stia andando per il verso giusto, tranne per un particolare: nel disegno il traverso devia in alto per un breve tratto e quindi penso di aver unito due tiri, in quanto mi sembra di aver percorso metri in più. Poi mi correggo, nessuna unione di tiri, tutto in ordine.

Dunque siamo all’attacco del terzo tiro, che appare con una roccia più solida e una linea verticale divertente. Anche nel quarto tiro si arrampica, tanto che la mia attenzione si sofferma sul movimento e lo scorrere del tempo è vaga fino alla sosta.
Guardo la relazione e noto che qui dovrebbe iniziare il traverso, ma non c’è una sosta indicata. Suppongo sia evitabile, ma ormai sono qui e scelgo di fermarmi, perché non siamo ancora a metà via e il sole mangia le ore (questo detto l’ho azzeccato, vero?), soprattutto in inverno. Che strano: ancora dubbi. Mah, sarà la giornata velata (scusa più, scusa meno, non fa differenza!)
Bene, a questo punto e a quest’ora, la variante verticale mi sembra la via migliore per risparmiare un po’ di tempo: non abbiamo i gradi, ma appare semplice, quindi Michele parte tranquillo. Il problema è che la sosta non compare più, quindi decide di farla a un albero.
Mancano ancora cinque tiri, sono quasi le due del pomeriggio e le temperature iniziano a calare. Cerco di scalare più velocemente possibile e quando arrivo dico a Michele di sbrigarsi a mettere le mie corde nel secchiello. In pratica è stato un pit stop senza rifornimento. Riparto dopo pochi secondi, salgo il tratto di roccia, arrivo su un tappeto di foglie e terra, arranco in velocità trascinando una corda pesante perché il mio compagno di cordata non riesce a sentirmi quando gli chiedo corda, il respiro si fa affannoso, alzo gli occhi e… il sentiero di ritorno.
Vedo i libri di via, faccio sosta qualche metro dopo a un albero, recupero Michele, ci guardiamo negli occhi e continuiamo a non capire cosa è successo.
‘Meglio così, siamo fuori’, verrebbe da pensare, e così ci siamo detti, ma durante il ritorno abbiamo continuato a discutere sul mistero dei quattro tiri in meno, delle lunghezze (non specificate in metri nella relazione), delle soste, di…
Arrivati all’auto, incontriamo di ritorno da un’altra via indovina chi? Tranquillo Balasso con Dorian.
Non esito a chiedergli spiegazioni, ma dal nostro racconto (che parte da metà via), nemmeno il chiodatore riesce a capire cosa è successo. Ci salutiamo con ancora molti dubbi.
Arriviamo da Jona con il disegno della relazione davanti, una birra e un caffè, e iniziamo ad analizzare tutto. Vuoi vedere che c’entra qualcosa la vicinissima via a sinistra? Ebbene sì, ho sbagliato itinerario e mi sono connessa ai sei tiri della Johnny B. Goode, via dedicata da Tranquillo Balasso e Stelvio Frigo a Chuck Berry, il re del rock, scomparso alcuni giorni prima dell’apertura, avvenuta il 24 marzo 2017.
Insomma, abbiamo salito il primo tiro della via Doppio Gusto e i cinque della via Johnny B. Goode, facendoci ingannare dalle dimensioni ridotte dei tiri nella relazione della prima in proporzione a quelli più lunghi della seconda.
O almeno così sembra.
Ci sarà anche andata storta, ma certo è che ci siamo divertiti parecchio. E devo dire che quell’alone di mistero sulla scomparsa dei tiri mi ha ispirato, ma questa è un’altra storia.
Dunque, se tutto va storto, non è detto sia sempre negativo. Basta cogliere il lato positivo. O la via.
P.S. Doppio Gusto, aspettaci!


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