Nella vita puoi scegliere tante cose: di credere o diffidare, provarci o restare fermo, realizzare o inventare. Ma gli avvenimenti a cui le esperienze ti mettono di fronte no, quelli non li scegli, ci cadi dentro, ti sommergono, ti baciano la fronte o ti fanno male.
Puoi definire tante cose, ma le sensazioni che provi puoi solo nasconderle, se ci riesci: evitarle no, non puoi nemmeno se ti credi il più zelante cinico che esiste al mondo.
Dunque, puoi definire l’arrampicatore un egoista, ma dentro di te sai che nessuno è tanto ingrato verso una persona a cui affidi la tua vita. Puoi diffidare dell’altruismo, ma nell’altro devi crederci, perché solo così è possibile non restare fermi e provarci, realizzare ciò che hai in mente senza doverti inventare un’altra vita. Anche un arrampicatore prova sensazioni, che non condivide con chiunque ma con chi come lui ha una passione che arriva alle vette più alte. Perché un arrampicatore è consapevole di cosa sta facendo quando dà all’altro la sua corda prima di salire.
E nella vita puoi scegliere di bruciare d’irrequietezza o di avidità, arrabbiarti per quel che potresti fare e non fai o perché non ti è riuscito qualcosa che avevi in mente. Ma oggi abbiamo scelto di tornare sulla roccia, prenderci una pausa dalla quotidianità e tentare un’altra salita.
Dove? Sul Monte Cengio lungo una nuova via.
Ma c’è ancora spazio al Cengio dove trovare una linea buona da chiodare?
A una domanda così sai chi risponde? Tranquillo Balasso, che con Dorian ha aperto un’altra via nella bastionata orientale.
Ammetto di aver pensato che non sarebbe stata una gran bella esperienza, in quanto mi sembrava impossibile potesse esserci ancora uno spazio di roccia buona non chiodato qui al Cengio. E invece…
Partiamo dal primo parcheggio, perché la strada che porta al Rifugio del Granatiere è ancora ghiacciata. Saliamo la stradina sterrata e scendiamo lungo il sentiero fino ad arrivare all’attacco della nuova via Granatieri senza confini.

La roccia è quella tipica che si trova nelle Piccole Dolomiti, ma mi appare meglio di come l’avevo pensata. Quando Tranquillo pubblicherà la relazione, vedrò di scriverne anche i gradi, ma al momento te la racconto a parole mie senza pensare alle performance.
Siamo in tre, inizia Michele e dato che i tiri sono nove pensiamo di dividercela in parti uguali.
Se prima ho ammesso le mie perplessità, ora devo ricredermi: un tratto di passaggio e due molto più brevi sono su terra ed erba, ma nel complesso l’itinerario è su una roccia per la maggior parte buona, salirla è davvero divertente e l’arrampicata sui passaggi più complessi è tecnica e di forza.









Insomma, più salgo e più mi piace.
Questi ragazzi non invecchiano mai: Tranquillo, me la passi la tua dieta?
Dal quarto al sesto tocca a me e Marco, da buon cavaliere, mi concede anche gli ultimi tre. Potrei prendermela, ma invece lo ringrazio, perché mi sto appassionando a questi tiri, che, pur brevi, rivelano traversi delicati, placche insolite, qualche piccolo strapiombo e addirittura alberi magici, nel senso che non sai come fanno a reggerti ma se non ci fossero si dovrebbe rigradare la via.

Scherzi a parte, la salita di oggi, oltre a rivelarci che al Cengio c’è ancora spazio per chiodare, ci ha concesso una giornata in compagnia e un’arrampicata inaspettata, cosa potevamo chiedere di più?

Protetta molto bene, sono consigliabili dei friend (ne ho utilizzato solo uno, quello viola, nel penultimo tiro) e dei cordini, oltre al solito materiale. I passi più duri sono azzerabili, ma è richiesto almeno un 6a.

Nella vita puoi scegliere tante cose, anche di cambiare contesto e quello che fai, perché tutto sembra andare storto, perché ce l’hai messa tutta eppure non riesci a raggiungere un obiettivo, oppure perché sei stanco della solita routine che sembra non portare nulla alle tue giornate.
Ma forse devi solo cambiare punto di vista: potresti così scoprire nuovi obiettivi, altri risultati. E che le linee si trovano anche dove meno te le aspetti.


Di’ la tua!