È da mesi che volevo scrivere di lui, anche se probabilmente Giovanni Battista Vinatzer non sarebbe stato d’accordo. Non amava parlare di sé e infatti non scrisse una riga delle sue ascensioni: le uniche sue parole gli sono forse sfuggite, in dialoghi o su fogli smarriti nella storia dell’alpinismo.
“È lo scalatore più sottovalutato del secolo. […] La sua tecnica di scalata è unica. Non si basa sulla forza, ma sulla precisione, sulla distribuzione sapiente degli equilibri, sulla continuità del movimento, sulla sintonia con la roccia. Non sullo studio, ma sull’istinto e sull’amore.”
Da Storia dell’alpinismo, di Claudio Gregori.
Vinatzer ha la visione elegante di Comici, l’irruenza di Cassin e la riservatezza di Cozzolino e Massarotto (solo per citare alcune nomi).
“Eppure, se si parlava con Vinatzer, egli rimaneva stupito e un po’ smarrito quando gli si diceva dell’importanza che le sue imprese hanno nella storia dell’alpinismo. Se c’è un uomo e un alpinista da lodare per la sua modestia, questo è proprio Gian Battista Vinatzer: non pubblicizzò mai le sue imprese, non lasciò mai un racconto, una minima nota tecnica, non scrisse mai le sue impressioni. Tant’è che delle sue vie all’epoca non si seppe pressoché nulla. Soltanto quando alcuni ripetitori (come il celebre francese Livanos) si cimentarono sui suoi itinerari a molti anni dalla loro apertura, allora con grandissima sorpresa ci si accorse che ‘quello sconosciuto Vinatzer’ era un arrampicatore di classe eccezionale, colui che seppe portare il limite dell’arrampicata libera a un livello difficilmente superabile.”
Angelo Elli

Nasce a Ortisei il 24 febbraio 1912: lì impara fin da subito ad arrampicare. Orfano di padre, non ha i soldi per comprare l’attrezzatura e quindi nel primo periodo della sua carriera arrampicatoria sale senza corda e scalzo, e recupera i chiodi sulle pareti, conservandoli come un tesoro.
Scolpisce il legno come tanti nell’ambiente ladino, tra la Val Gardena, la Val di Fassa, Livinallongo e Ampezzo, e la Val Badia, zone che non lascerà per tutta la vita.
Lo spirito creativo che esprime sul legno lo sfrutta anche sulla roccia, senza paura.

L’8 agosto del 1932 sale con Giuani Rifesser la variante dritta della via di Emil Solleder, che sale con Fritz Wiessner il 1 Agosto 1925 sullo spigolo della parete nord della Furchetta, una via di sesto grado su dolomia.
“Dülfer e Trenker salirono per un lungo tratto fino a imbattersi in un ometto di pietre sotto il quale trovarono un pezzo di carta su cui era scritto “non si passa” lasciato da Dibona che, con i fratelli Mayer e Rizzi, era arrivato fin lì e da lì era dovuto tornare indietro. I due invece passarono e salirono fino al punto che sarebbe stato denominato pulpito Dülfer, alla base di una placca triangolare bianca e strapiombante.”
Dal blog di Alessandro Gogna.
L’attrezzatura che hanno a disposizione sono cinque chiodi, tre moschettoni e un martello.
Quando raggiungono il famoso pulpito Dülfer a 550 metri dall’attacco, Vinatzer tira dritto su roccia friabile e instabile con difficoltà di VI grado (quello di una volta), dove altri, come Dülfer e Solleder, non avevano osato salire.
“La via Vinatzer alla nord della Furchetta, vera direttissima di quella stupenda montagna simbolo della Val di Funes, è il primo sesto grado superiore delle Dolomiti”, scrive Alessandro Gogna nel suo libro Sentieri Verticali.
“Il suo occhio non si ferma sulle pareti vistose. Coglie l’eleganza. Cerca la bellezza”, scrive Claudio Gregori nel suo libro Storia dell’alpinismo.

Le prime ascensioni di Gian Battista Vinatzer:
- 18 ottobre 1931, con Vinzenz Peristi (il suo compagno di cordata preferito) sale la diretta alla parete sud dello Steviola nel massiccio dello Stevia,
- 8 agosto 1932, con Giuani Rifesser scala la parete nord della Furchetta (via Vinatzer),
- 21 agosto 1933, con Luis Rifesser sale la parete nord del Sas dla Luesa nel Gruppo del Sella,
- 4 settembre 1933, con Peristi sale Sass Fosch in Vallunga,
- 8 settembre 1933, con Vinzenz Peristi supera la fessura di 200 metri alla parete nord dello Stevia (VII grado),
- 1 luglio 1934, con Luis Piazza percorre la fessura ovest del Piz Ciavazes,
- 1934, con Luis Rifesser scala la parete sud-ovest del Piz Ciavazes,
- agosto 1934, con Peristi sale il Sas de Mesdì nelle Odle (fessura destra di Vinatzer),
- 23 giugno 1935, con Peristi scala la parete ovest della Terza torre del Sella,
- luglio 1935, con Peristi supera i camini della parete sud della Torre Stabeler del Vajolet,
- 26 luglio 1935, con Peristi sale la diretta nord-ovest del Catinaccio,
- 9 settembre 1935, con Peristi sale la parete sud-est della Cima Mugoni (via Vinatzer),
- 30 agosto 1936, con Ruggero Bonatta sale lo spigolo ovest-sud-ovest del Piz Ciavazes,
- 2 e 3 settembre 1936, con Ettore Castiglioni supera la parete sud della Marmolada alla Cima Punta Rocca (via Vinatzer-Castiglioni), tra le ascensioni più difficili delle Dolomiti su una placca liscia e verticale di 800 metri, dove i chiodi sono difficili da piantare e la tecnica dell’arrampicata deve davvero esserne all’altezza. In quell’occasione Castiglioni ammette la superiorità e il valore del suo compagno di cordata. Scrive: “beata la purezza di Battista, che, scendendo dalla Marmolada, si nascondeva per non essere costretto a raccontare ad alcuno cosa aveva fatto”.
Nel 1932 Vinatzer compie la prima ripetizione della via Micheluzzi sulla Marmolada, scalzo e in dodici ore (aveva perso le scarpe durante l’avvicinamento).
È la prima ripetizione italiana della via Comici-Dimai alla Cima Grande di Lavaredo quella di Vinatzer e Raffaele Carlesso nel 1934.
E chissà quante altre salite, imprese, avventure ha vissuto quest’uomo, solitario e schivo, troppo grande quanto troppo poco ricordato, anche tra i giovani alpinisti.
Terreno selvaggio, irrequieto, creativo e irrimediabilmente affascinante, la montagna e la sua roccia riescono da sempre ad attrarre non solo i corpi, ma le anime.
Grazie a Vinatzer e, seppur assordante, al suo silenzio.


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