Era il 26 maggio del 1935 quando Umberto Conforto, Luigi Toffoli e Danilo Zoppi aprirono lo Spigolo Conforto, con ai piedi gli scarponi e nelle mani dei chiodi.
Ma iniziamo dal principio (e per questo ringrazio Marco e Diego, che nella loro guida d’arrampicata Val d’Astico Verticale hanno raccontato questa storia).
Il 25 maggio, il giorno prima dell’apertura della via, Piero Pozzo e Francesco Padovan arrivarono ad Arsiero da Vicenza in bicicletta per esplorare la parete del Cimoncello. All’epoca la strada asfaltata per Tonezza non c’era ed erano ben 800 i metri di dislivello da percorrere in salita carichi della loro corda di canapa e di pesanti materiali da scalata. E che importa? Loro erano abituati: quando si scala, si sa, il sacrificio e la pazienza iniziano dall’auto (in questo caso dalla bici).
Ma cosa videro in Contrà Bedini? La motocicletta di Umberto Conforto, un altro alpinista vicentino: non sarà arrivato prima di loro a rubargli la parete?!
L’unico modo per scoprirlo era di arrivare alla parete, quindi affrontarono l’avvicinamento e si trovarono ben tre alpinisti che già stavano salendo. Che fare? Ripiegarono sull’altro spigolo a est, affascinante, ma certo meno esposto e spettacolare.

I tre alpinisti in parete sullo spigolo sud-est erano proprio Umberto Conforto, Luigi Toffoli e Danilo Zoppi, che già da aprile lavoravano all’apertura della via.
E pensare che Conforto aveva iniziato ad arrampicare solo pochi anni prima, nel 1932 a 21 anni! Apprendere gli era facile, trovare gli appigli era per lui semplice e naturale, e vederlo scalare senza affanni era sorprendente.

Matricola nel gruppo dei rocciatori vicentini, anche Umberto Conforto frequentò le Piccole Dolmiti come una piccola grande palestra d’arrampicata, ambiente dove trovò parecchie opportunità e soddisfazioni.
Come molti alpinisti dell’epoca (e non dimentichiamo i tanti che ancora oggi devono dividersi tra montagna, famiglia e lavoro), anche lui aveva solo i fine settimana per dedicarsi all’alpinismo, ma la passione, lo sappiamo, non ci fa arrendere di fronte a limiti, difficoltà, mancanza di tempo e di denaro.
Anche per Conforto la scalata e le montagne ebbero la meglio e già nel 1936 riuscì in 36 ore di arrampicata nella salita della Parete Sud-Ovest di Punta Penia in Marmolada con Gino Soldà e nel 1939 con Franco Bertoldi compì la prima ascensione sulla Parete Sud della Marmolada d’Ombretta senza utilizzare mezzi artificiali. Nel 1937 aprì con Padovan la via al Soglio Rosso per il gran camino con con gradi fino al VI. Nel 1940 diventò socio del CAAI. Morì il 12 febbraio 1949 travolto da un’auto mentre rincasava
“Oltre alle tue qualità tecniche, i colleghi che ti hanno proposto hanno fatto un quadro così lusinghiero del tuo carattere, che il benvenuto che ti do, mio personale e in nome di tutti gli altri accademici, è veramente affettuoso e cordiale.” Il presidente del CAAI dell’epoca.
Ah, che bella via abbiamo salito oggi, proprio quella che diede inizio all’attività alpinistica di Conforto. Lo spigolo sud-est del Cimoncello è una via storica che domina la valle e quando Lorenzo, che già l’aveva salita, me l’ha proposta ne ero entusiasta. Avevo in mente un’altra via da salire a causa del meteo avverso dei giorni precedenti, ma per fortuna il mio compagno di cordata ha insistito. Lo spigolo è esposto al sole e oggi soffia il vento: perfetto!

La via è davvero splendida e la roccia perfetta. Unico difetto? Troppo corta!
Puntiamo a salire l’itinerario originale, partendo da una cengia panoramica che guarda la valle e il Cimone, che visto da qui è protagonista di un quadro dallo sfondo azzurro abbagliante.


Il primo tiro supera dei blocchi e una fessura di quarto grado per poi finire su una cengia. Il secondo tiro tocca a me: la placca di VI+ è magnifica: si erge lungo lo spigolo, i chiodi si mimetizzano in questo grigio spettacolare di una roccia che lo è ancora di più. Perdona il mio entusiasmo: adoro questa salita, delicata in certi punti, ma che elegantemente come un danzatore mi conduce verso l’alto e asseconda i miei movimenti di equilibrio. Il tiro finisce con una bella fessura sulla seconda sosta (a proposito, la via è ben protetta a chiodi e alle soste sono stati aggiunti fix, grazie a chi ha sistemato questo gioiello del Cimoncello!).

Il terzo tiro di VI+ è di Lorenzo, che ripete la via per la terza volta (gli è proprio piaciuta!): due diedri da non sottovalutare!

Il quarto tiro è di V+ e si conclude con un breve traverso, da cui Lorenzo decide di prendere la variante di Tranquillo Balasso e Sergio Antoniazzi, evitando un tiro di terzo.

Nel lungo tiro finale di 60 metri (II e IV grado) ho trovato solo tre protezioni, ma è semplice e basta fare solo un po’ d’attenzione.

Che vista! Ma soprattutto, che via! Già finita purtroppo, ma la soddisfazione di aver percorso un itinerario che ha quasi 90 anni e una linea così è talmente grande che mi fa sopportare un ritorno lungo e decisamente poco invitante nella parte del canalone in discesa. Ma come ho scritto prima, ne vale la pena.
L’hanno visto da lontano e l’hanno affrontato, l’hanno salito con gli scarponi e la corda di canapa, l’hanno protetto con i chiodi e l’hanno vinto. Sotto questo sole, sopra quello spigolo, ancora una volta l’anima ha ringraziato il corpo.


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