Chiodata dal basso da Heinz Grill, Sigrid Königseder, Florian Kluckner e Martin Mocek il nove luglio del 2007, la via Orfeo sale lungo placche e fessure sulla parete sud di San Paolo ad Arco.

Nella sua relazione Grill scrive “Orfeo era un grande musico greco e una guida spirituale ed esoterica”. Nella mitologia questo cantore pare affascinasse gli animali e la natura al suono della sua lira, ma ciò che lo rende famoso è il mito della sua discesa agli Inferi per riportare in vita sua moglie Euridice: nella versione classica Orfeo fallì nella sua missione perché violò la condizione delle divinità infere secondo cui non si sarebbe dovuto voltare a guardare la sposa lungo il percorso fino alla terra.
Ma non ci focalizziamo troppo su questo mito per salire la via: sappiamo che Heinz Grill è appassionato della mitologia greca e nel nominare le tante sue vie aperte ad Arco e non solo con i nomi di divinità e personaggi della mitologia. Quindi procediamo.

È una giornata soleggiata di inizio giungo, ma nel pomeriggio prevedono un temporale, quindi io e Michele decidiamo per una via breve, ma divertente. La chiodatura è mista e abbiamo letto nella relazione che alcune lunghezze devono essere protette con friend: già nella prima lo noto lungo la fessura di qualche metro che mi divide dalla sosta e dove mi proteggo con ben tre friend. Sarà il primo tiro, sarà che ancora mi devo scaldare, ma mi chiedo se sopporterò anche i prossimi tiri se saranno simili. Certo che sì, per fortuna!



Le lunghezze seguenti, infatti, anche se presentano dei tratti di VI e VI+, sono delicate ma molto divertenti. Le placche del terzo e del quinto tiro sono brevi ma caratterizzata da una roccia splendida.


Solo nel sesto e nel settimo tiro è necessario fare attenzione alla roccia friabile: qui Michele unisce i tiri e, se lo si fa, è necessario allungare bene le protezioni nei punti di svolta a sinistra.



L’ottavo tiro è semplice, ma molto caratteristico: è una grande cengia senza protezioni (ho solo aggiunto un friend per sicurezza, ma non è necessario), dove all’inizio mi calo, poi percorro un brevissimo tratto a piedi e risalgo lungo una bellissima fessura creata dall’enorme masso incastrato che, sì, sembra cadere da un momento all’altro, ma no, tiene, tiene! Giunta in cima, mi assicuro sulla parte piana tra il masso e il tetto.


Il nono tiro è ha il passo più difficile della via: un VI+ facilmente azzerabile. È necessario fare attenzione alla prima protezione (un fix con anello) che è un po’ alta e se si cade da primi, si finisce sopra il masso in sosta scivolando sotto il tetto, ma sembra molto più complesso di quanto è in realtà!
Il tiro è molto interessante e, se ben studiato, salire in libera questa placca ammanigliata leggermente strapiombante è molto soddisfacente.

Arrivati in cima, dopo quattro ore e mezza trascorse senza fretta in parete, firmiamo il libro di via e il cielo si è fatto completamente grigio. In lontananza il temporale ci avverte del suo arrivo, ma l’aria è ancora lieve e un po’ calda: la temperatura è ottima.

Il sentiero in discesa per il ritorno è ben segnato e dura all’incirca una mezzoretta.
Tornati alla macchina, parcheggiata alla pizzeria Lanterna, qualche goccia di pioggia si fa sentire sul tetto dell’auto e sull’attrezzatura appoggiata in disordine sulla ghiaia.

Ci soffermiamo a osservare la via sulla parete: sembra strano essere stati proprio lassù poco tempo prima, eppure anche questo è possibile in una vita che ti mette davanti tante scelte da compiere, tentazioni e sfide. Qualcuno cede, altri si ribellano al destino, altri ancora polemizzano con le regole, e allora andiamo, vita, siamo pronti per quel che ci riserverai! Nonostante tutto o proprio per questo.


Di’ la tua!