Son ben due fine settimana che per una ambita fortuna il meteo ci concede un po’ di sole, o almeno l’assenza di pioggia, per andare ad arrampicare all’aperto. Siamo a ottobre ed è il periodo ideale per scalare vie nel veronese, in Valsugana oppure nella patria dell’arrampicata: Arco.
Abbiamo scelto la terza opzione, sicuri che qualcosa si trova se le pareti dovessero essere rigate dalle colature, risultato di giorni di pioggia che è scesa copiosa sulle nostre teste e su quello che c’è dentro: una materia grigia intrisa di magnesite e adrenalina.
In entrambi i fine settimana abbiamo scelto le comode pareti di San Paolo: nel primo le placche compatte si presentavano ben asciutte e quindi siamo andati decisi verso Athene, la via chiodata dal basso da Grill, Kluckner e Heiss nel 2006. È un itinerario che asciuga presto, un percorso fatto di traversi e bellissime placche, dove arrampicare è spesso un gioco di equilibrio, precisione millimetrica dei movimenti e quella dose di atletica che non deve mancare mai. Ci è piaciuta moltissimo: la roccia è ottima, i gradi arrivano a un massimo di 6b, la chiodatura a fix, chiodi e cordini su clessidre è ravvicinata nei passi più difficili e, se si vuole passare in libera, il sesto grado è obbligatorio.
Le lunghezze sono 9 ed è proprio un peccato che questa parete non sia più alta, perché riserva sempre belle sorprese. Questa via è possibile salirla anche in mezza giornata, prendendosi tutto il tempo per provare i passi. L’abbiamo percorsa in tre ed è andato tutto liscio.



E poi è arrivato il secondo fine settimana, questa volta il cielo nei giorni precedenti ha riversato sul nostro territorio una quantità di pioggia ancora maggiore. Noi, fedeli all’umore del periodo, siamo tornati ad Arco, con l’intenzione di provare una via alla Rupe Secca oppure sul Colodri, ma la parete si è presentata con colature più abbondanti, proprio sugli itinerari scelti. Quindi abbiamo dirottato mani e progetti nella parete di San Paolo. E non eravamo gli unici. Quindi la nostra scelta si è ristretta a due vie: Penelope e Pantarei. Penelope partiva sul bagnato, quindi non ci è rimasta che Pantarei: “tutto scorre, speriamo non l’acqua”…
Ebbene siamo stati fortunati, la via era asciutta e davvero interessante: è un mix di placche, diedri e fessure. Il primo tiro è abbastanza delicato e alcune relazioni lo definiscono il più complesso da salire, ma il grado arriva a un massimo di 6b+, quindi saliamo in velocità, ma non troppo. La via è purtroppo corta (solo 6 lunghezze) e quindi cerchiamo di goderci appieno quel che ci offre: un’arrampicata varia, continua, divertente, su placche, diedri e fessure.




Gli apritori, Roly Galvagni e Diego Filippi (la via è del gennaio 2004), hanno cercato non la parte più facile, ma i tratti più affascinanti e non banali da salire, azzeccando soprattutto delle placche fantastiche, che al mio compagno di cordata nel tratto finale hanno ricordato il Verdon.
L’avvicinamento (5 minuti dal parcheggio lungo la strada) e il ritorno (20 minuti) rapidi ci hanno attirati a fare il bis e abbiamo scelto la via accanto, che abbiamo salito in un’ora e mezza, perché il tempo alla birra dovevamo pur riservarlo!
Anche la via Porci con le ali è stata aperta da Diego Filippi e Roland Galvagni nel gennaio 2004: abbiamo scelto l’attacco originale di 6b (6a/6a+?), nonostante la roccia non fosse delle migliori, ma sicuramente ne vale più la pena della variante di IV grado.

Breve, semplice, ma carina. Asciutta salvo alcuni brevissimi tratti che non hanno creato ostacoli e perfetta se si ha poco tempo, magari da seconda via come abbiamo fatto noi.
Il quinto tiro vale la salita, con roccia simile all’ultimo tiro di Pantarei e una placca fessurata non banale (a mio parere più difficile del primo tiro perché non di facile intuizione).
Insomma, non sarà di certo la pioggia a fermare i climber incalliti, nemmeno quelli tutt’altro che PRO: per fortuna non ci sono solo gli strapiombi più audaci a consentire l’arrampicata all’asciutto e nemmeno le placche lisce come i muri spatolati.
Ecco il bello dell’arrampicata: oggi ce n’è proprio per tutti. O forse non è proprio il bello… ma questa è un’altra storia.

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