Archai è il nome greco dei Principati, “ordine di angeli appartenente alla terza gerarchia della tradizione cristiana, che comprende sotto di loro anche la categoria degli angeli ed arcangeli. I principati sono gli angeli custodi del tempo e delle epoche storiche” (fonte: Wikipedia).
Non mi dilungo sul nome di questa via: conosciamo già la predilezione dell’apritore verso una terminologia così particolare, con origine greca. La via Archai, infatti, è stata aperta da Heinz Gril, Franz Heiß, Sigrid Königseder il 22 ottobre 2006 e ci troviamo sulle Coste dell’Anglone, parete nord.

Oggi sono in compagnia del mitico Nic, che per il suo livello mi propone una via sportiva di 7a alla Rupe Secca, ma poi si intenerisce vedendomi in difficoltà e cedendo alle mie preghiere sceglie Archai, una via dallo stile alpinistico, aperta con fix e chiodi, e che prevedere l’integrazione con protezioni veloci. Un itinerario aperto dal basso (dai, c’è più soddisfazione!), molto poco sportivo, ma molto più divertente (sono miei gusti). Si parte!
Arrivati a Dro, la parete si mostra in tutta la sua bellezza e per trovare l’attacco con lo sguardo ci orientiamo con quello che la gente del posto definisce il “leone”, quel muso felino disegnato con le ombre dei tetti a circa metà parete.


Un ottimo riferimento dato che, dal parcheggio di Dro attraversiamo il ponte e in pochi minuti giungiamo all’attacco attraverso le tracce nel boschetto.

La via si trova a sinistra della linea La piccola piramide, sopra uno zoccolo. La ricca vegetazione ci fa pensare che la via sarà interrotta da tratti di terra e piante, ma non è così (tranne un passo difficile a metà del terzo tiro dove le prese buone sono un po’ sporche di terra, ma non siamo schizzinosi).
Non ti racconto passo passo la via, non voglio assolutamente farlo perché ti rovinerei la sorpresa. Ti dico però che è davvero una linea fantastica, in tutto il suo sviluppo mai banale: ti tiene sempre sveglio, non ti puoi mai annoiare. Mette alla prova la tua resistenza fino al suo undicesimo tiro.
La via Archai si presenta con una linea che da destra verso sinistra è segnata da alcuni traversi, con cui gli apritori hanno cercato non solo una bella roccia, ma anche una sua divertente conformazione.
Tecnica la placca appoggiata del secondo tiro, divertenti le lame del quarto tiro (che sembrano non finire mai!), molto delicato il passaggio su placca del quinto tiro per arrivare a un’altra lama (potrebbe essere un 6b, ma la difficoltà sta soprattutto in alcuni appigli lucidi e nell’aleatorietà del breve tratto) e poi ancora lame e placche fino al meraviglioso diedro rosso con al centro una grande fessura: la roccia diventa qui meno porosa, le prese talvolta più svase, le canne che si intrecciano lungo il diedro sono affascinanti, la resistenza è messa ancora a dura a prova (è toccato a me, sono stata fortunata: ti consiglio di partire per secondo!) .
L’arrampicata è spesso in dülfer date le numerose lame presenti, alternata da passaggi che richiedono più forza di quanta probabilmente te ne è rimasta.
Ma tutto ne vale la pena e quindi ti consiglio davvero di salire questa via.
Complimenti agli apritori anche per il gusto estetico, oltre che per il resto.













E che altro dire: giunti alla vetta, firmiamo il libro di via e intraprendiamo il viaggio di ritorno, un lungo percorso che ci fa attraversare tutta la parete verso destra e che ci porta al sentiero delle Cavre, dove lo scalpellino Stefano Sartorelli ha scolpito i diversi gradini sulla roccia nella seconda metà del 1800. Ti consiglio di soffermarti a leggere le targhe che sono state posate lungo il tragitto: sono poche righe di pura nostalgia che però trasmettono una pace di cui tutti, ammettiamolo, abbiamo bisogno in questo mondo trafitto da una infernale confusione.

Giunti in strada ci soffermiamo ancora una volta a osservare la parete e cerchiamo la nostra linea orientandoci con il “leone”: la via che abbiamo salito attraversa il suo occhio destro e ora vediamo quel tratto con una nuova consapevolezza, riconoscendo le placche e i tetti, tra cui quello dell’occhio, che Nic ha attraversato sotto proteggendosi con un friend rosso.
Torniamo indietro e lungo la strada riprendiamo il nostro discorso sulle persone che vanno contro corrente, che sono un po’ come quelle che preferiscono le difficoltà di una salita a una fluida discesa.
Ma che ci vuoi fare? Gli arrampicatori sono così: non serve capirli, né tantomeno farsene una ragione. Lasciali liberi!
E speriamo che gli Archai siano sempre con noi!


Di’ la tua!