Castelvecchio (Valdagno)
Falesia ideale anche nei periodi estivi, questa palestra di roccia ha un avvicinamento di circa 5 minuti in discesa. i tiri vanno dal terzo grado al settimo. In estate portati l’antizanzara!
Avvicinamento: 5-10 minuti.
Meglio non andare se appena piovuto.
Esposizione: Nord-ovest.
È stata richiodata e sistemata nel 2026.
La lunghezza dei tiri varia dai 15 ai 30 metri con arrampicata varia. I tiri in prevalenza sono su placca.
Un po’ di storia…
“Sono passati ormai tanti anni da quando si saliva da casa a piedi ad arrampicare in falesia a Castelvecchio e poi si tornava per i boschi quando oramai era buio, quando ancora l’età era giovane e i mezzi di trasporto erano nelle gambe.
Allora le possibilità erano poche, ma la passione era tanta.
Anche l’attrezzatura scarseggiava e allora si saliva senza corde e senza protezioni…
Il mio primo approccio alla roccia lo devo a Steo quando un giorno approfittando di una giornata di scuola bruciata ci siamo avventurati per boschi e ci siamo lanciati su un vecchio sasso inventando movimenti e passaggi incredibili.
Da allora Castelvecchio divenne un punto di riferimento, tutti i pomeriggi una scappata si riusciva sempre a farla e fino a sera salivo e scendevo decine di volte le stesse vie armato solo di un vecchio paio di scarpette della Asolo e un enorme sacchetto di magnesio, guardando magari altri climbers che armati di tutto l’equipaggiamento si destreggiavano sui tiri più impegnativi, oppure ammirando quei pochi chiodi infissi dal mitico Franco Perlotto che veniva in palestra ad allenarsi per poi lanciarsi sui suoi viaggi verticali.
Un giorno qualcuno, che ringrazio molto anche se non ricordo oramai più chi fos-se, mi vide salire senza corda e mi chiese di fare con lui la via Paola, che era allora una delle classiche della falesia.
Decisi che era il momento di fare il grande passo, acquistando la corda e alcuni rinvii per salire, sempre con le mitiche Asolo, le linee allora esistenti fino al 7b.
A quel tempo c’era soltanto un sentierino che dava accesso alle vie e nelle mezze stagioni il bosco si riempiva di rumori e colori
Molte volte ci trovavamo di fronte ai veri abitanti della falesia: un simpatico ghiro che sapeva ben difendere la sua tana posta proprio su una delle vie più frequentate, oppure un allocco che per molto tempo nidificò sulle pareti rocciose di Castelvecchio, riuscendo sempre a crescere i due o tre piccoli nonostante il via vai di arrampicatori.
Erano i primi anni ’90 e si parlava molto delle imprese di arrampicata libera dei più grandi fuoriclasse. Fu allora che decidemmo di aprire nuove vie e in pochi anni nacquero quelle che ancora oggi sono tra le più belle linee di tutta la falesia.
Sempre allora sperimentammo il perforatore a mano e molte furono le giornate trascorse appesi a chiodare, anche sotto un temporale o con un freddo cane, ma sempre con una passione che non ci stancava mai.
Non mancarono episodi spiacevoli, come il giorno in cui il mio compagno di cordata di allora, salendo da primo la via Free Fall e cadendo, si procurò una frattura esposta alla gamba. Ricordo che lo calai e lo trasportai a peso salendo il sentiero che non era ancora stato ricostruito ed era particolarmente ripido e scivoloso, diverse volte rischiammo di rotolare in fondo, ma alla fine riuscii ad arrivare all’ospedale. Dopo quella brutta esperienza decise purtroppo che non era uno sport adatto a lui e depose le armi.
Il periodo migliore per arrampicare è la primavera e l’autunno, ma soprattutto i pomeriggi d’estate. Infatti, grazie all’esposizione a Nord Ovest la falesia di Castelvecchio permette, nonostante la calura, di arrampicare anche nei pomeriggi estivi.
Ancora oggi dopo circa venticinque anni quando ritorno ad arrampicare a Castelvecchio nei mesi di settembre e ottobre i ricordi ritornano ai bei tempi e alle serate spensierate quando restavamo fino a che c’era un barlume di luce.
Ogni anno la falesia viene pulita da noi volontari cercando di rubare al bosco sempre qualche metro nuovo per poter trovare nuove linee di salita.
Forse un giorno il giardino di Castelvecchio sarà sommerso dal bosco o forse qualcuno porterà avanti il lavoro da noi iniziato, vivendo le emozioni che abbiamo vissuto e che continuiamo a vivere.”
Mirto Visonà – dalla guida Alto Vicentino di Leonardi, Savio, Simionato

