vie Dolomiti

La montagna insegna a vivere: questa frase l’ho udita spesso, ma non è vera. C’è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo! La montagna al massimo regala emozioni a chi è sensibile ed educato.
(Gino Soldà)

Via Schubert****

Piz Ciavazes (2828 metri)

Aperta da Pit Schubert e Karl Heinz Matthies il 26 maggio del 1967 fino alla cengia dei camosci, questa via alpinistica è oggi protetta con soste attrezzate con fittoni resinati e anelli di calata. La chiodatura è buona, ma mai abbondante. Le difficoltà arrivano al VI (il primo tiro mette già alla prova), ma nonostante le difficoltà contenute, dobbiamo sempre fare attenzione alla distanza delle protezioni, a passi talvolta delicati e sprotetti, a possibili cadute con conseguenze significative. Lo so, non l’ho mai detto per le altre vie, ma questo vale per tutti gli itinerari alpinistici, quindi è bene ricordarlo di tanto in tanto.
Ah, dimenticavo: la via è molto bella, di soddisfazione, prevalentemente in placca. Consigliata fuori stagione perché la parete è completamente al sole.
La roccia è un po’ unta dalle tante ripetizioni, ma a mio parere infastidisce solo sul primo tiro in fessura.

DIFFICOLTÀ
Fino al V+ con passi di VI e VI-.

SVILUPPO
Circa 220 metri su 7 lunghezze (noi abbiamo sostato a metà del 2° tiro perché è presente una sosta, quindi i tiri sono diventati 8).

ESPOSIZIONE
Sud, completamente al sole.

Materiale: 10/12 rinvii, fettucce e cordini, (una serie di friend fino al 2). Soste buonissime con fittoni resinati.

Avvicinamento: 15 minuti dalla strada.

Ritorno: un’ora per sentiero lungo la cengia dei camosci e in discesa verso l’auto (noi abbiamo fatto due calate su due punti, ma solo questa volta, le altre volte siamo scesi arrampicando per facili rocce).


Via Soldà***

Pala delle Masenade (2400 metri)

Questa via è stata aperta da Gino Soldà e Hans Kraus il 20 agosto del 1959. In piena parete, affrontando placche e brevi strapiombi, questo itinerario è diventato un altro classico, ma assolutamente non banale: è necessario padroneggiare il VI grado per affrontarlo.
Non è di facilissima lettura, dato che i nostri alpinisti, tra bravura e artificiale, hanno superato tratti molto duri per l’epoca. È facile perdersi anche per i diversi chiodi e cordini fuori via, ma non esageriamo, la strada si trova… se non si sbaglia rotta ;)

DIFFICOLTÀ
Fino al VI, in prevalenza V. I VI- sono azzerabili.

SVILUPPO
Circa 350 metri su 10 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Sud, completamente al sole.

Materiale: 10 rinvii, fettucce e cordini, (una serie di friend fino al 3). Alcune soste sono da attrezzare. Le altre sono a chiodi abbastanza buone.

Avvicinamento: 30-40 minuti fino al Carestiato. 30 minuti dal rifugio all’attacco.

Ritorno: un’ora e 15 in ferrata (dall’uscita prendere il sentiero verso destra viso a monte). Un’ora e mezza per sentiero (dall’uscita prendere il sentiero verso sinistra viso a monte).


Via Messner****

Seconda Torre del Sella (2598 metri)

Questa via è stata aperta da Reinhold e Günther Messner nell’agosto del 1968. Corre lungo la parete nord della Seconda Torre ed è caratterizzata in prevalenza da placche verticali.
Ma verticali sul serio: una parete che salendola ti fa nascere diverse domande: ad esempio ‘come hanno fatto i primi salitori ad aprire questa via con pochissime protezioni e gli scarponi rigidi?’.
Sono placche lavorate con buchi che sembrano scavati, formate da una roccia compatta di calcare grigio.
Considerarla un capolavoro di logica (un altro tra i tanti, è doveroso sottolinearlo) e di arrampicata diventa spontaneo.
Non mi dilungo sugli autori: basta leggere il nome.
Ah, dimenticavo, fantastica! E non ci si perde: basta fare la solita attenzione. Roccia splendida.

DIFFICOLTÀ
IV-, V e IV. Le difficoltà è vero, non sono alte, ma i chiodi e le clessidre lungo i 250 metri di sviluppo sono circa una ventina e le possibilità di proteggersi con i friend sono davvero poche (noi ne abbiamo utilizzati quattro. Non semplice nella prima parte la lettura della via date le protezioni.
Due suggerimenti: ricordati di salire lungo la fessura di sinistra nel primo tiro; nel secondo tiro traversa a destra fino alla nicchia con una clessidra (con cordini per calata) e da lì obliqua leggermente a sinistra in alto fino ad arrivare alla sosta nella nicchia gialla a destra, più in basso dell’altra a sinistra.

SVILUPPO
circa 250 metri su 8 lunghezze. Consiglio con un altro tiro di corda di pochi metri di arrivare in vetta.

ESPOSIZIONE
Nord, completamente all’ombra.

Materiale: 10 rinvii, fettucce e cordini, (una serie di friend fino al 2. Le ultime due soste sono da attrezzare. Le altre sono a chiodi abbastanza buone.

Avvicinamento: 30 minuti dall’Hotel Flora.

Ritorno: circa 1 ora disarrampicando per la via Normale e poi lungo il sentiero. La discesa è ben segnata e soprattutto quando si scende dalla normale con brevi tratti di arrampicata all’indietro, si capisce che le fatiche non sono ancora finite.


Via Decima***

Scalet delle Masenade – Moiazza (2200 metri)

Aperta da Luigi Decima, Fausto Todesco, Pier Costante Brustolon e Sonia Della Santa l’8 ottobre del 1976, questa via è diventata un’altra classica delle Dolomiti. Non la definirei la più bella salita, ma è un itinerario che ha il suo fascino, soprattutto nell’ultima parte, dove tratti di roccia chiarissima e levigata dall’acqua creano uno spettacolare contrasto con la colata nera da seguire. I gradi sono bassi, ma l’aspetto psicologico non è da sottovalutare, per l’esposizione di alcuni tratti e per le pochissime protezioni presenti. Noi siamo usciti dritti, senza spostarci a destra dove è più semplice, ma non è molto più difficile. Anche nel quarto tiro noi siamo salito dritti e le difficoltà non cambiano.

DIFFICOLTÀ
IV e V. Pochissime protezioni. Ben proteggibile. Attenzione alla roccia nella prima metà della via: è bella, ma meglio accertarsi che prese e appoggi tengano, soprattutto le scaglie.

SVILUPPO
circa 380 metri su 9-10 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Sud (la via è percorribile anche nelle mezze stagioni con il sole).

Materiale: 15 rinvii, fettucce, (friend medio-grandi consigliati). Le protezioni sono pochissime: qualche chiodo e qualche cordone alle clessidre. Metà soste sono da attrezzare, parte alta.

Avvicinamento: 40 minuti da Malga Framont (consigliabile la partenza da questa malga e non dal Carestiato, in quanto anche il ritorno è più breve).

Ritorno: circa 1 ora e trenta. Dalla cengia dove si esce si prosegue a sinistra, viso a monte, per poi percorrere il sentiero in discesa che si congiunge all’Alta via 1, da percorrere verso destra (viso alla malga).


Via The wall****

Torre grande di Falzarego (2550 metri)

Aperta da Mario Dibona e compagnia nel 2008, consiglio vivamente di salire questa via. L’arrampicata è per la maggior parte della linea sostenuta, tecnica, a tratti parecchio impegnativa. La roccia è sempre ottima, ma attenzione all’ultimo tiro con qualcosa di instabile e bagnato se recentemente a parecchio piovuto, ma comunque non impossibile da salire date le protezioni abbastanza ravvicinate. Il 6c obbligatorio è corretto.

DIFFICOLTÀ
7a+ l’ultimo tiro. gli altri tiri vanno dal 5c al 6c. Obbligatorio 6c. S2/II.

SVILUPPO
circa 300 metri su 11 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Ovest (il sole arriva verso mezzogiorno).

Materiale: 15 rinvii, fettucce, (friend medio-piccoli consigliati ma noi non ne abbiamo utilizzati).

Avvicinamento: 30 minuti dal ristorante Strobel (seguire l’evidente sentiero che porta alle due Torri del Falzarego).

Ritorno: circa 1 ora. Dalla cima si segue il sentierino dalla parte opposta alla salita che porta a un canale (noi abbiamo fatto due brevi calate già attrezzate, ma è possibile anche arrampicare facendo molta attenzione) e poi seguire il sentiero in discesa senza difficoltà.


Via Vinatzer-Peristi****

Terza Torre di Sella (2696 metri)

Questa via classica si presenta in tutta la sua bellezza e logicità: è poco protetta, ma la roccia è ottima in quasi tutta la via ed è proteggibile con friend.
L’itinerario vede placca appoggiata, qualche brevissimo strapiombo da superare con comode prese, diedri e sottili fessure di cui è bellissima quella del tiro chiave sopra la cengia mediana.

DIFFICOLTÀ
Massimo VI e ben protetto (direi V+). Lungo la via ci sono pochissime protezioni a chiodi, da integrare con friend.

SVILUPPO
circa 400 metri su 13 lunghezze (io ho unito la 5 e la 6 passando per il camino del tiro 6 che consiglio).

ESPOSIZIONE
Ovest (il sole arriva verso mezzogiorno).

Materiale: una decina di rinvii, friend fino al 3 massimo, cordini per allungare le protezioni, uno lungo per attrezzare due soste.
Le soste sono tutte attrezzate con chiodi a parte due. Nella via ci sono tre clessidre con cordoni e meno di 40 chiodi (compresi quelli delle soste). I passi più complessi sono protetti.

Avvicinamento: 30 minuti dall’Hotel Maria Flora al Passo Sella.

Ritorno: circa 2 ore. Noi abbiamo fatto tutte le calate. Consiglio di farle da 25 metri per evitare che si incastrino le corde lungo il canale. Qualche tratto esposto in discesa. Le calate sono facili da individuare e dalla cima gli ometti conducono alla prima.


Via Micheluzzi****

Gruppo di Sella -Sottogruppo delle Mésules – Piz Ciavazes

È una via storica nella parete, tra le prime, se non la prima, aperta nel settore centrale della parete sud del Piz Ciavazes, una montagna non così selvaggia (dato l’esiguo avvicinamento dalla strada sotto la parete), ma pur sempre scenografica, dato anche il panorama indimenticabile (come in tutte le nostre Dolomiti, del resto!).
È stata aperta dalla guida fassana Luigi Micheluzzi (“Gigio de la Simonina”) e Ettore Castiglioni il 26 settembre del 1935.
Cesare Maestri l’ha salita in solitaria (la prima è sua) nel giugno del 1956 in sole 8 ore.
[Grazie a Sassbaloss per tutte le informazioni]

DIFFICOLTÀ
Dal III al VI. Il traverso non è assolutamente difficile: ben protetto, ammanigliato… Sono piuttosto da non sottovalutare altri passaggi nei tratti verticali, magari sprotetti.

SVILUPPO
circa 400 metri su 12 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Sud.

Materiale: una decina di rinvii, friend fino al 3 massimo, cordini per allungare le protezioni.
Le soste sono tutte attrezzate con fittoni resinati o spit. Nella via ci sono clessidre e chiodi. I passi più complessi sono protetti. Lungo la via ci sono vecchi chiodi e clessidre con cordoni, molto pochi nei tratti di III, IV e a volte nei V.

Avvicinamento: 20 minuti.

Ritorno: circa un’ora per la cengia dei camosci e giù lungo il sentiero. È possibile calarsi con 3 doppie poco prima della fine della cengia e risparmiare un po’ di discesa su ghiaione.


Via Alverà-Pompanin****

Primo Spigolo Tofana di Rozes

La via è stata aperta da Ugo Pompanin e Albino Alverà il 4 agosto 1946.

Arrampicata su diedro, qualche breve e lieve strapiombo, spigolo
Roccia molto buona salvo qualche breve tratto a cui prestare attenzione.

DIFFICOLTÀ
Dal III al V+.

SVILUPPO
circa 400 metri su 15 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Sud.

Materiale: La via è protetta nei tratti più impegnativi, molto poco negli altri, ma ben proteggibile. Portare una decina di rinvii, cordini e friend fino al 2. Le soste sono quasi tutte a spit. Per le due da attrezzare, meglio una fettuccia lunga.

Avvicinamento: circa 40-45 minuti dal Rifugio Dibona su falso piano.

Ritorno: circa un’ora e mezza. Attenzione alla prima parte, prima della cengia esposta (con fittoni) alle lingue di neve da attraversare.

P.S. La relazione del sito Sassbaloss è qui il link.


Via Dibona****

Torre Grande di Falzarego

La via è stata aperta da Angelo Dibona, Ignazio Dibona e G. De Stefani il 3 settembre 1934.

Arrampicata su diedro e placca in prevalenza. La roccia è stupenda, la linea anche, pressoché dritta tranne che per un brevissimo traverso, alquanto entusiasmante. È una via classica, quindi molto ripetuta. nonostante questo la roccia non è mai lucida.

DIFFICOLTÀ
V+/V, A0 (la via è a chiodi e clessidre, è ben protetta anche se alcuni tratti non lo sono, ma l’ottima qualità della roccia e la facilità dei passi rendono tutto più semplice). Il tiro chiave è protetto nel passo, ma nel tratto sopra, non ci sono protezioni prima del chiodo finale: io mi sono assicurata con cordino su spuntone. Per la sosta di questo tiro, il nono, è possibile sedersi sul masso staccato: questa è l’originale (hanno aggiunto due spit), se si è in più cordate e non ci si sta, due metri sopra c’è un anello di calata su un piccolissimo terrazzino, ma comodo.

SVILUPPO
circa 390 metri su 10 lunghezze (l’undicesima è fino alla cima ma si può tranquillamente percorrere slegati).

ESPOSIZIONE
Sud-est.

Materiale: cordini e friend per integrare (noi non ne abbiamo utilizzati, ma è possibile farlo). Chiodi e martello inutili. 10 rinvii sono sufficienti. le soste sono attrezzate con spit o anelli cementati.

Avvicinamento: circa 25 minuti dal parcheggio del rifugio Col Gallina su sentiero in falso piano fino all’ospedale militare, da dove parte una traccia su ghiaione che porta direttamente all’attacco in cinque minuti.

Ritorno: circa un’ora (noi abbiamo scelto di fare due calate per scendere lungo il canalino detritico che dalla cima porta al sentiero di discesa).

P.S. La relazione del sito Sassbaloss è qui il link.


Via Massarotto***

Dente del Rifugio – Gruppo Pale di San Martino

La via è stata aperta da Lorenzo Massarotto e Leopoldo Roman il 3 luglio 1983. In origine la via presentava solo 3 chiodi.

Arrampicata su placca lavorata, facile ma non banale, talvolta atletica e non semplice da leggere date le pochissime protezioni e una parete dalle tante opportunità. Difficile proteggersi per lunghi tratti.

DIFFICOLTÀ
V, V+

SVILUPPO
circa 235 metri su 6 lunghezze

ESPOSIZIONE
Ovest, all’ombra la mattina (la via si può salire in mezza giornata, compresi avvicinamento e ritorno.

Materiale: cordini e friend per integrare. Chiodi e martello potrebbero servire per rinforzare la seconda sosta, ma non semplice trovare posto per un chiodo.

Avvicinamento: circa un’ora (su falso piano fino al Rifugio Treviso, in salita fino all’attacco).
Ritorno:
un’ora e trenta circa comprese le tre calate da 20 metri.

P.S. La relazione del sito Sassbaloss è qui il link.


Spigolo Giallo****

Anticima della Cima Piccola di Lavaredo

La via è stata aperta da Emilio Comici con Mary Varale e Renato Zanutti il 7 e l’8 settembre 1933. È tra le vie più famose delle Alpi.

È una bellissima linea, da vedere e da scalare.
Oltre alla sua valenza storica, data soprattutto dal suo apritore Emilio Comici, questa via è davvero spettacolare: presenta tratti molto esposti, ma prese e appoggi sono sempre lì a supportarti nella scalata.
È vero, la roccia non è sempre ottima, ma la via è ormai ripulita dalle numerosissime ripetizioni. Sempre meglio “testare la roccia” se non si è convinti di qualche appoggio o presa, ma è una via classica, di modeste difficoltà, con soste attrezzate a chiodi, sicure, e nuove soste con anelli per le calate (poste ogni 25 metri, così da poter scegliere se fare calate da 25 o da 50 metri).
E il panorama è come sempre spettacolare. La consiglio vivamente.

DIFFICOLTÀ
VI+/VI-, A0
Molti tratti sono esposti e l’arrampicata aerea. Diversi tratti sono sprotetti: alcuni sono integrabili con friend, altri no.

SVILUPPO
circa 360 metri su 14 lunghezze

ESPOSIZIONE
Sud-ovest i primi 2 tiri, gli altri a sud-est.

Materiale: Portare friends (da 0.3 a 2 Camalot) e cordini per integrare. A noi non è servito il martello.

Avvicinamento: circa mezzora dal rifugio Auronzo (metà su piano e metà in salita).
Ritorno:
due ore circa comprese le calate.

P.S. La relazione del sito Sassbaloss è perfetta anche per il ritorno con calate, qui il link.


Spigolo Nord Agner (via Gilberti-Soravito)****

Monte Agner – Pale di San Martino

Il 29 agosto del 1932 Celso Gilberti e Oscar Soravito salirono lo Spigolo nord, 1600 metri di dislivello, la via più lunga delle Dolomiti.

DIFFICOLTÀ
Gradi fino al VI- del tiro chiave. Non sottovalutare i terzi e i quarti gradi. Anzi, non sottovalutare nulla di questa via! Le difficoltà non sono assolutamente estreme ma ricordiamoci che le protezioni sono davvero poche e in prevalenza naturali.

SVILUPPO: +450 metri circa per l’attacco. 
+1606 metri dall’attacco alla vetta. 
(1620 metri lo sviluppo + 150 metri di roccette per la terrazza).

ESPOSIZIONE
Al sole. Alcuni tratti sono all’ombra, ma se scalato in estate fa caldo!

Materiale: Almeno una decina di rinvii soprattutto lunghi, cordini (almeno due lunghi per soste con chiodi lontani tra loro), due chiodi e un martello meglio, friend di diverse misure (anche almeno uno micro).

In due giorni con bivacco in cengia noi abbiamo portato minimo 4 litri di acqua (con sali minerali), sacco letto (utile anche per asciugare la condensa dentro il termico) e sacco termico, piumino, giacca a vento, cibo. Lo zaino pesa, ma poi si alleggerisce!

Avvicinamento: un’ora e trenta circa dalla macchina lasciata a Taibon Agordino (entrati nella Valle di San Lucano si segue per Col di Pra ma si parcheggia circa 2 Km – sulla sinistra si vedono le indicazioni per il bivacco Cozzolino).
Ritorno: 15 minuti per il bivacco Biasin dalla terrazza – ore circa per la via normale (traversando con attenzione il canalone si velocizza) fino al Rifugio Scarpa – un’ora dal rifugio a Frassenè.

P.S. Meglio lasciare una macchina a Frassenè e l’altra a Taibon. Altrimenti per il ritorno da Frassenè si fa autostop o a piedi parecchi chilometri lungo la strada.


via Soldà***

Torre di Babele – Gruppo del Civetta

Aperta da Gino ed Italo Soldà nel 1937, la via è una classica del Gruppo del Civetta. La roccia grigia è ottima. È chiodata alle soste e su vari passaggi, ma richiede protezioni veloci per integrare nella maggior parte dei tratti.

DIFFICOLTÀ
In prevalenza IV grado, fino al VI-.

SVILUPPO: 410 metri in 13 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Al sole.

Materiale: una decina di rinvii lunghi sono sufficienti. Serie di friend (dal verde al blu camalot).

Avvicinamento: 40/45 minuti dal Rifugio Vazzoler.
Ritorno: 3/4 calate calate in doppia – 1 ora e 30 minuti fino allo sbocco del canalone, altri 30 minuti al rifugio.


via Re Artù**

Punta Lastoi De Formin (2657 metri)

La via è stata aperta nel M. Dibona nel 2009.

La roccia è bellissima e solida. I tiri sono ben protetti (le protezioni un po’ distanti sono solo nei tiri facili). È una via trafficata perché molto ripetuta, quindi consiglio di arrivare la mattina molto presto. La parete è al sole, quindi… sai cosa devi fare!
La via è molto bella, in prevalenza su placche e con un entusiasmante diedro (peccato sia breve). Però ammetto che sono rimasta più affascinata dal panorama, soprattutto in cima, che dalla via in sé. Ma la consiglio, in particolare se si ha poco tempo o il meteo è incerto.

ESPOSIZIONE
Sud – al sole dalle 9 in estate.

Sviluppo: circa 300 metri (10 lunghezze)
Difficoltà: 6c non difficile (6a obb)/S2/lI
Materiale: 10 rinvii, fettucce, 2 friend medi

Avvicinamento: 50 minuti dal parcheggio a circa 200 metri prima del Passo Giau (versante Cortina) in un evidente spiazzo sulla sinistra della strada. Seguire poi il sentiero 436 che porta alla Forcella Giau. Da qui portarsi alla base della parete: una
scritta sulla parete ed uno spit situato a pochi metri d’altezza permettono di individuare facilmente l’attacco della via.

Ritorno: ci sono due possibilità:
– sequire le tracce di sentiero in direzione nord-est per pochi minuti fino ad un’ evidente spaccatura sulla destra. All’ imbocco del canale è ben visibile il primo dei tre ancoraggi che permettono
con altrettante calate in doppia ed una breve camminata di ritornare all’attacco della via. Per le doppie e sufficiente una corda da 60 metri;
– seguire verso nord-est degli ometti che indicano il comodo e panoramico sentiero in discesa e falso-piano che porta alla forcella del ritorno (si allunga il ritorno di un’ora ma se si ha tempo, lo consiglio perché il panorama e lo stesso sentiero valgono la pena).


via Settimina**

Pala delle Masenade – Gruppo del Moiazza

La via è stata aperta aperta nel 2005 da De Francesch e Mazzucco Arduino e si trova tra gli itinerari Totip e Tempi Moderni.

La roccia è ottima. L’arrampicata è su placca e strapiombi, nelle parti più facili è necessario proteggersi ma la progressione è davvero divertente. Attenzione ad alcune partenze dalle soste (soprattutto l’attacco e la sesta con passo di 6b perché gli spit sono piuttosto alti.

DIFFICOLTÀ
Il passo chiave è di 6c/6c+. Alcuni passi di 6b. Obbligatorio il 6b. I tiri di IV, V e VI sono per lunghi tratti da proteggere.

SVILUPPO: 250 metri in 7 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Sud – al sole dalle 10 in estate.

Materiale: Le soste sono attrezzate con spit e golfaro per eventuali calate, tranne la prima sosta con cordone e nut incastrato. Molto utili alcuni friend di misure medie e piccole. Rinvii almeno 10 e cordini per allungare.

Avvicinamento: 40/45 minuti dalla Malga Framont o 20/30 minuti dal Rifugio Carestiato (che però va raggiunto a piedi in meno di un’ora dalla macchina).
Ritorno: circa 1 ora e 45 in discesa
(attenzione al primo tratto esposto, la traccia e il sentiero sono ben visibili) fino alla Malga.


via Inverno***

Piz Ciavazes

La via è stata aperta aperta nel 2018 da Heinz Grill, Barbara Holzer, Martin e Christine Heiss.

“La via corre vicino la Piccola Micheluzzi e usa per l’uscità gli ultimi due tiri della stessa. È addata per l’inverno e asciugga presto dopo la pioggia”.

DIFFICOLTÀ
max VII (o VI e A0).

SVILUPPO: 350 metri in 10 lunghezze.

ESPOSIZIONE
Sud – al sole (percorribile tutto l’anno, anche in inverno se c’è un bel sole).

Materiale: Le protezioni sono chiodi e cordoni su clessidre. Le soste sono attrezzate con anello. La via è ben chiodata. Meglio portare friend medi e piccoli per alcuni tratti sprotetti.

Avvicinamento: 5 minuti in salita dal parcheggio sulla strada per il Passo Sella. L’attacco è sul lato destro del Ciavazes, poco a destra della classica via Schubert.
Ritorno: circa 1 ora e 15 in piano su tutta la cengia e poi in discesa
(attenzione al primo tratto esposto, la traccia e il sentiero sono ben visibili).