Arrampicarsi su Jolly Roger

Ora capisco perché si dice “arrampicarsi sugli specchi” quando si tenta ogni possibile stratagemma discorsivo per costruire una giustificazione realistica e accaparrarsi un perdono. È durissima e quasi mai la fai franca.

Ecco, la prima volta su una via di porfido è così: ti tremano le gambe perché sai che stai per affrontare l’impresa, inizi e ti sembra di avere la vittoria in pugno, dopo qualche metro la disillusione si impadronisce di te e… azzeri.

Ma al contrario di arrampicarsi sugli specchi, qui, in questo scenario da favola, anche la battaglia su porfido diventa un’avventura spettacolare.

Tognazza

Siamo sulla Jolly Roger, una via aperta da Andrea Tonin e Alessandro Zen nell’estate del 2013 in Passo Rolle – Tognazza, 2209 metri, all’estrema parte orientale del Gruppo del Lagorai. È la mia prima arrampicata a questa altezza e finalmente corono il mio sogno: dopo la via, uscire ed essere circondata da alcune tra le cime più belle al mondo. Potrai pensare che esagero, ma lasciami la soddisfazione, dai!

Partiamo sul tiro di 5b e già prevedo la mia fatica sugli altri gradi più difficili, ma il porfido, che mi accarezza i polpastrelli come carta vetrata, e la conformazione rocciosa della parete mi fa divertire dal primo metro. Questa placca con fessure orizzontali mi fa ondeggiare da destra a sinistra e la salita diventa una danza.

1° tiro

Parto per il secondo tiro e ci metto un po’ a capire che dove cerco una fessura, la roccia forma una rientranza liscia e impossibile da tenere, quindi, dopo qualche minuto di ragionamento ed esplorazione, mi accorgo che a destra delle tacche mi porteranno fuori da questo primo breve tratto a blocchi. Salgo su una piccola cengia e guardo in alto l’immenso muro di granito che si erge di fronte a me, bambina in castigo che gira le spalle alla classe.

partenza 2° tiro

Il passo di 6c mi vede prendere l’unica presa che in questo momento mi appare la più sicura: il rinvio. La lastra di porfido presenta una fessura verticale che però mi porta a un movimento innaturale che il mio livello oggi non mi permette di fare. Non ci penso troppo: tiro e salgo. Il muro arde davanti al sole, brilla con la sua luce e pare mi chieda “cosa credi di fare?”. Arrampico. E che Dio me la mandi buona.

2° tiro con passo 6c

La via è sportiva e ben protetta, non posso certo lamentarmi. Eppure, nonostante un volo non mi arrecherebbe molti danni, la mente frena l’incoscienza e mi protegge da mosse avventate.

Il terzo tiro è un breve traverso e tocca a me il quarto di 5b, su cui mi diverto con un bel diedro e un’arrampicata più semplice, che mi permette di fare la mia prima libera su granito e di tirare qualche sospiro di sollievo. Anche perché l’altezza un po’ si fa sentire. Non sono nelle Piccole Dolomiti, anche se l’abitudine di sentire se la roccia tiene non mi abbandona neppure qui.

4° tiro di 5b

Il quinto, il sesto e il settimo tiro sono su una lunga e maestosa placca, e l’arrampicata è su fessura. Anche questa è la mia prima volta: salire in questo modo per così tanti metri non mi è mai successo. Qualche ciuffo d’erba crea un po’ di instabilità perché si rischia di scivolare. Io non ho arrampicato in libera. Ma… chissenefrega!
Dura? Sì. Divertita? Al 100%!

L’ottavo tiro di 6a+, un traverso con strapiombino iniziale, non è per niente banale.

8° tiro di 6a+

Nell’ultimo si arrampica in bilico sullo spigolo e in minima parte su diedro.

Non è ancora dolomia, ma è un’ottima partenza se avrò la possibilità di arrampicare in Dolomiti. Certo è che al di fuori del mio habitat pensavo di sentirmi persa e invece ho provato due sensazioni: le Piccole Dolomiti sono parte del mio cuore e del mio piccolo bagaglio di esperienze, perché le ho sentite anche qui, su una roccia completamente diversa, tra le mie mani.
L’altra è un’emozione surreale che cresce durante la fatica ed esplode quando su una pietra, all’uscita della via, mi siedo e da creatura piccola quale sono posso guardare negli occhi i giganti.

uscita


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3 responses to “Arrampicarsi su Jolly Roger”

  1. […] Già da lontano lo scorgi in quella parete che ci ha ospitato la scorsa settimana per salire la bella via Jolly Roger. […]

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  2. Bel racconto! Complimenti! Letto e piaciuto pure quello del Gran Diedro.
    Una piccolissima precisazione: non è granito ma bensì è porfido quarzifero quello della Tognazza, stessa “origine” ma molto diversi.

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  3. Grazie mille e correggo!

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