L’Alchimista del Monte Cengio

Loro sono una cordata già protagonista di diverse vie, al lavoro sulla roccia per analizzare, esplorare, trasformare…

Tranquillo e Dorian hanno ripetuto oggi con noi la loro nuova via, una linea sulla bastionata orientale del Monte Cengio, alla sinistra della via Mai strachi. Concluso nei primi giorni di agosto, questo itinerario sale la parete in sette lunghezze, è ben protetto a fix, piastrine artigianali (rosse, di Tranquillo) e cordoni su clessidre.

Il suo nome è L’Alchimista.

Federico, nella prima ripetizione, ha confermato un passo di 6c nel tiro chiave (il quinto) e un passo di 6b nel primo. Il resto della via è di IV, V e VI, ma sono in attesa altre ripetizioni per confermare i gradi.

l’attacco della via

Per arrivare all’attacco, giunti alla fine della discesa dal Rifugio Granatiere, si prosegue verso sinistra (viso a valle) e si segue il sentiero per circa cinque minuti. Poi si risale un breve tratto tra gli alberi.

Il primo tiro sale con una verticalità costante: ci sono buoni appigli e appoggi, anche sul piccolo strapiombo di 6b, dove ci giostra con movimenti atletici e la ricerca delle buone prese.

Il secondo tiro sale su poca roccia e molta erba, ma è breve: un po’ di suspense per il terzo tiro.
Questo sale in obliquo verso sinistra con una buona lama che fa da supporto. Si prosegue poi dritti verso la sosta.

Il quarto tiro, semplice e logico, riscalda per il quinto con il passo chiave di 6c, che pretende equilibrio, forza in dita e avambracci, e una buona dose di “provaci che tiene!”. Il passo è prima del tettino, che si supera a sinistra. I buchi, dove infilare le dita, e le tacche sono ben visibili: la difficoltà sta soprattutto nell’azzeccare la giusta sequenza. Usciti da questo indovinello roccioso ci si trova su un brevissimo tratto verticale leggermente strapiombante, per cui è necessario più equilibrio che forza.

Tranquillo sul tiro chiave

Bellissimo il sesto e penultimo tiro, che segue dritto la parete: è caratterizzato da tacche ben definite e verticali, che invitano a spostarsi a destra e a manca in modo naturale.

E infine l’ultimo tiro, il settimo, segue un breve traverso a destra per poi salire verso un tetto pronunciato, che alcuni passano a sinistra e altri dritti. È un passo facile che probabilmente verrà gradato 6a, esposto e molto divertente!

Ah sì, questa sono io: felice perché finalmente, per la prima volta, ho fatto la prima ripetizione di una via!

Hei, credevi davvero fosse finita qui? Mi conosci ormai: manca la domanda agli apritori.
Tranquillo, Dorian, perché avete dato alla via questo nome?

Per primo mi risponde Dorian, l’autore del nome.

“Perché l’alchimista ci rispecchia: se ci pensi nella vita, come nell’ arrampicare, si cerca di fare il meglio che si può e per farlo ci si impegna a trasformare le difficoltà in stimoli, la paura in esperienza. Proprio come l’alchimista che trasforma in oro il metallo.
Noi spesso scappiamo dagli ostacoli e invece dobbiamo affrontare le difficoltà per superarle e trasformarci. Sono le esperienze che aiutano a migliorarci e a ad allenarci per le sfide successive.
‘Lì dove porti l’attenzione, porti la tua energia’ qualcuno diceva. È così: le complicazioni ti trasformano per fare meglio.”

“Quando scali non pensi a quel che può succedere, ma poni l’attenzione su quello che fai. Infatti arrampicando perdi la cognizione del tempo, sei concentrato solo nella salita. È lì che le difficoltà si trasformano e ti trasformano” aggiunge Tranquillo.

Riprende il discorso Dorian: “se ci pensi, il tempo è solo un’invenzione che serve come riferimento quando dialoghiamo. In montagna sembra di essere in un’altra dimensione: quando arrampichi è sempre un momento presente. Ed è lì che avviene la trasformazione. È alchimia!”

alchìmia (meno corretto alchimìa, ant. archìmia) s. f. [dal lat. mediev. (sec. 12°) alchimia, e questo dall’arabo (ṣan’aalkīmiyā’ «(arte della) pietra filosofale», che a sua volta deriva, attrav. il siriaco kīmiyā, dal gr. tardo χυμεία o χημεία]. – 1. Arte, nata nell’ambiente ellenistico dell’Egitto nel 1° sec. d. C., che si proponeva la manipolazione e trasformazione dei metalli, e in partic. la loro possibile trasmutazione in oro o in rimedî per il prolungamento della vita. Dall’alchimia, coltivata durante tutto il medioevo e l’inizio dell’età moderna, fino al sec. 17°, ha avuto gradualmente sviluppo la chimica. […]
Accostamento insolito di elementi, che porta a un risultato, a un effetto originale e raffinato: un’a. di suonicoloriluci; talora anche con riferimento a sentimenti, affinità: tra noi si creò un’improvvisa alchimia. [Fonte: vocabolario Treccani]


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