Torno a casa, lascio sul comodino all’entrata le chiavi e la posta di qualche giorno, e proseguo nel mio intento di portare a termine i vari progetti della giornata. La posta rimane su quel comodino per qualche giorno, finché, stanca di osservare lettere e giornali lì impilati ogni volta che entro dalla porta, decido di sistemarla. Tra bollette, avvisi e pubblicità c’è il giornale del CAI, La Rivista. La sfoglio velocemente e la mia attenzione si sofferma su un articolo, “ospite di montagne”, di Erri De Luca.
Le poche righe di questo articolo sono dense di concetti importanti, riassunti con parole che non servono in abbondanza per far riflettere.
Quel che leggo sono pensieri su cui chi frequenta la montagna si imbatte spesso, magari senza accorgersene.
De Luca inizia con un dato di fatto: la pandemia ha portato moltissime persone in montagna e questo è dimostrato anche dai dati sul turismo e le strutture di ricezione soprattutto nelle stagioni estive e invernali.
“Ma la bellezza del luogo non basta a proteggerlo”: questa frase di De Luca è disarmante, perché è vera. È forse un paradosso ammettere che una cosa meravigliosa può essere distrutta proprio a causa dei suoi pregi? Può darsi, ma è la realtà.
“Come non si lasciano rifiuti in chiesa, così ci si comporta anche in montagna. Ci si sente ammessi ma senza invito, in un territorio che appartiene a se stesso. I più ripidi versanti montuosi si sono scrollati di dosso la proprietà privata. […] questo non vuol dire che le montagne siano di tutti. Sono di nessuno che accampi su di loro diritti di esclusiva. Possono servire da spartiacque di nazioni, marcare suddivisioni amministrative, ma non sono e non servono da sbarramento.”
Erri De Luca
Non c’è molto da aggiungere, giusto?
Ebbene questa riflessione mi porta a un altro argomento, collegato alla montagna e al suo essere un bene prezioso da tutelare e preservare. Lo scrittore afferma che questi luoghi non sono un’esclusiva per alcuni. Chiunque infatti può vivere la montagna, ma l’esclusività, forse, è quella del buon senso. Non tutti quelli che passano per questi ambienti ce l’hanno: ecco perché la montagna sta diventando la rappresentazione di quanto il mondo, nella sua grandezza, nella sua potenza e nella sua meraviglia, sia vulnerabile di fronte all’assenza di rispetto.
Ma come si può non amare la bellezza? Com’è possibile volerla distruggere, passo dopo passo?
Torniamo a noi e scendiamo anche verso la valle: parliamo di roccia e ambiente naturale, spazi che sembrano divenire soggetto di appropriazione e privatizzazione per assicurarne tutela e futuro. È possibile acquistare (e in certi casi rendere addirittura a pagamento) un luogo da sempre libero?
E se questo posto fosse usufruibile passando per una proprietà privata?
E se uno spazio fosse così straordinariamente ricco di una natura perfetta per liberare la nostra passione, ma fossimo proprio noi gli autori di una degenerazione che cresce in modo proporzionato al numero di fruitori?
Non farò il nome del luogo (e come questo ce ne sono molti altri), ma voglio condividere con te l’opinione di un amico e arrampicatore, un altro spunto di riflessione che spero possa accenderne altri, non per polemizzare, ma per creare consapevolezza e passaparola.
“Quello che sta succedendo non mi stupisce. Non voglio entrare nel merito delle scelte personali, frutto di una problematica ben più grande che va avanti da molti anni in ogni parete su terreno privato. La questione è prevalentemente di responsabilità, perché in caso di incidente il proprietario del fondo potrebbe essere chiamato in causa per un risarcimento del danno, per non parlare di incidente fatale, con responsabilità molto più pesanti. Secondo il mio parere c’è un enorme vuoto normativo in tal senso, che dovrebbe essere colmato con una deroga alla normativa generale. Purtroppo non è possibile ‘educare’ tutti al proprio senso di responsabilità, ma intervenire su questo grosso problema deve essere una priorità di tutte quelle associazioni e categorie che ruotano intorno all’arrampicata e all’alpinismo. Se decidi di attaccarti a una corda o di camminare su un sentiero, ti assumi la responsabilità di tornare a casa rotto o addirittura di non tornare proprio, e trovare un capro espiatorio non è sicuramente la cosa più intelligente da fare. Considerato che ultimamente questa scelta sta andando parecchio di moda (privatizzare, ndr), non mi stupisce il fatto che i proprietari di un terreno vogliano chiudere o arrivare alla decisione di voler far pagare un “biglietto” per coprirsi i costi di manutenzione e assicurazione. Dato che problemi come questi sono noti da tempo, non è che qualcuno ne voglia approfittare per creare una proprietà e magari guadagnarci?”
Andrea Losi di Momenti Verticali.
Vuoti normativi, il voler cavalcare l’onda di una disciplina sportiva/stile di vita sempre più di moda, la mancanza di buon senso e altre situazioni stanno mettendo in pericolo le montagne, sia nelle proprietà private sia nelle zone pubbliche.
La natura nasce libera, la montagna è sotto solo al cielo.
Potremmo dibattere a lungo sull’argomento, ma possiamo affermare che è possibile fare di più, CAI compreso, per educarci, spiegare a chi va in montagna che viverla non significa possederla.
“Qui sono niente di più e di meno di un ospite. È la giusta formula per la specie umana sul pianeta.”
Erri De Luca
P.S. Nella speranza di poter sviluppare l’argomento e, magari, poter identificare i luoghi, scriverò a riguardo un altro articolo.
Nel frattempo, chiunque voglia condividere il proprio pensiero (anche critico verso questo articolo) può farlo qui sotto, nei commenti: saranno tutti visibili.


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