Senti nulla? Apprezza il silenzio: siamo a Biasia!

È una notte buia e tempestosa…
Ehm, no, no: è una giornata calda e soleggiata, si sta proprio da Dio.

Tuoni, lampi, il fischio del vento…
No, ribadisco che c’è il sole, la temperatura è ottimale, anzi fin troppo calda per essere il sette di aprile, il cielo è azzurro, limpido! E c’è un silenzio da favola.

“Bon, blocca, cala pure!”
Ecco, qua ci siamo finalmente.

Siamo nella falesia di Biasia, che prende il nome della contrada da cui si parte per arrivare. 

È la prima volta che vengo qui e oggi sono con Michele, Floriano e Piero, che mi fanno da guida. Arriviamo dal sentiero di avvicinamento qualche minuto più lungo dell’altro, che scende lungo un tratto attrezzato per poi proseguire pianeggiante. Anche quello che seguiamo noi è in discesa e si affaccia sulla valle e sul brenta: in mezzo agli alberi prosegue sopra la falesia per poi scendere su scalini naturali che portano ai primi tiri (insomma, guardando le pareti, da destra). Qui le mie guide mi fanno assaggiare questo nuovo piatto con il giardinetto di Ego, un 5b+ su placca appoggiata, e un altro tiro facile. 

La roccia è fantastica, nonostante la falesia abbia circa una trentina d’anni (un dato sentito dire, ma non confermato), e il silenzio abbonda, perché a quanto pare il posto è spesso poco frequentato.

Poi mi dicono “bene, proseguiamo”, e mi incammino per qualche metro fino a svoltare l’angolo: mi si apre un mondo di roccia.

L’anfiteatro, che mi accoglie e che si affaccia sulla valle, è tappezzato di striature, sfumature della roccia e tratti ancora bagnati, che lo rendono ancora più maestoso. Qui i tiri partono con strapiombi netti, che lasciano poco spazio alla riflessione e di più all’istinto e alla forza, per poi collegarsi a lunghezze ad arco con belle canne, meno spietate ma pur sempre dure per gli avambracci.

Al nostro passaggio riusciamo ad ascoltare qualche goccia che cade sulla roccia a terra, perché in questa parte della falesia siamo soli. Arriviamo al settore Le placche di Foza.

Qui troviamo Edoardo e Daniele, mattinieri e frequentatori della falesia (li saluto!). Iniziamo con un 6a, Ederina, tra i tiri storici, e poi Piero ci consiglia Metti in tivo, 6b, e Hamburger, 6b+: due lunghezze su placca che hanno richiesto un’arrampicata atletica e di equilibrio, li ho trovati bellissimi.

Proseguiamo con qualche altro tiro e poi, accaldati e stanchi dopo una dura settimana, ci riposiamo all’ombra degli strapiombi e ci godiamo il finire del pomeriggio, pronti per una meritata birra.

Ci avviamo lungo il sentiero più corto, attraversando un’altra parte della falesia, che ha oltre 100 tiri lunghi tra i 15 e i 25 metri.

In 15 minuti siamo alla macchina e mi faccio promettere di tornare: magari non mi cimenterò sui tiri fino all’8a presenti nel settore degli strapiombi, ma ce ne sono altre decine da provare.

Quella di Biasia è una falesia dove è possibile arrampicare tutto l’anno: in estate (nelle giornate non troppo calde), perché crescono le foglie sugli alberi e c’è abbastanza ombra per non soffrire il calore del sole. In inverno perché le foglie cadono e i raggi del sole arrivano a scaldare la roccia. Nelle mezze stagioni, be’, è ovvio, no?!

Ebbene.

C’era una volta il timore di non prendersi sul serio, l’esigenza di essere posati e di vivere nell’austerità di una morale imposta dalla società, dal lavoro e dalla politica. Ma tutto questo venne sconvolto da un nuovo modo di vedere la vita, da una prospettiva che preferisce il sole al buio, la durezza della roccia alla malleabilità del conformismo. Un punto di vista che ha sostituito l’imposizione con la libertà.


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