È sempre il momento giusto per una Metamorfosi, anche al Cengio!

Arrivati al libro di via, abbiamo aperto la bella cassetta di legno e letto la prima pagina. 

Fausto Carollo, Mario Schiro e Elena Girardi sono saliti per la prima volta su questa linea il 30 dicembre del 2023. Hanno seguito la loro intuizione e sono tornati, per esplorarla, decifrare il percorso più agevole, pulirlo e migliorarlo, creando una vera e propria Metamorfosi.

Non entro in merito a discussioni e correnti di pensiero su come scegliere e aprire le vie: come sempre, se riesco, io le salgo e vivo (o sopravvivo) la mia esperienza, in un percorso di comprensione quasi filosofica che, sì, mi cambia un po’. E scopro di me qualcosa che non sapevo. Capita anche a te, vero?

Ma torniamo all’inizio.

Siamo nei pilastri orientali del Monte Cengio. Siamo appena arrivati al punto dell’attacco della via Metamorfosi: la partenza è comoda dal sentiero, si trova cinquanta metri prima della Garemi, ci si attrezza comodamente seduti su una piccola panchina di pietra e via!

Divertente, semplice, nel pomeriggio quasi completamente all’ombra, questo nuovo itinerario raggiunge al massimo il V grado (o un generoso V+). 

Salirla verso sera è stato davvero piacevole, soprattutto grazie al fresco venticello che ci ha sollevati dal calore cittadino. Il panorama non ha bisogno di altre descrizioni e una via, comunque, è sempre un bel viaggio da trascorrere in compagnia.

Fausto, mi affido a te per aneddoti e un breve racconto sull’apertura della Via Metamorfosi.

Ma certo!

Ricordo che stavamo ancora lavorando sulla via Centenario e passando lungo il sentiero lo sguardo di Mario era attratto dalla linea sullo spigolo che ora sono i primi due tiri. Era tutto coperto di erba, terra e arbusti, ma quel pilastro lo affascinava. Non capivamo come continuasse e le sue potenzialità, quindi a ogni passaggio il nostro interesse aumentava. Così il 30 dicembre 2023 abbiamo deciso di percorrere la linea: abbiamo superato il pilastro, siamo arrivati su quella che oggi è la seconda sosta.

L’idea era di proseguire, ma salendo mi misi ad osservare all’interno del canale sulla destra e notai la prima parte, una bella parete di placca, che da sotto non si vedeva, e una serie di diedri, che come sai amo. Questa mia passione mi ha fatto anche disboscare il quinto tiro, che ha rivelato un bel diedro potenziale.

Insomma, mi raggiunsero Mario e Elena, e spiegai loro le mie intenzioni. Poi proseguimmo dritti, come avevamo deciso: abbiamo attraversato il bosco e siamo sbucati sul sesto tiro attuale fino all’uscita.

Successivamente ci siamo calati per esplorare i tratti sopra il canale che ho citato prima. Ci siamo convinti che quella parte aveva un potenziale e abbiamo deciso di chiodare.

Partimmo con il cantiere: abbiamo pulito parecchio.

A proposito di disgaggi, Mario è solito dire che ‘la montagna tende sempre al piano’. Questo significa che prima o poi, per una causa o per l’altra, o da sola o per opera dell’uomo, la montagna tende a spianare, in quanto degrada, crolla… 

Ah, c’è un particolare: nel quinto tiro, al terzo e quarto fix, a destra c’è un’enorme clessidra, che accompagna un fantastico panorama sull’orizzonte. È completamente esposta, ma talmente solida che ci si può anche sostare!
Per quanto riguarda il nome… be’, anche stavolta è stata madre natura a darci un segno (un po’ come la
via Signor Kapriz quando ho incontrato il caprone all’uscita): stavamo pulendo il quarto e il quinto tiro, e una farfalla si è appoggiata sulla mia spalla sinistra. Da lì, e dato tutto il lavoro di pulizia che abbiamo fatto, mi è nata l’idea di fare un parallelo con quello che è la metamorfosi di una farfalla, che inizia da un bruco, apparentemente brutto, per poi trasformarsi in una bella farfalla.

Elena, ho letto la dedica che avete scritto nel libro di via: ‘dedichiamo questa via a quelli che nel cambiamento aspirano a orizzonti più ampi’. 

Mi piacerebbe che mi rivelassi il tuo pensiero.

La lettura della frase vien da sé, ricordando l’etimologia della parola stessa composta da meta/dopo morfosis/forma, ovvero trasformazione.

Nel caso della via, abbiamo scelto questo nome perché si è svelata a noi nel corso dei ‘lavori’, sbocciando, o meglio, spiccando il volo come una farfalla, rivelandosi e risultando una bella sorpresa inattesa.

Ma c’è di più.

La ‘dedica/auspicio’ è che ognuno di noi possa trasformare i suoi sogni in realtà, indubbiamente; ma parliamo anche del cammino della vita di una persona che in divenire può variare più volte per raggiungere un obiettivo.

E non per ultimo, l’auspicio che nel cammin di nostra vita riusciamo a renderci conto che fondamentale è la persona che diventiamo mentre prendiamo le nostre decisioni.

La vita è una continua metamorfosi.

Proprio così: ogni esperienza che viviamo, ogni attimo, anche il più banale, può essere il punto di svolta, l’origine di un cambiamento. Non c’è impegno, non c’è programma, non c’è qualcosa di già stabilito e forse non c’è nemmeno il destino. Non importa se non ci credi. Il cambiamento avviene, ovunque e comunque, che tu lo voglia o no.

E allora, buona Metamorfosi anche a te!


Search

abbonati gratuitamente per ricevere gli ultimi articoli

Di’ la tua!