Siamo sul Monte Baffelan, al Passo di Campogrosso: finalmente salgo una via che attendevo da tempo, la Diretta Carlesso, una salita storica aperta da Raffaele Carlesso e Tita Casetta il 9 giugno del 1935.
“Sicuramente uno degli itinerari più conosciuti delle Piccole Dolomiti, un autentico capolavoro della cordata Carlesso-Casetta. La qualità della roccia, la notevole esposizione e la bellezza dell’arrampicata ne fanno un itinerario da non perdere […].”
Così scrive nella sua guida Guido Casarotto. E ha ragione. Non avrei mai pensato di trovare una roccia così bella e solida in questa parete (tranne alcuni brevi tratti come nell’ultimo tiro, ma ci sta, basta fare attenzione), ma soprattutto mi ha sorpreso la linea, perfetta, logica, intuitiva nonostante le scarse protezioni.
“E pensare che l’hanno percorsa con gli scarponi”, mi dice il mio compagno di cordata Ale. E ha ragione: se penso a come la punta degli scarponi poteva stare su alcuni appoggi stretti soprattutto nella placca centrale… be’, wow!
Lo so, lo so, mi dirai che ce ne sono altre più difficili percorse ugualmente con gli scarponi, che salivano spesso in artificiale, eccetera. Ma ogni volta è come se fosse la prima, è come se quella che sto percorrendo fosse l’unica al mondo. E poi c’è da dire che era uno dei miei sogni salire un itinerario aperto da un altro grande alpinista, Raffaele Carlesso, di cui ho salito (ma da seconda) la diretta al Soglio Rosso.
A soli 23 anni Carlesso nel 1931 venne ammesso al Club Alpino Accademico Italiano, il più giovane d’Italia a essere entrato in un gruppo così esclusivo del CAI. E poi medaglia al valore atletico nel 1935, premio San Marco nel 1972 e poi medaglia del Comune di Pordenone ai Veterani Sportivi l’anno dopo. Nel 1987 la Comunità Montana Agordina conferisce all’alpinista l’Agordino d’Oro, premio alla discrezione. Nel 1996 il CAI gli assegnò la medaglia d’oro del Club Alpino Italiano.

Innumerevoli sono state le sue vie nelle Piccole e nelle ‘grandi’ Dolomiti e Messner afferma “… quando egli racconta e insieme gesticola, si ha l’impressione che un istante dopo egli salirà su per le pareti della stanza, e quando egli arrampica, è sempre quel fiume di movimenti a contraddistinguerlo, a svelare la sua eleganza e la sua decisione”. [informazioni tratte da CARLESSO UNA VITA AL VI GRADO, valdagno.info]
Ma torniamo alla Diretta. Al parcheggio di Campogrosso accostano la loro auto due alpinisti vicentini, con cui percorriamo il tragitto di avvicinamento. Loro sono diretti alla via Ceneri nel vento e ci dicono di aver ripetuto la Carlesso circa due anni fa. Ci sconsigliano il primo tiro, perché poco protetto e molto delicato, da evitare se bagnato perché è obbligatorio entrare in un camino, e ci suggeriscono di salire i primi tiri della via accanto per poi congiungerci. Ma uno di loro afferma “però, così facendo, non potrete dire di aver salito la Carlesso”.
Sia mai.
Io e Ale decidiamo di salirla dal primo tiro. Salutiamo i colleghi e ci avviamo all’attacco: saliamo le prime facili roccette sopra la targa Furlani. Lì troviamo un golfaro e decidiamo di legarci per una maggiore sicurezza (ma non è assolutamente indispensabile) e arriviamo al chiodo con anello, l’inizio.
Parto per il primo tiro, che prendo anche un po’ come sfida. La delicatezza del primo tratto con traversino e il camino bagnato non sono un grosso ostacolo (basta fare un po’ d’attenzione, soprattutto se ti si incastra lo zaino). Scivolano i piedi sul bagnato? Può darsi, ma basta compensare con le mani, no?!




La via poi prende la sua forma migliore: placche, canalini, un bel diedro, lo strapiombino del tiro chiave: tutto è fantastico, la roccia eccezionale se consideriamo il posto in cui stiamo arrampicando. Le protezioni sono rare (tranne nel tiro chiave, ben protetto, di V+), ma non abbiamo mai integrato e ho scelto di saltare il chiodo sul traverso a destra del quinto tiro per poter poi collegarlo al sesto che prosegue verso sinistra.
Ci siamo divertiti tantissimo e complimenti a Ale, ai suoi primi tiri da primo di cordata!
E un altro piccolo sogno si è realizzato. Banale? Melenso? Può darsi, ma perché no? In questa vita siamo troppo abituati a dare per scontati i piccoli gesti, le esperienze che sembrano senza valore, ma che in realtà, una dopo l’altra, ti insegnano a vivere, ma sul serio. E anche questa via ha rappresentato la mia fortuna, quella di poter fare ciò che amo, di trovare persone che hanno le mie passioni, di poter aprire la finestra, guardare il Sengio Alto e dire “tra poco sarò lì”.

Di’ la tua!