Sono nella libreria torinese La montagna. Qui mi accolgono Marianna e Maurizio, titolari dell’attività dal 1983. Nella mia tappa torinese questo posto non poteva mancare: pare che siamo nella patria degli intellettuali dell’alpinismo e una libreria è la cornice perfetta per immergermi, almeno in minima parte, nell’atmosfera.
Domani corro a visitare la biblioteca del CAI (di cui scriverò un articolo), ma ora qualche domanda è già nell’aria, proprio qui, tra le migliaia di libri che affollano gli scaffali di questa piccola grande libreria di montagna.
Ci vorrebbe un po’ più di formazione storica, di conoscenza della montagna, secondo voi?
Si, ma è anche vero che ognuno trova a modo suo il proprio divertimento, il piacere personale di andare in montagna. Anche senza saperne niente. Lo stesso Manolo, quando racconta la sua storia, dice che lui e i suoi amici all’inizio erano partiti così, all’avventura, senza nessuna idea di cosa fosse accaduto prima, di chi c’era prima. Era avventura pura, appunto.
Qui a Torino ad esempio, nella parte nord-ovest dell’Italia, vediamo che molti giovani leggono Gian Piero Motti, che rimane un autore tanto richiesto anche oggi.
A proposito: quali libri vi vengono maggiormente richiesti dai giovani?
Ci sono libri molto divertenti, come Fuoco dell’anima di Andrea di Bari, oppure Push di Tommy Caldwell, Nel vuoto. Solo in parete di Alex Honnold, Parete Sud di Hansjörg Auer…
Quindi, tra gli altri, i libri sull’alpinismo californiano e i suoi miti attraggono anche i ragazzi italiani, ancora oggi?
Sì, sono libri che parlano di avventura e che per questo affascinano, sono coinvolgenti.
C’è ancora chi vi chiede del Nuovo Mattino?
Sì assolutamente, rimane un mito.
Qual è l’età di questo pubblico?
Hanno circa 20, 25 anni. La storia di questo mito è ancora presente nella curiosità dei giovani. Non di tutti, certo, bisogna ammetterlo, ma la richiesta di approfondire certi temi relativi al passato dell’alpinismo, ad alcuni movimenti e correnti di pensiero, c’è.
Perché secondo voi c’è ancora interesse a leggere, a conoscere, il Nuovo Mattino?
Vogliono soprattutto scoprire cosa è successo prima. Ad esempio oggi va molto di moda il trad: i ragazzi (e non solo) vanno ad arrampicare in Valle dell’Orco, leggono le guide, il nome delle vie, e quindi, agganciandosi a quanto scritto nella guida d’arrampicata, dove è sempre presente un minimo di narrazione e di storia, vogliono saperne di più di Motti, del Nuovo Mattino e degli altri nomi legati a questo movimento.
E dell’alpinismo eroico cosa mi dite?
Molto meno. Una parte di lettori c’è, è pur sempre un classico: abbiamo molti libri che sono anche stati ristampati, come quello di Cassin Dove la parete strapiomba, i libri di Comici come il classico Alpinismo eroico, oppure Casarotto, una vita tra le montagne.
Non dimentichiamoci però che parecchi libri sono esauriti: c’è stata una riedizione dei Gervasutti, Scalate sulle Alpi, ma la casa editrice ora non c’è più e le copie non sono più disponibili.
Insomma, ci sono al momento dei classici che mancano, quindi non è possibile più di tanto definire un dato preciso su alcuni prodotti.
Che consiglio dareste a chi, appena entrato in questo mondo, vi chiedesse un libro per capire meglio cos’è l’alpinismo?
Sicuramente uno dei classici è La storia dell’alpinismo di Gian Piero Motti, un libro che racconta, seppur con molti dettagli, il riassunto di una lunga storia. La nuova edizione è curata da Enrico Camanni.
Sappiamo poi che l’alpinismo è in continua evoluzione e per questo si dovrebbe leggere anche materiale prodotto da altri alpinisti, anche di quelli arrivati dopo di lui.

Tra i libri più amati sull’alpinismo, quali volumi ricordate di aver venduto, e magari tuttora vendete, maggiormente?
La montagna di luce di Peter Boardman sicuramente, poi Parete Sud di Auer, Il tempo dei sogni di Alberto Milani. Anche Casarotto, una vita tra le montagne, che è stato ristampato, rimane un volume molto richiesto: è ancora un mito, la cui attività alpinistica si è svolta anche dalle nostre parti.
I libri di Walter Bonatti sono classici intramontabili, come l’autore.
Forse una volta c’erano meno libri, quindi la scelta era più semplice e alcuni diventavano dei veri e propri miti, come Montagna vissuta – Tempo per respirare di Reinhard Karl: questi autori sono personaggi significativi che comunicavano emozioni forti.
Ora l’alpinismo, e quindi anche la sua letteratura, è diventato più sportivo e a volte, mi spiace dirlo, deve succedere qualche disgrazia, perché la notizia arrivi al pubblico attraverso storie avvincenti, seppur tragiche, oppure perché si scrivano le biografie di chi non c’è più. È così che spesso viene dato risalto a grandi imprese che magari non hanno fatto così tanto rumore quando l’autore era in vita.
È ovvio che non è sempre così, ma spesso accade.
I libri più venduti oggi sono quelli che trattano dell’alpinismo più spettacolare o delle imprese sportive più attuali, oppure c’è ancora chi è interessato alla storia?
Dipende: ad esempio è stato ristampato I conquistatori dell’inutile di Lionel Terray ed è molto richiesto, magari da un pubblico con un’età più alta.
Alcuni grandi classici comunque hanno ancora il loro fascino e attraggono un pubblico ampio. Mi viene in mente anche un altro autore, Gaston Rébuffat, con la sua autobiografia La montagna è il mio mondo, e altri titoli come Tra la terra e il cielo e Stelle e tempeste, dove racconta le sue sei imprese nelle più famose pareti Nord delle Alpi (Nord del Dru, Nord del Cervino, Nord della Cima Grande di Lavaredo, Sperone Walker delle Grandes Jorasses, via Cassin sul Badile, Eiger – prima di questa raggiunse la vetta dell’Annapurna nella prima spedizione nella storia a conquistare un 8000, insieme a Terray, ndr -).
Anche È buio sul ghiacciaio di Hermann Buhl rimane ancora tra i preferiti.
Avete ospitato parecchi personaggi nella vostra libreria: non voglio che facciate preferenze, ma qual è quello di cui ancora avete un vivido ricordo?
Be’, Kurt Diemberger ad esempio, perché quando è venuto da noi era anziano, ma era ancora attivo, loquace: un personaggio di cui siamo stati davvero orgogliosi di averlo come ospite. Ha arrampicato con Hermann Buhl, grande maestro di Kurt, anche sul Chogolisa, dove quest’ultimo perse la vita. Pur essendo contemporanei, sembravano provenire da due epoche diverse. Buhl era quello che partiva in bici da Monaco di Baviera per andare sulle Alpi, mentre Kurt sembrava già più innovativo, più vicino ai nostri tempi.
Parliamo della libreria: raccontatemi un po’ la sua storia.
La libreria esisteva da prima che arrivassimo noi negli anni ’80. Si è spostata di qualche numero civico, perché prima era allo stesso della sede dove era nata la prima rivista di montagna, la Rivista della Montagna appunto.
La libreria ha preso vita negli anni ’70 per opera di Piero De Matteis: lui ha rilevato l’attività che già esisteva, ma che trattava prevalentemente di architettura. Piero aveva questa grande passione per la montagna e quindi pian piano si è trasformata in libreria di montagna.
Anni dopo l’abbiamo rilevata io (Maria Anna Leone) e la moglie di Enrico Camanni, che è nipote di De Matteis. Siamo state due anni insieme e poi lei ha lasciato per impegni familiari ed è stata sostituita dal mio socio Maurizio Bovo.
Grazie mille!

Dentro ai libri troviamo ricordi. Solo ricordi. Degli stessi autori e di chi, dopo qualche anno, ne prende in mano uno che gli rammenta ciò che la vita è stata prima.
I libri di alpinismo, come altri, non possono far rivivere le sensazioni e le emozioni dei protagonisti dei momenti raccontati, ma possono trasmettere delle astratte vibrazioni che ci portano a interpretare, a modo nostro, quanto è successo.
Il bello dei libri, della carta, rimane ancora questo.

“Pubblicato postumo nel 1942, questo volume raccoglie tutti gli scritti di Emilio Comici. Si tratta delle relazioni delle salite compiute dall’ alpinista triestino tra il 1925 e il 1940, che conservano quasi sempre il dono della spontaneità e dell’immediatezza.” [Fonte: libreria Stella Alpina]

Ha bisogno di presentazioni? Assolutamente no. Né l’autore, né il suo libro, una pietra miliare nell’immensa libreria dell’alpinismo. Riccardo Cassin scrisse questo volume nel 1958, quando terminò alcune delle sue più grandi imprese: è un “libro in cui si sente il travolgente spirito di conquista degli anni d’oro del sesto grado e l’incontenibile passione che spinge gli uomini all’avventura” [Fonte: caisidoc.cai.it].
Tra le salite più significative di Renato Casarotto ricordiamo l’invernale della Via Solleder sul Sass Maor nel 1972, l’invernale sul Monte Civetta/Torre Trieste nel 1973, la traversata integrale del Monte Civetta nel 1973 in cinque giorni salendo 22 cime con 4.000 metri di dislivello, la prima salita della Via Casarotto-Campi sul Pasubio/Soglio Rosso nel 1973, la prima invernale dello Spigolo Strobel – Rocchetta Alta di Bosconero nel 1974, la prima solitaria invernale della Via Simon-Rossi sul Pelmo nel 1974, la prima solitaria invernale della Via Andrich-Faè (parete nord-ovest del Monte Civetta) nel 1975, la prima salita della Via Casarotto-Radin sulle Pale di San Lucano/Spiz di Lagunaz nel 1975, la prima salita della Via Casarotto in Cima Busazza nel 1976, la prima salita della Via Casarotto-De Donà sulle Pale di San Lucano/Spiz di Lagunaz nel 1977 valutata di VII grado, la prima salita della Goulotte Comino-Grassi-Casarotto all’Aiguille Verte nel 1978, il concatenamento in solitaria invernale senza depositi di rifornimenti della Trilogia del Frêney (via Ratti-Vitali sull’Aiguille Noire de Peuterey, via Gervasutti-Boccalatte sul Picco Gugliermina e via classica al Pilone Centrale del Freney) nel 1982, la prima invernale in solitaria del Diedro Cozzolino (Piccolo Mangart di Coritenza) nel 1982, la prima salita della Via Casarotto-Grassi al Pic Tyndall nel 1983, la prima solitaria invernale della Via Gervasutti sulle Grandes Jorasses nel 1985, e poi le salite extraeuropee come le nuove vie su Huandoy, Fitz Roy e Huascarán (negli ultimi due in solitaria), la prima solitaria della via di Yvon Chouinard sulla parete sud dello Yosemite/Mount Watkins, il tentativo al Makalu, la prima salita del Broad Peak Nord, la solitaria della cresta sud-est del Monte McKinley in dodici giorni, la salita del Gasherbrum II (con la moglie Goretta Traverso, che diviene la prima italiana su un ottomila), i tentativi al K2, dove perse la vita.

“Hermann Buhl salì la sua prima montagna all’età di dieci anni. Dopo brillanti successi nelle Alpi, nel 1953 partecipò alla spedizione tedesca al Nanga Parbat. Sin dal primo giorno annotò gli eventi nel suo diario. Il 3 luglio 1953, dopo diciassette ore di salita, Buhl raggiunse da solo la cima a 8126 metri, conquistando così la «montagna fatale dei tedeschi». Il suo libro È buio sul ghiacciaio, pubblicato nel 1954, in cui racconta gli inizi della sua attività di scalatore, i primi successi e il trionfo al Nanga Parbat, diventa un caposaldo della letteratura di montagna.” [Fonte: Corbaccio]
Fu il primo alpinista a salire sul Nanga Parbat 8125 metri, senza ossigeno e da solo.


“L’austriaco Kurt Diemberger […] appartiene a quella generazione che negli anni Cinquanta si dedicò alla conquista degli Ottomila non scalati. Su due di essi è arrivato primo. Solo un altro alpinista è riuscito a fare lo stesso, ovvero il suo connazionale Hermann Buhl. […] è l’uomo i cui libri sono tra i migliori della letteratura di montagna. L’alpinista che ha scalato per primo il Broad Peak 8047 metri e il Dhaulagiri 8167 metri. Diemberger ha vinto un Emmy Award per il suo lavoro con la macchina da presa e nel 2013 ha ricevuto il Piolet d’Or, premio per l’intera sua carriera alpinistica.” [Fonte: Robert Eckhardt]
I conquistatori dell’inutile è “l’autobiografia ‘antieroica’ di uno dei protagonisti dell’alpinismo francese del dopoguerra, che alternò imprese straordinarie sulle Alpi a salite su ambite mete extraeuropee. È uscita in libreria, per la collana Stelle alpine coedita da Hoepli Editore e Club alpino italiano, la nuova edizione di un grande classico della letteratura di montagna: I conquistatori dell’inutile. Dalle Alpi all’Annapurna di Lionel Terray, una delle prime guide alpine di Chamonix. Pubblicato per la prima volta dall’editore parigino Gallimard nel 1961, Les conquérants de l’inutile ricevette l’immediato favore di un pubblico vastissimo, non solo per la fama internazionale del suo autore – il più grande alpinista francese del momento – ma per la qualità letteraria rivelata in pagine inaspettatamente sofferte, sincere e originali. Negli anni Cinquanta, Terray partecipò alle più importanti spedizioni extraeuropee diventando una stella delle alte quote […]”. [Fonte: Lo Scarpone, CAI]

“Gaston Rebuffat è un personaggio mitico della storia della montagna e dell’alpinismo: la sua figura, il suo passo, la sua disinvoltura sulla roccia e sul ghiaccio fecero di lui l’immagine classica della guida. Prima nelle Calanques a Marsiglia e poi a Chamonix nel massiccio del Monte Bianco, Gaston Rebuffat esercitò per più di 40 anni la professione di guida.” [Fonte: Trento Film Festival]


“Reinhard Karl è stato uno degli alpinisti /arrampicatori in cui più si sono identificate le ‘nuove’ generazioni di climber degli anni 70/80. I suoi libri, le sue foto, lo stile con cui si avvicinava alle pareti e alla vita, il suo sperimentare tutte le forme del ‘salire’, la sensibilità artistica che esprimeva in montagna e nell’arrampicata sono rimasti esemplari. Questo suo libro autobiografico, già edito in Italia da Dall’Oglio, è sicuramente da non perdere.” [Fonte: Planetmountain]
Karl raggiunse la vetta dell’Everest nel 1978 (primo tedesco). Ha scalato in Yosemite, Himalaya, Karakorum, Patagonia e molti altri luoghi.
” ‘È un piano assurdo. Tuttavia, se riuscirete, sarà la cosa più ardua mai compiuta in Himalaya.’ Così commentò Chris Bonington quando Peter Boardman e Joe Tasker gli presentarono, nel 1976, il loro progetto di scalare la parete ovest del Changabang: la Montagna di Luce. E la risposta del più grande alpinista inglese fu la più ottimista: la maggior parte riteneva la salita impossibile, in particolare se condotta in stile leggero. L’idea era stata di Joe Tasker. Aveva fotografato la distesa di granito bianco, puro e splendente della parete ovest in una precedente spedizione e aveva chiesto a Pete di tornare con lui l’anno successivo. Pete accettò e, dopo un mese di assedio e di sofferenze, la parete cedette ai due amici, segnando uno dei più grandi eventi alpinistici di tutti i tempi.
Ma il racconto della salita nella Montgna di luce è anche la storia di come scalare una montagna possa diventare un obiettivo totalizzante, delle tensioni inevitabili in quaranta giorni di isolamento in una spedizione a due, e soprattutto di un’amicizia, stramba e bellissima, distaccata eppure premurosa, come solo due inglesi possono concepirla, e come emerge pienamente dai diari di Tasker, riportati nel testo.” [Testo ricavato dal libro]

Il tempo dei sogni di Alberto Milani racconta la storia del bouldering mondiale, una disciplina già praticata da anni dagli alpinisti e degli arrampicatori, ancora prima dell’avvento dell’arrampicata sportiva: si parla addirittura che le avventure boulderistiche risalgano alla fine dell’ottocento, nel Regno Unito con Oscar Eckenstein e tra gli alpinisti parigini nella foresta di Fontainebleau, dove generazioni di ‘bleausard’ trovarono in Pierre Allain un grande maestro. John Gill diventò padre del bouldering negli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60: una figura solitaria che diede il via al processo di sviluppo di questa disciplina. Il bouldering esplose dal Colorado alla Yosemite Valley, ma anche tra i sassisti della nostra Val di Mello.
“Dagli anni 90’ Fred Nicole, Ben Moon, Jerry Moffatt, Klem Loskot, Bernd Zangerl e diversi altri, sono diventati i nuovi profeti che hanno fatto esplodere definitivamente il fenomeno arrampicatorio e sociale del bouldering nel nuovo millennio”. [Fonte: versantesud.it]

“Alex Honnold è un arrampicatore statunitense le cui avventurese salite in free solo lo hanno reso celebre in tutto l’ambiente dell’arrampicata e non solo. Atleta dotato ma anche grande lavoratore, Alex “No Big Deal” Honnold è noto per la sua umiltà e l’autocontrollo nelle situazioni più difficili ed impegnative nelle salite in stile free solo.
Alex è stato protagonista di numerose produzioni, dal New York Times a National Geographic, con la quale ha ricevuto un Emmy Award per il film “Free Solo”.
Il suo impegno spazia anche nel campo della salvaguardia ambientale, per la quale ha creato la Honnold Foundation. Al giorno d’oggi Alex mantiene lo stile “dirtbag-climber”, vivendo nel suo van e viaggiando in tutto il mondo alla ricerca di avventure verticali.” [Fonte: lasportiva.com]


Tommy Caldwell è un arrampicatore statunitense originario del Colorado […] Crede profondamente che i percorsi difficili con limitate possibilità di successo possano essere quelli che hanno più da insegnare. Questa sua filosofia non può essere meglio espressa che nell’ascesa di Dawn Wall nel gennaio del 2015 e nella prima Traversata del gruppo del Fitz Roy con Alex Honnold nel febbraio del 2014. [Fonte: lasportiva.com]

Fantastico e famoso alpinista austriaco, Hansjörg Auer è conosciuto anche per le sue grandiose salite in free solo, come quella sulla via Attraverso il pesce (900 metri, VII+, A2, 7b+) in Marmolada nel 2007.
“Nell’estate del 2017, in un giorno, sale in free solo tre celebri vie dolomitiche, portando tutto con sé e spostandosi da una montagna all’altra con il parapendio: la Vinatzer-Messner, parete Sud della Marmolada, lo Spigolo Abram, parete Sud del Piz Ciàvazes, e il Grande Muro, parete Ovest del Sass de la Crusc.” [Fonte: montagna.tv]
“A me piacciono le montagne senza folla, i problemi da affrontare in purezza” Hansjörg Auer


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