Il parallelismo calza a pennello.
Quale? Quello tra la montagna e la vita.
‘Ecco un’altra che cerca di destreggiarsi con la visione poetica e antropologica dell’alpe’, penserai.
Può darsi: ma se tu, che le montagne le scali e con cui hai a che fare, faccia a faccia, riflettessi di più su ciò che rappresenta, sul fatto che non è solo roccia, forse il tuo comportamento sarebbe più maturo nei suoi confronti. E con la natura.
Tra i commenti a un mio articolo c’è chi sosteneva, appunto, che la montagna non fosse solo un ammasso di roccia e io ho risposto che sì, lo è, ma è la nostra percezione che la trasforma in qualcosa di più prezioso.
Mi accorgo però che questo è vero solo in parte.
O meglio: è troppo riduttivo, semplicistico. Sembra che abbiamo noi il potere, che siamo noi gli esseri superiori. Ma la vita, come in montagna, non è qualcosa a nostro uso e consumo, non dipende completamente da noi, non ne siamo padroni.
Perché? Prendo come esempio gli imprevisti: un pazzo che cammina per la strada e che ha deciso di sparare all’impazzata contro la gente, una roccia che si stacca e ti va a finire in testa. Non puoi controllare cosa frulla nella mente degli altri come non puoi sapere esattamente se in quel tratto di parete un pezzo di roccia sta per cedere. Certo, mi dirai, basta non mettersi nei guai sulla parete di una montagna. E allora, ti risponderei, perché esci di casa per andare al lavoro quando sai che potresti non tornare?
La vita come la montagna, dunque: un viaggio fatto di scelte, dubbi, rischi, un percorso aleatorio, ricco di imprevisti che possono renderti difficile l’esistenza, ma anche tanto interessante, divertente, degna di essere vissuta.
Quando nasci, parti con i piedi per terra per poi iniziare la tua salita. Una scalata che prevede passaggi facili e difficili, come semplici e complessi sono i momenti della tua vita. Talvolta puoi scegliere quali gradi di difficoltà affrontare: se quello alla tua portata o un altro che ti porta al limite delle tue capacità, se quello che sicuramente ti darà soddisfazioni o un altro che può portarti sconfitte e delusioni.
Ma si sa: come nella vita, anche in montagna una sconfitta puoi utilizzarla per imparare ad allenarti di più e arrampicare meglio. È quella che chiamiamo esperienza, parola che tanto ci piace utilizzare nei nostri discorsi sulla morale o moralistici, nelle paternali o negli insegnamenti.
Come ho accennato prima, ci possono essere degli imprevisti: il meteo in montagna, o un incontro che influenza il tuo futuro. In entrambi i mondi ti trovi di fronte a scelte da compiere, se la situazione te lo permette. Se gli imprevisti invece superano le tue capacità, allora le scelte si riducono fino a scomparire in quell’universo che ancora non conosciamo.
Se credi nel destino, allora è inutile proseguire nella lettura, se non per pura curiosità. Io non ci credo. Io la chiamo fortuna. Quindi vado avanti nella scrittura.
Come nella vita anche in montagna ci sono giornate sì e altre no. L’umore infatti conduce il suo gioco in ogni ambiente, ovunque sei, perché dentro di te si intrecciano pensieri che intaccano le cellule nervose, destabilizzano i neuroni, scombussolano le sinapsi. Non puoi far altro che adattarti a lui e decidere quale azione compiere: se proseguire o rinunciare.
A volte alcuni passaggi che per te sono semplici, che sono parte della tua routine, del tuo riscaldamento addirittura, ti sembrano complicati e non sai se riuscirai a superarli. E allora ci provi con un caffè a mantenere l’attenzione davanti al computer, tenti con un friend di tenere a bada la difficoltà psicologica nel superare il tratto sopra di te.
Fino a quando arrivi finalmente su una cengia, dove appoggi i piedi e riposi le braccia, dove inizi a respirare più lentamente e l’ossigeno riempie i polmoni. O quando superi il colloquio, firmi il contratto e sai che ora hai quella sicurezza economica che ti permette di investire sul mutuo per cui tanto hai faticato.
Comunque sei consapevole che è una situazione temporanea: perché la vita prosegue, il tempo scorre e la vetta è ancora lontana.
È la tua ambizione che ti porta a voler raggiungere risultati: possono essere un salto di carriera o il grado superiore previsto nel tratto sopra la tua testa, il matrimonio e una famiglia o la cima di una montagna.
Tutto prevede sofferenza: poco è possibile raggiungere se decidi di stare fermo sulla tua sedia di fronte a una finestra chiusa. Il dolore, però, è percepito solo quando la tua mente e la tua pelle hanno già provato il piacere, la calma, lo stare bene a contatto con il mondo.
Ogni passione implica quindi un sacrificio, ogni risultato ha alle spalle un percorso, un itinerario, una crescita.
La vita ti offre possibilità, la montagna ti pone davanti la repulsione delle sue pareti, ma si apre anche alle protezioni. Sei tu a scegliere se queste debbano essere chiodi o altre protezioni veloci. Sei tu a determinare il dolore che vuoi infliggere, i fori che vuoi scavare. È il tuo coraggio, non l’ego, a darti delle possibilità.
Sono il tuo carattere, la tua indole, la tua insofferenza e il tuo amore a muovere le mani, i pensieri, le azioni. A vedere la natura, umana e non, per quello che è. O andare oltre.
Ciò che desideri, attiri. Ciò che sei, rifletti. Ciò che fai, ti viene restituito.
Ma forse la vita non è una sola montagna: è una catena di cime, dove una vetta non è il punto di arrivo. Perché poi c’è la discesa da affrontare, se vuoi risalire un’altra parete.
In montagna, come nella vita, sappiamo che son guai, eppure ci piace provarli.


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