Ricominciare… dalla falesia Grigno nel settore Chitra Wall

Tornare ad arrampicare dopo qualche mese di stop l’hanno provato praticamente tutti nell’ambiente, ma ognuno lo vive in modo diverso: c’è chi non vede l’ora, chi ha paura di farsi male (o rifarsi male), chi è deluso di vedersi a un livello inferiore rispetto a prima… Non siamo tutti uguali e i nostri caratteri, le nostre personalità, l’amore e la passione che proviamo per questa attività possono essere anche simili, ma mai nessuno può vivere esattamente allo stesso modo emozioni, sensazioni, paure, dilemmi.

Per me arrampicare era un bisogno: afferrare la roccia, immergermi nella comprensione dei movimenti, perdermi negli equilibri instabili, risolvere problemi, imparare a leggere il mio itinerario… Poi è diventato un bisogno incontrollabile, sfrenato: se non arrampicavo quando dalla finestra vedevo che il cielo era limpido e l’aria era della giusta temperatura, questo mi lasciava un vuoto dentro e un fastidio che quasi sfociava in rabbia. A tal punto che ricordo un giorno di aver pensato “be’, se mi salta una puleggia o mi rompo i legamenti, è un buon motivo per fermarmi e riposare”. Già, perché così non mi sarei sentita in colpa se non avessi scalato e, ancora meglio, non avrei potuto arrampicare per cause ‘superiori’. Anche se fuori ci sarebbe stato il sole, anche se l’aria sarebbe stata perfetta. Qualcosa di simile, però, è successo. Non un infortunio, ma un male che improvvisamente e senza cause spiegabili mi è cresciuto dentro, pian piano.

Stop.

Di arrampicare ho smesso per un po’ e so che questo male non è legato a quanto quel giorno ho pensato: insomma, non voglio crederci e poi… andiamo!

Dopo l’operazione e la convalescenza è giunto il momento di riprendere. La roccia, quell’amore viscerale, tutto a un tratto è diventata un’amica che non vedevo da tanto, troppo tempo, un muro che era diventato più alto e che mi copriva con la sua ombra.

Com’è possibile che da una voglia ossessiva di scalare, riprendere sia così difficile, trovare tra me e la roccia un distacco che qualche mese fa mi sarebbe sembrato abissale? Eppure è successo e avrei potuto scegliere: tornare ad arrampicare o lasciare, abbandonare.

Ma troppe erano le storie e le esperienze vissute con la roccia, tanti gli amici che avrei probabilmente visto con molta meno frequenza, troppa sarebbe stata la delusione che avrei fatto provare a chi con me ci aveva davvero creduto.
Un cielo ricco di stelle, il silenzio, il fruscio del vento tra gli alberi, albe e tramonti, mattine gelide e poi il sole che riscalda la pelle sulla parete, la paura di volare, ascoltare se la roccia ‘canta’, e anche la delusione di non aver fatto una libera, la rabbia per non aver risolto un passaggio, i polpastrelli delle dita spellati e le punte dei piedi doloranti…

No, non rinuncerei. Ma niente sarà più come prima e forse è un bene, chi lo sa. Le malattie sono altre, la scalata non deve esserlo. E forse questa è un’altra cosa che ho capito.

Sono tornata a scalare da prima a Chitra Wall (qui dove parcheggiare), un settore della falesia di Grigno, ed è andata alla grande. Non per le performance: a quelle ci penserò più avanti (forse), ma le mie dita su questa roccia si sono divertire a posarsi su tacche nette e a posizionarsi sui verticali. È stato bello danzare per trovare il proprio equilibrio in questa placca meravigliosa.

La falesia Grigno è conosciuta anche con il nome “Serafini” e insieme a Costa è la palestra di roccia più ampia grazie ai numerosi tiri. Quelli di Chitra Wall vanno dai più semplici 5c (pochi) ai tiri più difficili (fino al 7b+). Qui puoi trovare un pdf che gira in rete, ma ci sono altri tiri più nuovi e per questo, oltre che per sostenere i chiodatori, consiglio di acquistare la guida, dove si legge

“l’inizio del lavoro di pulizia e di chiodatura (della falesia Grigno) risale ai primissimi anni ’90 a opera dell’instancabile Daniele Lira, aiutato da Flavio Simonetto e Marcello Volpe. Tuttavia, l’apertura di nuovi itinerari e continuata nel corso degli anni, ampliando così notevolmente l’offerta arrampicatoria. Attualmente si contano oltre 160 vie, con difficoltà che vanno dal 5c all’8b. […] I tiri, molto lunghi e continui, si sviluppano principalmente su placche tecniche e verticali dove sono richieste ottime capacità di movimento e forza sulle dita”.

Chitra Wall è un settore che consiglio: tranquillo, tecnico, con ottima roccia.

E che altro dire se non… prendiamola con filosofia! Forse è il segreto per divertirsi sul serio e probabilmente, pian piano, lo metterò in pratica anche io.

Esposizione: sud-ovest, è una falesia da frequentare soprattutto nelle mezze stagioni. Il sole a marzo arriva alle 10.30 e se ne va alle 16.30.

Avvicinamento: 15 minuti.


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