Quelle minuscole concrezioni, le rughe della roccia, le piccole tacche, gli appoggi svasi, i buchi e le fessure… che fastidio alle dita. Ma che meraviglia nel movimento! Le placche strapiombanti del settore Ghigliottina nella falesia Vajo dell’Orsa sapevo che mi avrebbero condannato alla realtà della mia situazione. Pessima. Ma per migliorare bisogna alzare l’asticella e quindi il grado.
Sono ancora qui, appesa alla corda che osservo la pietra con le sue grinze: sembra mi stia ridendo in faccia. E come darle torto! Gli appoggi per i piedi di cui io possa fidarmi in questo momento sono tre: uno in basso a destra, l’altro in basso a sinistra e uno a destra all’altezza dell’ombelico. Se salgo con il piede, perdo le prese delle dita: due piccole tacche nette su cui lascio mezze impronte digitali. In alto noto un verticale che potrebbe essere buono per sollevarmi, almeno al prossimo rinvio. Lancio? Lancio! Dopo minuti di prove di movimenti, decido che un balzo è l’unica soluzione per non perdere troppo tempo (sono una persona poco paziente… molto poco paziente, e questo non giova al mio miglioramento, ma ognuno ha i propri difetti e mi prendo le mie responsabilità).
Dimenticavo, sono pure da seconda, quindi il mio lancio non è neanche un gesto di coraggio. Comunque funziona e la forza per tirarmi su, almeno quella, ce l’ho. Concludo il tiro, tristemente per i miei risultati, ma felice di essere qui, in questa bellissima falesia incastonata nelle alte pareti di una gola scenografica, proprio sotto al Santuario della Madonna della Corona, che dall’alto ci osserva. A quanti peccati dovrà assistere!

Il sole scompare dietro al Monte Cimo, rendendo l’esposizione della falesia, a sud, meno veritiera.






Il posto è splendido: l’avvicinamento è di circa 20 minuti nel bosco e si svolge lungo un sentiero che costeggia un torrente da guadare per ben tre volte. Il Vajo dell’Orsa è un canyon che scende dal versante orientale del Monte Baldo verso la Val d’Adige: l’ambiente è tra i più suggestivi dell’arrampicata veronese, come scrivono nella guida.



La falesia Vajo dell’Orsa è composta da 6 settori: Classico (accanto a Ghigliottina è sulla stessa parete, con gradi dal 6b+ all’8b+), Ghigliottina (con un 6a+, tre 6b e via fino all’8b), Jamaica (calcare verticale grigio con gradi dal 6b all’8a), Arco, Quattro Stagioni e Inverno con gradi anche sotto il 6a.
È stata attrezzata negli anni Novanta da Igor Micheletti (settore Arco), per poi essere ripresa in mano dai trentini Carlo Dalbosco, Fabrizio Tomasoni e Mauro Trainotti (settore Classico e alcuni tiri della Ghigliottina), Andrea Simonini, Giacomo Duzzi, Tommaso Marchesini e Nicola Zorzi (ulteriori tiri nella Ghigliottina e Jamaica), Sergio Coltri, Matteo Labruna e Giuseppe Vidali (Quattro Stagioni e Inverno). Bravi ragazzi!

“In inverno il sole arriva alle 9.30 e investe tutti i settori, scomparendo prima dalla Ghigliottina verso le 12.30 per terminare con il settore Inverno alle 13.30. In mezza stagione il sole arriva alle 8.30 e scompare alle 14.30 al Vajo Classico, mentre alle 16 nei restanti settori. In estate ombra dalle 16 in poi.” Dalla guida “Verona Rock Falesie“.
Arrivati all’abitato di Brentino Belluno lo si attraversa, per poi percorrere una stradina in salita fino a raggiungere la centrale idroelettrica, dove si parcheggia.

‘Non sarà un’avventura’: conto di rimetterci le mani (e le dita) in questa falesia, magari se mi allenerò un po’ di più, con maggiore convinzione e la consapevolezza che ‘non bisogna‘, ma ‘si fa’.


Di’ la tua!