Arriva una mail dal Museo Nazionale della Montagna: è l’invito all’inaugurazione di una mostra.

Con il mio solito ottimismo penso: avranno sbagliato indirizzo mail. Ma no, nessun errore. È un’occasione e non va sprecata.
Tornare in una città non è mai come la prima o la seconda volta: è un’esperienza sempre diversa, la vedi e la vivi con occhi diversi, magari anche con quelli di chi conosci e ti racconta una parte delle pagine e pagine di storia, cultura, arte e società.
È successo anche il primo aprile, quando, invitata all’inaugurazione della mostra La cordata ideale al Museo della Montagna, sono arrivata dopo tre ore di treno nella città dei Savoia, del CAI, della cultura alpinistica piemontese e non solo, delle ampie zone verdi e dei palazzi, che solo a vederli trasmettono una lunga storia che raccontano affacciati su strade e piazze, sul fiume e sulle montagne.
Incontro Andrea Giorda, che mi mostra il Castello del Valentino e il suo parco, un edificio dove fu fondato il Club Alpino Italiano il 23 ottobre 1863. Torino è Torino, soprattutto se ne senti parlare da una persona così innamorata della sua città, ma anche se metto ancora in dubbio la sua obiettività (nonostante la nostra discussione), non posso che appoggiare il suo encomio dopo una così sentita narrazione.
Arriviamo al Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, che si erge sul Piazzale Monte dei Cappuccini, sopra la città. All’orizzonte le montagne sembrano splendere di bianco sulle cime nonostante il tempo un po’ uggioso. Andrea non è felice di una visione così poco nitida, ma da forestiera il mio incanto si percepisce, qualunque cielo sia. La Mole, le chiese, i campanili, il Duomo e i palazzi si fanno spazio nel sovraffollamento di costruzioni, ma le piazze e i giardini offrono loro respiro e confermano la bellezza di Torino.

All’entrata del Museo Andrea mi presenta diverse persone, la maggior parte arrampicatori e alpinisti (che novità!) e subito da lontano riconosco Ugo Manera, che finalmente incontro dopo l’intervista. Mi presento, gli stringo la mano e dopo qualche aneddoto è ora di entrare per la breve conferenza e la visita alla mostra.

Arrivata nella sala mi siedo inconsapevole accanto a una signora che non ho guardato in volto, ma appena arriva Andrea me la presenta: è Linda Cottino, che onore! L’ho citata per la sua attività giornalistica e alpinistica quando ho raccontato in una presentazione le grandi donne della storia dell’alpinismo.
E poi arriva lui: Enrico Camanni mi si avvicina sorridendo e si presenta. È a lui che devo l’invito all’inaugurazione e lo ringrazio. Enrico mi risponde: “Io? Sei tu che ti sei pagata il viaggio in treno!”. Ha ragione, ma ne è valsa la pena e per l’occasione devo ringraziare lui e Andrea.

La mostra del Museo Nazionale della Montagna La cordata ideale, Giusto Gervasutti e Gabriele Boccalatte nella Torino tra le due guerre è a cura di Enrico Camanni con la preziosissima collaborazione del CAI, del CAAI, della Scuola Gervasutti, della Regione e molti altri che con il loro lavoro e il loro archivio hanno consegnato al pubblico fotografie, oggetti, scritti di due grandi alpinisti. Anzi, tre: non dobbiamo dimenticarci di Ninì Pietrasanta, poi divenuta moglie di Boccalatte. È grazie a lei che abbiamo foto e soprattutto alcuni secondi di video dei due alpinisti, tra cui Giusto Gervasutti in arrampicata. Vedere questo video, di un uomo con la corda di canapa legata in vita e gli scarponi, che sale una parete di roccia perlopiù non buona con una delicatezza e una sinuosità invidiabili, mi sono sentita parte di un mondo che mi ha ospitata e, anche se ho ben poco da offrire, mi ha coinvolto nella sua affascinante e talvolta inesplicabile atmosfera.
“Frutto di un meticoloso lavoro di ricerca e catalogazione, l’esposizione si basa su un patrimonio documentario recentemente acquisito dal Museo. Il nucleo principale proviene dal Fondo Andrea Filippi, a cui si sono aggiunti nel tempo ulteriori materiali, tra cui la donazione della famiglia Gervasutti e quella della famiglia Gagliardone, che ampliano il quadro delle testimonianze sull’alpinismo tra gli anni Trenta e Quaranta. A questo insieme si aggiungono gli album fotografici concessi in prestito dalla famiglia Boccalatte, che restituiscono con particolare intensità la dimensione intima e condivisa dell’esperienza alpinistica, includendo anche la figura di Ninì Pietrasanta, protagonista di primo piano di quella stagione.”
Museo Nazionale della Montagna

Quel che più mi colpisce è la finalità della mostra: non solo quella di ricordare le straordinarie azioni dei due alpinisti, all’epoca tra i più forti, ma anche quella di raccontare il lato umano e il contesto culturale dove Gervasutti e Boccalatte si sono mossi.


Friulano di origine e torinese di adozione, Gervasutti si distinse subito per le sue qualità alpinistiche e anche per la sua volontà di scalare sempre da primo di cordata. All’amico Boccalatte, però, riservò il privilegio dell’alternata, fino a quando i due si allontanarono, soprattutto per la relazione sentimentale che unì Boccalatte a Ninì Pietrasanta, con la quale scalò per molti anni. Si ritrovarono poi più avanti negli anni e scalarono ancora insieme, legati dall’amicizia e dalla sintonia di una cordata che ci piace pensare possa essere durata molto a lungo con grandi risultati. Ideale, appunto. Ma il periodo di ricongiungimento fu purtroppo breve, perché Boccalatte perse la vita in un incidente in montagna, dovuto a una scarica di sassi, che lo colse ancora giovane e pieno di opportunità.
Se la morte non li avesse divisi, chissà quali altre imprese avrebbe potuto compiere questa cordata ideale!
Commovente la foto dell’amico Gervasutti che lo accompagna nel suo ultimo viaggio sotto il peso del feretro e del dolore per la perdita.

Durante l’intervento della direttrice del Museo, Daniela Berta, e di Enrico Camanni si è sottolineato quanto pochi nella zona conoscono davvero Gervasutti, a differenza di altri luoghi dove la sintonia con i campioni del passato è più forte (un esempio, Cassin).
I motivi possono risalire alla prematura scomparsa dell’alpinista o all’esiguo archivio lasciato, ma oggi ne stiamo parlando e un Museo Nazionale ne esalta la vita e le imprese: vorrà pur dire qualcosa!
Parte del materiale è stato donato all’allievo prediletto di Gervasutti, Andrea Filippi, e parte è stato ereditato dai familiari, di cui il riferimento è Gianni Gervasutti, oggi presente. Senza dimenticare altri prestatori e istituzioni coinvolte come
– Archivio Famiglia Boccalatte
– Archivio Famiglia Ribetti
– Archivio Antonella Filippi
– Archivio Leap Factory
– Archivio Giovanni Pidello
– Archivio Storico della Città di Torino
– Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano, Torino
– CAl Sezione di Torino, Commissione rifugi
– Club Alpino Accademico Italiano – Gruppo Occidentale

















Usciti dal Museo Torino ci saluta con le sue luci e voltandomi indietro lascio un’altra esperienza, un’opportunità che ho colto, un’occasione che in questa breve e sfuggente vita mi rimarrà impressa nella memoria e mi farà guardare al domani come un futuro… ideale.


GIUSTO GERVASUTTI
1931
Si trasferisce dal Friuli a Torino e frequenta il corso per Tecnici superiori all’istituto Avogadro di Torino.
A questa data risulta già Accademico del CAl.
1932
Tentativo invernale al Cervino, con Gabriele Boccalatte e Guido De Rege di Donato. La salita è la prima impresa di rilievo che realizza con Boccalatte.
1933
Prima ripetizione della cresta Sud dellAiguille Noire de Peuterey con Piero Zanetti.
1934
Spedizione alle Ande.
Prima ascensione del Picco Matte-oda (Tronador) con Aldo Bonacossa e Luigi Binaghi; Cerro Campione d’Italia e Picco Littorio con Binaghi.
Prima ascensione della Direttissima per il canalone Nord-Est del Mont Blanc du Tacul con Renato Chabod.
Prima ascensione della parete Nord-Ovest del Pic d’Olan con Lucien Devies.
1935
Prima ripetizione dello sperone Croz alle Grandes Jorasses con Chabod.
Prima ascensione del Pic Adolphe Rey con Boccalatte, Chabod e Pietrasanta.
Ripete la via Solleder al Monte Civetta con Devies.
Prima ascensione della cresta SudEst del Pic Gaspard con Devies.
1936
Prima ascensione della parete Nord-Ovest dell’Ailefroide con Devies.
1938
Prima ripetizione della via Boccalatte sulla parete Est dell’Aiguille della Brenva.
Prima ascensione della parete Sud-Ovest del Pic Gugliermina con Gabriele Boccalatte.
1940
Prima ascensione del pilone Nord del Frêney con Paolo Bollini.
1942
Prima ascensione della parete Est delle Grandes Jorasses con Giuseppe Gagliardone
1944
Prima ascensione della parete Sud del Pic Adolphe Rey con Gigi Panei.
16 settembre 1946
Muore sul pilastro centrale del Mont Blanc du Tacul.
–
GABRIELE BOCCALATTE
1929
Diventa Accademico del CAI.
Prima ascensione del Petit Capucin con Renato Chabod.
1932
Tentativo invernale al Cervino, con Giusto Gervasutti e Guido De Rege di Donato. La salita è la prima impresa di rilievo che realizza con il Fortissimo.
Incontra Nini Pietrasanta.
1934
Spedizione alle Ande. Prima ascensione del Nevado des los Leones con Piero Zanetti.
Prima ascensione della parete Est dell’Aiguille della Brenva con Pietrasanta.
1935
Prima ascensione della Direttissima sulla parete Est dell’Aiguille della Brenva con Pietrasanta.
Prima ascensione del Pic Adolphe Rey con Chabod, Gervasutti e Pietrasanta.
Prima ascensione della parete Ovest di Punta Bich dell’Aiguille Noire de Peuterey con Pietrasanta.
1936
Sposa Ninì Pietrasanta.
Prima ascensione della parete SudOvest dell’Aiguille Blanche con Pietrasanta.
Prima ascensione del pilastro di destra del Mont Blanc du Tacul con Pietrasanta.
1937
Nasce il figlio Lorenzo.
Prima ascensione della parete Nord del Mont Greuvetta con Ettore Castiglioni e Titta Gilberti.
1938
Prima ascensione della parete Sud-Ovest del Pic Gugliermina con Gervasutti.
24 agosto 1938
Muore con Mario Piolti sull’Aiguille de Triolet.
[Dal libro La cordata ideale.]
La cordata ideale
Museo Nazionale della Montagna
Piazzale Monte dei Cappuccini 7, Torino
2 aprile – 11 ottobre 2026
Tutti i giorni, lunedì-domenica, ore 10.00 – 18.00 (chiuso a Pasqua e il 1° maggio)


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