Falesiari alpinisti

‘Che orrore! Non capisci!’ ‘Ma cosa stai dicendo?’ ‘È un insulto!’ ‘Vuoi solo provocare.’ ‘Che ne sai tu?’

Mi sono sempre descritta con la verità: una persona alle prime armi nel mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo. Ma è giunta anche la mia ora di finirla con l’eccessiva umiltà, perché l’esperienza di vita mi ha insegnato che essere umili ne vale la pena, ma fino a un certo punto (diciamocelo: te la pigli sempre e comunque in quel posto).

È da pochi anni che arrampico? Certo, e meno che faccio alpinismo. Ma di persone con una carriera arrampicatoria e alpinistica ben più lunga, di alto livello e con grandi imprese alle spalle ne ho conosciuta e una mia opinione, anche se può interessare a poche persone, ce l’ho anche io.

E sai perché la scrivo qui? Perché vorrei incendiare uno dei tanti dibattiti che solcano il mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo fin dai primi tempi (anche quando le falesie non c’erano o erano viste solamente come una palestra temporanea per mantenere il ritmo quando in montagna non si poteva andare).

Correnti di pensiero, correnti di polemiche, correnti filosofiche… semplicemente sono state e sono opinioni per alcuni, giudizi e critiche per altri, giustificazioni o modi per far prendere aria alla bocca e ricevere un posto immeritato nelle conversazioni.

Insomma, un’inutile ma naturale evoluzione che accompagna i fatti (a volte).

Partiamo dalle basi della questione: ci sono arrampicatori che prediligono la falesia per fare prestazione. Ci sono alpinisti che la utilizzano per mero allenamento. 

E poi c’è chi ama entrambe e riesce bene sia in montagna sia nelle palestre naturali.

Ma c’è pure chi sta muovendo i primi passi e dice di aver ‘aperto’ una via quando riesce a salire da primo un tiro in falesia (si dice ‘liberato’) oppure chi afferma di aver fatto sosta su un nut e un friend su una via di quarto grado, protetta a fix con soste attrezzate e aperta qualche anno fa. L’elenco è lungo e chi arrampica da un po’ di tempo lo sa. 

C’è anche chi arriva in falesia con tutta la sofisticata attrezzatura per mettere il primo rinvio con un palo (l’ho fatto anche io, ma ora preferisco non provare il tiro se non me la sento) o utilizza i cliff tra uno spit e l’altro. L’elenco è lungo anche qui, ma te lo risparmio.

C’è inoltre chi da anni arrampica e pratica l’alpinismo, ma ancora non ha capito… nulla.

Dove voglio arrivare? Mi piacerebbe ascoltare meno parole e vedere più fatti. Il mio desiderio, nel pieno rispetto per la montagna, sarebbe che tutti, soprattutto ragazzi e adulti che dopo aver provato l’arrampicata e l’alpinismo se ne innamorano, si informassero sul passato e le origini, delle vie e delle falesie storiche, di come questo sport e questo stile di vita sono nati, venivano praticati. Vorrei che dessero valore a ciò che amano e li diverte tanto, come? Con la comprensione di come tutto è nato e da chi. Mi piacerebbe che queste persone si documentassero come sto pian piano facendo io sui grandi nomi dell’arrampicata e dell’alpinismo. Su come oggi è possibile fare un 9c in falesia e quanto questo equivalga come impresa quando una volta il grado era minore, ma si arrampicava con le Superga.

Vorrei non dovermi imbattere in discussioni su chi ha fatto l’8a e come e in quanti giri e in che falesia. Sarebbe interessante diffondere informazioni e pensieri personali sui social network (chi ce li ha) e non utilizzarli solo per dimostrare ‘chi ce l’ha più duro’.

Le mie piccole grandi soddisfazioni le ho volute condividere anche io nei social, come ad esempio un 6c o un 7a, ma ora non lo farei: perdono la mia precedente ingenuità e cerco nel mio piccolo di pubblicare sì ciò che faccio, ma con dettagli che possano servire a chi vuole andare a visitare una falesia o fare una via.

Certo, ognuno nei propri social può fare quello che vuole: ma perché (e mi rivolgo a chi dell’arrampicata e dell’alpinismo ne ha fatto la sua passione da anni) non diffondere anche qualche informazione utile e quella storia che si sta perdendo? Un chissenefrega come risposta non lo accetto. È grazie ai grandi personaggi di un tempo che ora queste persone possono arrampicare e fare alpinismo.

Eppure scaliamo la roccia e ci dimentichiamo del resto: un errore che tutti abbiamo commesso, ma che siamo ancora in tempo a rimediare.

E il titolo di questo articolo? Ebbene i falesiari alpinisti sono quelli che si credono dei e come tali si comportano, in falesia e in montagna, troppo intenti a far scalare il loro ego da dimenticarsi dei valori e della storia su cui arrampicano, mettendo mani e piedi da falesiari credendosi alpinisti. 

Ma è vero che siamo tutti bravi a parlare e un po’ meno a dimostrarci con i fatti.

La sintesi è infatti questa: ognuno ha la propria verità in tasca, ma quasi sempre la realtà è un’altra.

Sulla roccia si può giocare e scalare, trattarla i modo superficiale o con rispetto. Quel che succede sempre, però, è che la montagna insegna: sta a noi imparare.

I commenti sono gratis come sempre!


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