I Fiori della Cicuta, le discussioni e l’arrampicata libera

Dopo una telefonata con Mario Schiro dei 4 Gatti, sfoglio con impazienza la sua guida L’Arrampicario, per trovare informazioni sulla sua via che ho salito qualche settimana fa: “I fiori della cicuta”.

Da dove comincio? Vediamo… ma sì, inizio dall’itinerario: una via breve ma con difficoltà costanti che percorre la parete sud del settore est del Monte Cengio. Aperta da Schiro e Nardello il 23 giungo 1993, è la prima linea chiodata su questa parte del Cengio. Le soste sono su spit e la via è ben chiodata, ma in alcuni passaggi per nulla scontata, soprattutto nel tratto chiave che in arrampicata libera presenta un VIII- nel passare il tetto fessurato del quarto tiro, che è stato salito in libera solo anni dopo.

La via I fiori della cicuta è a destra (viso a monte) della linea Progetto Futuribile (via aperta proprio per realizzare l’ambizioso progetto futuristico di arrampicare in libera) e ha solo pochi minuti di avvicinamento. La roccia è ottima, l’itinerario si sviluppa in cinque lunghezze su 115 metri. È esposto a sud, quindi è percorribile anche nelle stagioni più fredde.

La via è stata aperta in due o tre giorni con il poco materiale che a quel tempo i chiodatori potevano permettersi.

Ma perché questo nome?
Mario mi racconta che in quegli anni nel gruppo le discussioni più accese e interessanti erano ovviamente sull’arrampicata, la chiodatura e altri aspetti che riguardavano l’alpinismo e la nostra zona, soprattutto dopo lo speciale the dei 4 gatti, il “sintetic-rum”, dall’effetto tonico garantito e che ancora oggi è tradizione alle feste del gruppo.

Le discussioni di quelle serate si sommavano a quelle di chi, abitanti della “valle di là”, aveva provato a salire le linee di questa zona, spesso con scarsi successi, lamentandosi della roccia friabile. Entusiasti e armati di una scioltezza e di una sicurezza data dal grado scalato, molti arrampicatori “foresti” hanno infatti ceduto alle insidie di varie pareti, tra cui quelle del Cengio (una linea tanto bella quanto temuta è la Via degli eroi, ad esempio, aperta da Bortolo Fontana, Vittorio Busato e Eugenio Brunello il 22 settembre del 1968, salita in artificiale e famosa per i suoi tetti attraversati di netto: un capolavoro della zona che ha sfidato e temprato tantissimi giovani arrampicatori).

Dunque, in un ambiente che possiamo definire un po’ avvelenato da queste discussioni, sono nati comunque dei fiori, linee belle ed entusiasmanti che rappresentano un orgoglio per la zona e i loro salitori. Da qui “fiori della cicuta”.
“Anche da un ambiente difficile e austero, come la verticalità di quella parete, può uscire un bel percorso”, afferma Mario.

Oggi le pareti di roccia sono segnate di chiodi e fix, colorate dalle vivaci tinte dell’abbigliamento dei numerosi arrampicatori, rigate dalle corde disposte talvolta come tanti codici a barra. Le montagne sono diventate spesso terreni di gioco e sfida soprattutto per le nuove generazioni, che mettono alla prova le loro abilità su tanti itinerari nuovi, ma purtroppo su poche vie classiche e storiche, tra cui molte sono cadute nel dimenticatoio.

Il passaggio dall’arrampicata in artificiale alla libera ha acceso l’entusiasmo delle performance e sta lentamente spegnendo quello classico della conquista della cima, del percorrere una linea non per i suoi gradi ma per la sua bellezza e per il suo valore storico. I tempi, però, cambiano inevitabilmente e chissà cosa farebbero oggi gli alpinisti di un tempo, come la penserebbero, come interpreterebbero l’arrampicata e l’alpinismo con le nuove attrezzature.

Io vivo e arrampico oggi, ma ancora mi piace pensare a quando tanti anni fa le cordate erano solite lasciare nella propria sezione “una busta chiusa con le indicazioni della destinazione e l’obiettivo che intendevano perseguire” (da L’Arrampicario, guida di Mario Schiro).

Lo spirito di avventura, il coraggio della scelta, l’imprevedibilità, le pareti vergini, la creatività, l’artificiale e la purezza, la libertà dei principi e il rifiuto di regole imposte, la competizione giocata sul tempo e determinata dagli eventi della natura… come sono cambiati i tempi. Ma c’è ancora molto, molto da scrivere: la storia non è finita.


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