Storie di varianti: dritti lungo la via Casarotto al Soglio Rosso

Quella di Casarotto al Soglio Rosso è una via a chiodi e protezioni naturali, un itinerario che si sviluppa su 190 metri della parete sud, ‘una salita per lungo tempo temuta e raramente ripetuta, che ora gode di una meritata giovinezza a testimonianza delle grandi doti arrampicatorie di Renato Casarotto […], aereo e impegnativo capolavoro di eleganza e intuizione in esclusiva arrampicata libera’ (come scrive Guido Casarotto nella sua guida Arrampicate scelte nelle Piccole Dolomiti e nel Pasubio del 2005 e nella nuova edizione del 2015).

La chiodatura è rimasta quella originale in molti punti e questo ne aumenta l’impegno, in quanto l’affidabilità non è al 100%.

Aperta il primo maggio del 1973 da Renato Casarotto e Diego Campi, la via Direttissima è un altro gioiello del Pasubio che Tranquillo Balasso racconta così.

Ricordo che al tempo la via Casarotto era tra gli itinerari che percorrevamo in compagnia per divertirci: eravamo concentrati, certo, ma la goliardia non mancava! 
Nel 1997 eravamo in due cordate, io, Ferrovia, Guido Casarotto e Augusto Agriman, e avevo portato con me un marsupio con dei chiodi: ero pronto a lasciarlo nella sosta del penultimo tiro, perché avevo già notato la possibilità di attrezzare una variante alta dei tetti. Ero felice della soddisfazione di Augusto, che ci teneva molto a salire questa bella via di Casarotto sulle nostre Piccole Dolomiti. 

Tra gli alpinisti di quel tempo era una bellissima via di soddisfazione, con tiri impegnativi su una roccia spesso delicata, come sul traverso a destra lungo la placca nel penultimo tiro, che è il più delicato ed esige una concentrazione notevole. Su questo itinerario ti rendi conto come Casarotto con gli scarponi sapeva salire e trovare la giusta strada grazie al suo intuito. La via Direttissima è probabilmente la sua migliore realizzazione nelle montagne della nostra zona*.
Come dicevo prima, quel giorno mi ero portato il marsupio con i chiodi, che lasciai dentro una piccola nicchia poco sopra la sosta dove la Casarotto attraversa a destra.

Sono tornato due settimane dopo con mio fratello Placido, abbiamo raccolto il marsupio, io ho chiodato il primo tiro e lui il secondo. Abbiamo attrezzato i tiri e lì abbiamo trovato alcuni vecchi chiodi. Ci siamo chiesti chi li avesse piantati questi ‘chiodi misteriosi’. 
Quando in seguito scrissi la relazione sulle varianti da pubblicare sulla rivista Piccole Dolomiti (anno 1997), ho specificato che abbiamo rinvenuto alcuni vecchi chiodi. Ci siamo informati, ma nessuno dell’ambiente sapeva a chi appartenessero. Quindi abbiamo aggiunto alla relazione che probabilmente Renato Casarotto aveva realizzato questa variante lasciando solo alcuni chiodi.

Riporto il testo della rivista del ’97 a firma di Tranquillo Balasso.

‘Nell’estate del 1997 sono state aggiunte due interessanti varianti, una d’attacco e una d’uscita, alla Via Casarotto al Soglio Rosso. Ora l’itinerario è più diritto e più completo e rappresenta una delle più interessanti ascensioni delle Piccole Dolomiti. Entrambe le varianti sono state chiodate, ma mentre quella d’attacco è sicuramente un nuovo itinerario, su quella di uscita sono stati rinvenuti alcuni vecchi chiodi, certamente insufficienti per una normale progressione e protezione. Da indagini condotte nell’ambiente degli arrampicatori a nessuno risulta noto l’autore di questa variante. È verosimile pensare che lo stesso Casarotto abbia rettificato l’uscita della via usando un certo numero di chiodi, ma lasciandone solo alcuni. Se qualcuno fosse a conoscenza della vera storia di questo tracciato è pregato di comunicarla ai fratelli Balasso.
Attualmente la via è interamente ben chiodata, tuttavia si consiglia di portare anche dei friends medio-piccoli. Per chi volesse evitare di salire gli erti pendii erbosi sommitali per poi scendere lungo il Voro d’Uderle, dalla sosta 11 è possibile calarsi in corda doppia usando corde da 60 metri.’

Tranquillo continua: “quando Guido Casarotto ha pubblicato la sua guida nel 2005, abbiamo scoperto che la guida alpina Gianni Bisson era passato lungo questa variante, dove ha lasciato alcuni chiodi. Prima, nel 1980, ne aveva percorso una parte Andrea Micheletto con Lucien.”

Nel libro di Diana Sbabo Sojo d’Uderle Sojo Rosso, arrampicte scelte in Pasubio raccontate dagli alpinisti che le hanno vissute Andrea Micheletto dice ‘[…] di quella ho un bel ricordo, perché sbagliando ero andato verso sinistra sotto al grande tetto, dove ho lasciato un chiodo della naja che mi aveva regalato Toni Pista, lo ghemo smartelà dentro e ci siamo calati […]’.

Dunque, anche questa via, come molte, presenta una variante, attrezzata dai fratelli Tranquillo e Placido Balasso nell’estate del 1997. La variante bassa, con il suo sviluppo di 120 metri, si presentava come un tratto inviolato e sfrutta la parete di roccia sotto l’attacco delle vie Carlesso e Casarotto. Quella alta, di 60 metri, invece di deviare sulla placca di destra, prosegue dritta lungo un grande diedro strapiombante che arriva al tetto, sotto il quale si passa lungo un traverso, con un impegnativo VII- o A1. Dove finisce l’ultimo traverso della variante si prosegue a sinistra e si fa sosta sul mugo. Poco prima c’è un tetto fessurato, dove sotto si arrampica in placca. Alla fine del tetto c’è una fessura somigliante a un orecchio che annuncia un punto di VI+.

Nella guida di Guido Casarotto si legge: ‘nella variante alta sono stati trovati alcuni vecchi chiodi, a testimonianza di precedenti tentativi come confermato dalla guida Gianni Bisson, che in occasione della prima solitaria della via Casarotto-Campi ha percorso completamente questa variante’.

Quante storie avrebbero da raccontare queste montagne se potessero parlare. Non hanno la voce che noi umani siamo abituati a conoscere e ascoltare, ma probabilmente ne hanno una molto particolare, che si serve del vento, della vegetazione e dell’acqua, che pian piano scavano solchi che fanno spazio ai chiodi degli uomini. Così tentiamo di leggere le parole di questi straordinari giganti, che da migliaia d’anni ci osservano e a loro modo ci raccontano.

*Riporto le parole di Tranquillo Balasso sulla via Direttissima o Casarotto:
“Il primo tiro è facile ma la roccia è molto delicata. Il secondo tiro è uno dei più impegnativi con un bel VI+ non banale, dove a metà c’è una lama. Proprio qui ricordo una salita, che feci con mio fratello e Piero Radin: stava tirando Placido e un pezzo della lama si ruppe, gli restò in mano e face un volò piuttosto lungo. Riprese a scalare con il sottofondo delle nostre risate, gli era andata bene! Il terzo tiro ha una parte in comune con la via Carlesso (che svolta a sinistra) e prosegue lungo un breve diedro di IV. Nel quarto tiro, altro tratto impegnativo, c’è un diedro molto bello di VI- e V+, poi si arriva al quinto tiro, dove c’è un altro diedro, che si conclude sotto un tetto con un breve traverso a destra, dove si sosta qualche metro sopra. Da questa sosta si parte per la variante alta dei tetti o a destra si prosegue per la via Casarotto. Il sesto e settimo tiro della via originale sono di VI.”


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