Alpinisti nella tempesta: un po’ di storia sulla via Riders on the storm alla Central Tower of Paine in Patagonia

Riders on the storm: oggi tutti ne parlano perché Stefano Ragazzo ha compiuto la salita di questa linea alla Central Tower of Paine in Patagonia da solo. Dopo la prima solitaria di Eternal Flame sulla Nameless Tower nelle Torri di Trango nel 2024, infatti, la guida alpina poco più che trentenne sorprende ancora con la solitaria di Riders on the Storm dal 21 febbraio al 7 marzo 2026.

Curiosità

“Alle 19:30 del 16 gennaio 1963, Don Whillans e Chris Bonington divennero i primi in assoluto a raggiungere la vetta di una delle cime più inaccessibili del mondo, la Torre Centrale del Paine.

[…]

La Cordillera del Paine si trova all’estremità meridionale delle Ande, nella Patagonia cilena, e costituisce un gruppo compatto di circa 24 chilometri. Le vette si ergono tra la calotta glaciale e la pampa fino a un’altezza massima di 3.000 metri e comprendono numerose e spettacolari torri granitiche di altezza compresa tra i 2.100 e i 2.700 metri, poche delle quali sono state scalate e nessuna delle quali può dirsi facile. Le più importanti sono le tre Torri del Paine. Per quanto riguarda le loro pareti meno difficili, sono paragonabili alle scalate più impegnative delle Alpi. Sono a strapiombo su tutti i lati, con le pareti più grandi che si ergono verticali per 1.200 metri e, sebbene le vette non siano molto alte in termini di altitudine, con il campo base a poche centinaia di metri sul livello del mare, l’altezza effettiva dalla base alla vetta è pari a quella di catene montuose molto più alte.

[…]

Dopo che gli italiani, nel 1957/58, avevano scalato la vetta più alta del gruppo, il Paine Grande, una montagna di ghiaccio, si spostarono sull’altro versante della catena e scalarono la più settentrionale delle tre Torri del Paine. (La sua seconda ascensione fu compiuta dagli argentini nel 1960. A.A.J., 1960, 12:1, pp. 149-151. — Editore.) Nel 1960/61 la spedizione inglese “South Patagonia Survey Expedition” svolse attività scientifiche ed effettuò ricognizioni sulle due torri ancora inviolate, da cui fu costretta a ritirarsi a causa del cattivo tempo, dei venti forti e delle bufere di neve. Questo, scoprirono, era l’unico grave inconveniente di una zona altrimenti ideale. […]”

[Ian Clough and Don Whillans, Alpine Climbing Group]

1300 metri, 38 lunghezze, difficoltà fino al 7c/A3: la via Riders on the storm è stata salita in stile tradizionale nel 1991 dai fantastici cinque Kurt Albert, Bernd Arnold, Norbert Bätz, Peter Dittrich e Wolfgang Güllich, alpinisti tedeschi che hanno scalato la linea in libera tranne cinque tiri, superati in artificiale.

Owen Clarke su publications.americanalpineclub.org ha pubblicato questo bell’articolo sulle ascensioni successive:

“Nei tre decenni successivi (al 1991, ndr), diverse cordate hanno tentato la scalata completamente in libera della via, tra cui Nicolas e Olivier Favresse, Mike Lecomte e Seán Villanueva O’Driscoll (Belgio), che nel 2006 hanno scalato in libera tutti i tiri tranne quattro e hanno individuato una possibile variante in libera per evitare il pendolo. Nel 2016 Ines Papert (Germania), Mayan Smith-Gobat (Nuova Zelanda) e Thomas Senf (Svizzera) hanno scalato in libera due dei tiri artificiali originali e hanno sbloccato la potenziale variante in libera di cinque tiri dopo il tiro 13; hanno raggiunto la vetta, ma la caduta di massi e le condizioni avverse hanno impedito loro di completare la scalata in libera (AAJ 2020). 

Smith-Gobat è tornata l’anno successivo con Brette Harrington (USA), un viaggio documentato dal fotografo Drew Smith (USA), ma non ha fatto alcun progresso. Harrington, Jacopo Larcher (Italia) e Siebe Vanhee (Belgio) hanno subito lo stesso ostacolo nel 2023.

Nel corso di tre settimane tra gennaio e febbraio 2024, la cordata composta da Vanhee, Nicolas Favresse e Villanueva O’Driscoll, insieme al fotografo Smith, ha finalmente completato la scalata in libera della via, incontrando difficoltà fino al 7c+ nella variante in libera, oltre a neve, ghiaccio e venti che superavano i 130 km/h.

La cordata del 2024 ha raggiunto la vetta in 18 giorni, in alternata, con ogni alpinista (eccetto Smith) che ha eseguito tutti i tiri in libera. La variante in libera prevede una discesa seguita da due tiri di 7b+ che conducono al passaggio chiave di 7c+ (due fessure affiancate che salgono fino a un tetto) che è stato scalato da Vanhee. Un altro punto cruciale di 7c si trova prima di ricongiungersi alla via originale. Hanno raggiunto il tiro 26, l’enorme tetto di Rosendach, il sesto giorno, ma il freddo e il ghiaccio li hanno poi bloccati sotto il tetto per una settimana. Quando il tempo si è schiarito, hanno proseguito e, dopo un’altra pausa di due giorni a causa della forte neve, hanno raggiunto la vetta il 9 febbraio.

Il team ha affermato che le condizioni, e non la difficoltà tecnica, sono state l’ostacolo principale su questa via, sia in questa impresa che in quelle precedenti. Il loro successo, hanno detto, è stato il risultato di pazienza, fortuna e della determinazione a sfruttare ogni possibile finestra meteorologica, per quanto breve.

Nel 2017 lo stesso trio ha scalato in libera i 1.200 m di El Regalo de Mwono, di grado 8a, sulla parete est della Central Tower. Favresse, Villanueva O’Driscoll e Ben Ditto hanno scalato in libera la South African Route sulla stessa zona nel 2009.”

Ma chi sono i cinque apritori della via Riders on the Storm?

Bernd Arnold è nato a Hohnstein, in Sassonia, nel 1947 e a 17 anni aveva già scalato le vie di estrema difficoltà. Ha dominato l’arrampicata sull’arenaria sassone per tutti gli anni Settanta e metà degli anni Ottanta. Ha raggiunto per cinque volte un nuovo grado di difficoltà ed è riuscito a scalare fino al X a piedi nudi. Nella Germania dell’Est Bernd ha aperto vie famose in tutto il mondo, ma ben pochi ne erano consapevoli. Reinhold Messner lo descrisse come un genio dell’arrampicata e il miglior scalatore del mondo dei suoi tempi, soprattutto per il numero e la difficoltà delle sue prime ascensioni.

“Bernd Arnold è l’iconico scalatore scalzo che ha realizzato oltre 980 prime ascensioni nei suoi 67 anni di carriera.

Nel 1970 Arnold scalò la parete nord dello Schwager (5.11d) nei Monti di Arenaria dell’Elba. Quello fu l’inizio dei suoi due decenni più intensi. Ha poi scalato nuove vie nelle Alpi, sull’Himalaya e in Patagonia.”

gripped.com

Bernd durante la prima salita di “Himmelfahrt” sul Vexierturm IXa, RP IXb, Sassonia 1982 – http://www.emontana.cz

Wolfgang Güllich… è sua Action Directe in Frankenjura, il primo undicesimo grado (9a) della storia, ed è suo anche il primo free solo di Separate reality nel 1986.

Wolfgang Gullich in free solo su Separate reality nel 1986

È nato a Ludwigshafen sul Reno, in Germania, il 24 ottobre 1960, inizia a scalare a 13 anni e fin da subito il l’arrampicata diventa soprattutto un’attività sportiva, che richiede un allenamento costante a cui lui dedica anima e corpo e che diventerà essenziale per il suo successo arrampicatorio.

Nel 1988 sulla Nameless Tower, la Torre di Trango di 6251 metri, libera la via Jugoslava.

“1988, spedizione tedesca alla Nameless Tower: il tedesco dell’Est Bernd Arnold e i tedeschi dell’Ovest Kurt Albert, Wolfgang Güllich, Wolfgang Kraus, Thomas Lipinski, Martin Leinauer, il dott. Jörg Schneider, Martin Schwiersch, Jörg Wilz. Kraus, Lipinski, Schneider e Wilz hanno scalato la Nameless sui primi tiri della Kurtyka-Loretan, per poi attraversare verso la via Jugoslava fino alla vetta. Arnold, Leinauer e Schwiersch hanno ripetuto la via dopo il loro tentativo sul Great Trango, seguiti da Kurt Albert, Wolfgang Gullich e Hartmut Münchenbach hanno firmato la prima ascensione in libera della Nameless Tower (26 tiri, 5.12).”

[http://publications.americanalpineclub.org/articles/12198925004]

Nel 1989 sulla Nameless Tower apre con Kurt Albert, Christof Stiegler e Milan Sykora la famosissima via Eternal Flame, che solo i fratelli Huber hanno liberato (prima libera) nel 2008.

Nei suoi viaggi tra gli anni ’80 e ’90  incontra Ron Fawcett, Jerry Moffat, Ben Moon, Patrick Edlinger e Francois Legrand. A lui risalgono le prime salite dal grado 8b al 9a, tranne l’8c+ di Ben Moon nel 1990 su Hubble, a Raven Tor, in Inghilterra.

“Wolfgang Güllich ha ridefinito i confini di ciò che era possibile realizzare nell’arrampicata, dalle vie più estreme alle fessure ghiacciate della Nameless Tower (Karakoram), passando per l’invenzione di metodi di allenamento rivoluzionari.”

outside.fr

Kurt Albert (28 gennaio 1954 – 28 settembre 2010) ha iniziato a scalare a 14 anni.

A diciassette anni scalò il Walkerpfeiler nelle Grandes Jorasses e un anno dopo scalò la parete nord dell’Eiger. Nella Svizzera Sassone in Sassonia, Germania, nel 1973, riconobbe il potenziale dell’arrampicata libera e così iniziò a praticarla nella sua zona, Frankenjura. 

Sulle vie che avrebbe cercato di scalare in arrampicata libera, tra un tentativo e l’altro dipingeva una X rossa sulla roccia vicino ai chiodi che non gli servivano. Una volta che riusciva a mettere una X rossa su tutte le protezioni della via, e quindi era in grado di scalare l’intera via in libera, dipingeva un punto rosso alla base della via. Da qui deriva il termine inglese ‘redpoint’, che deriva dal tedesco Rotpunkt, ‘punto rosso’. Per molti versi questa è stata l’origine del movimento dell’arrampicata libera che ha portato allo sviluppo dell’arrampicata sportiva alcuni anni dopo.

“Kurt Albert è stato uno dei migliori scalatori della sua generazione e un pioniere dell’arrampicata libera. Nel 1975 ha sviluppato la filosofia del ‘redpoint’ che ha rivoluzionato l’arrampicata in tutto il mondo e ha ispirato la creazione di una scarpa da roccia HANWAG.”

stories.hanwag.com

Norbert Bätz è pioniere del bouldering, a Maud. Uno dei primi boulder 7A della Franconia è suo.

Norbert Bätz, pioniere del bouldering, a Maud. Uno dei primi boulder 7a della Franconia. Foto del 2004

Ha contribuito all’apertura di nuove vie di arrampicata nella Frankenjura.

Nel 1980 è sua la prima salita del Gletschhorn – Parete Grigia – Spigolo Sud-Est ‘Heiße Linie’, VII, 210 metri (Urner Alpen, 3162 metri).

Sua anche la salita Gandschijen – Pilastro Sud, VII, 2388 metri (Urner Alpen).

Peter Dittrich [alla ricerca di informazioni]

Riders on the storm è oramai entrata nella storia insieme ad altre vie che hanno segnato l’alpinismo delle alte difficoltà in quota e in ambienti estremi.

Stefano Ragazzo ha osato toccare i limiti, i suoi e quelli a cui siamo abituati noi ascoltando e leggendo le tante notizie che invadono il mondo dell’alpinismo.

Seppur affrontato in modalità diverse rispetto al passato (i tempi cambiano e con loro persone, attrezzature e clima), l’alpinismo puro, senza i fronzoli di mode o insensati record, esiste ancora nelle azioni di giovani e meno giovani che mettono a nudo il proprio essere davanti alla montagna e resistono con lei ai cambiamenti inevitabili del mondo, confermando che L’ALPINISMO NON È UNO SPORT.

Non conosciamo esattamente i motivi di Stefano Ragazzo nell’affrontare solitarie del genere (come non conosciamo quelli dei tanti altri): li sa solo lui. Ma decisioni così al limite, con la consapevolezza delle buone probabilità di non tornare a casa, sono prese solamente da chi ama. Chi o cosa non sta a noi saperlo, ma magari lo possiamo immaginare…

P.S. sulle Trango Towers

John Middendorf nel 2024 ha scritto un interessante articolo sulla storia delle Trango Towers. Ne riporto qui una parte tradotta in italiano:

“A metà degli anni ’90 ho raccolto tutte le informazioni sulle scalate alle Trango Towers che sono riuscito a trovare per l’American Alpine Journal, ma il quadro era incompleto. Il mio compagno di scalata sul Great Trango, Masanori Hoshina, mi ha recentemente fornito la sua lista, frutto di ricerche approfondite, delle scalate e dei tentativi sulle Trango Towers, che arricchiscono notevolmente la storia; da parte mia, ho raccolto alcune note nel corso degli anni trascorsi da quando mi trovavo lì.

Alcuni dei tentativi in questa catena montuosa sono tra le più grandi epopee dell’arrampicata, e le storie delle conquiste sulle big wall in ogni decennio includono un cast dei più prolifici scalatori a livello mondiale: prima con l’ascensione della Nameless Tower nel 1976 da parte di Martin Boysen, Mo Anthoine, Joe Brown e Malcolm Howells, che dimostrarono che le big wall remote ad alta quota erano possibili, seguiti presto da squadre americane tra cui Dennis Hennek, Galen Rowell, John Roskelley, Kim Schmitz, Bill Forrest e Ron Kauk, che hanno spinto ulteriormente i limiti su nuove vie di big wall nella zona. Negli anni ’80 sono stati Hans Christian Doseth, Franček Knez, Greg Child, Randy Leavitt, Michel Piola, Michel Fauquet (che è sceso in parapendio nel 1987), Voytek Kurtyka, Erhard Loretan, Wolfgang Güllich, Kurt Albert, Bernd Arnold, Miguel Gallego, solo per citarne alcuni: tutti nomi noti dell’arrampicata, molti con spettacolari vie su big wall in tutto il mondo, oltre ad altre grandi imprese alpinistiche.

E negli anni ’90 Catherine Destivelle, Jeff Lowe, Takeyasu Minamiura, Masanori Hoshina, Satoshi Kimoto, Mark Wilford, Rob Slater, Todd Skinner, Young Chu, Jim Beyer, Jared Ogden, Brad Jarrett, Warren Hollinger, Wally Barker, Mark Synnott, Alex Lowe, Robert Caspersen, Paul Pritchard, Celia Bull e Adam Wainwright: tutti hanno messo alla prova il proprio coraggio sulle Trango Towers, con cordate di talento, così come Xaver Bongard e io quando abbiamo collaborato per la nostra via del 1992, The Grand Voyage sulla Great Trango Tower. 

E in questi anni ci sono state molte altre ascensioni degne di nota sulle cime della stessa cresta del Karakorum tra i ghiacciai Trango e Dungee, variamente chiamate Trango Monk, Little Trango, Trango Castle, Chateau e Trango Pulpit, oltre alle vicine Uli Biaho, Shipton Spire e The Flame, tutte scene di imprese alpinistiche internazionali che hanno visto la partecipazione di cordate provenienti da Norvegia, Svizzera, Francia, Spagna, Italia, Slovenia, Repubblica Ceca, Germania, Polonia, Giappone, Corea, Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti. È un’arena alpinistica davvero internazionale per i migliori scalatori di big wall del mondo.”

Img doc First free ascent of Nameless Tower

“Prima ascensione in libera della Nameless Tower. Anche i tentativi sono storie fantastiche e di interesse storico, come quella che mi raccontò Kurt Albert quando lo incontrai per la prima volta in Patagonia, riguardo alla squadra tedesca del 1988 che stava cercando di allestire il proprio Campo II alla base del Norwegian Buttress sulla Great Trango Tower, quando il seracco sospeso sopra di loro crollò improvvisamente e una parete di ghiaccio alta 50 metri si abbatté su di loro; la loro sopravvivenza fu assicurata solo tuffandosi nei crepacci e rompendosi le ossa. 

Da allora ho scoperto da Bernd Arnold che l’incidente è avvenuto dopo che avevano scalato in libera il Trango e stavano recuperando la loro attrezzatura dalla base del Norwegian Buttress – storia da completare -)”

John Middendorf

Se ti incuriosiscono le diverse salite alle Trango Towers, ti consiglio l’articolo completo qui!


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