C’era una volta… potrei iniziare così questo articolo, davvero! È passato del tempo da quando ho messo mano l’ultima volta sulla roccia delle Piccole Dolomiti e tornare su vie a chiodi, su una roccia in continua evoluzione… non nascondo che l’agitazione si sente. Non saprei definire esattamente il motivo, ma quando in una relazione ci si prende una pausa, riavvicinarsi è sempre un mistero: gli piacerò di nuovo, mi amerà come prima, siamo cambiati, cosa mi devo aspettare?
Ecco, è successo esattamente questo, ma in verticale, con alle spalle il Pasubio e le vallate, i pinnacoli del Sengio Alto e i mughi, che se li scorri velocemente pungono, ma se li accarezzi sono morbidi come tessuto. È un invito alla calma, alla pace, ad ascoltare la roccia, il suo silenzio e le sue parole.
Oggi siamo una cordata femminile e lascio decidere a Giovanna, che conosce benissimo la zona, quali vie salire. Devo dire che ha sempre buon gusto!
Mi porta prima sulla via Mosaico e poi, dopo due brevi calate e pochi passi, sulla Placca d’argento.
Ammetto che non mi aspettavo di trovare tutto questo: una roccia fantastica e solida, pochissima vegetazione a interrompere la prima salita e nessuna nella seconda, una placca tecnica e sempre arrampicabile, all’ombra del Coston del Cornetto. La roccia lavorata, grigio scuro e macchiata di chiaro, compone una parete completamente verticale, uno scudo affacciato sulle innumerevoli vie presenti, che negli anni aumentano a vista d’occhio con i loro cordoni su clessidre e chiodi di ‘bronzo’ e d”argento’.

Sopra ogni pinnacolo si vedono cordate arrivare e scendere, figure scure in contrasto a un cielo azzurro.

L’Ossario si rivela tra le pareti e la vegetazione, il cielo e le montagne circostanti si incanalano verso l’orizzonte trasportando la mente al di là del proprio naso e finalmente tutto si rivela per ciò che è: abbiamo la possibilità di pensare e andare oltre i pensieri che ci bloccano con i piedi per terra.



La via Mosaico, sul Pilastro del Vajo Stretto,
è esposta a nord-est e il sole bacia la parete fino a tarda mattinata. Su una salita di circa 200 metri, aperta nel 2021, la difficoltà è di VI, con un IV+ obbligatorio. La via è protetta benissimo a chiodi e cordoni su clessidre. La roccia è ottima per la maggior parte della via e con due brevi calate dalla fine dell’itinerario (il tiro finale è in comune con quello della via Maica) ci si può rilassare con i piedi per terra nel punto in cui finisce la ferrata del Vajo Stretto.

La via Placca d’argento, sul Coston del Cornetto,
è di soli 145 metri, ma valgono assolutamente la pena. È consigliato percorrere la via dopo un’altra via sottostante a scelta.
La difficoltà è VI+ o VI A0.
Dalla guida A un passo dal cielo di Arturo Franco Castagna edita da Antersass: “corta ma stupenda salita; una vera perla. Alcuni tratti sono paragonabili alla Messner alla Cima della Madonna. Alcuni passi non si vedono, si sentono.” [grazie SassBaloss]
La via è stata aperta da Giuseppe Tararan (ciao Beppe!) e Arturo Franco Castagna il 20 agosto 2008.

Colta improvvisamente dal fascino delle Piccole Dolomiti, penso che non siano cambiate affatto: la loro atmosfera, il loro sguardo sulle valli, l’anima accogliente… Ma sono cambiata io e comunque ancora una volta loro mi hanno aperto le braccia.


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