MAICA, una via alpinistica in compagnia

Difficile pensare alla montagna come luogo di apprendimento per chi la vive come svago nei weekend. È semplice confermarlo invece per chi la ama tanto follemente da volerla anche comprendere, la montagna: un atteggiamento tipico di chi come me è alle prime armi, neofita di esperienze in parete. Ma quando passa il tempo e gli anni in parete si moltiplicano, gli alpinisti si arrendono nella confessione che la montagna non si comprende mai abbastanza.

Puoi tentare di definire delle regole per evitare di cadere in tentazione e dare per scontato qualcosa che potrebbe costarti la vita, studiare geologia, apprendere lezioni su come muoversi in parete e proteggersi, ma lei, la montagna, sarà sempre la più affascinante incognita della tua vita. Un punto di domanda che rincorrerai nella speranza che ti assecondi rivelandoti i suoi segreti, attraverso i suoi suoni e rumori, con il cielo che la sovrasta e di cui riesce a fermare le nuvole.
E da neofita ho scelto di frequentare il corso di alpinismo base del CAI di Schio.

Per la penultima uscita sono state organizzate delle salite su vie alpinistiche nelle Piccole Dolomiti, nella zona del Sengio Alto, che forma quella meravigliosa linea che separa la roccia dal cielo divenuta ormai un simbolo dalle nostre parti e che comprende il Coston della Sisilla, il Baffelan, i Tre Apostoli e il Cornetto.

La direzione decisa per me è il Pilastro del Vajo Stretto, dove si sviluppa a destra della grande frana la via Maica (variante dei ciclamini), aperta da Castagna, Roncolato e Bellotto il 18 maggio del 1996. La difficoltà media è di IV e V grado, lo sviluppo è di 250 metri e la parete è esposta a nord-est. In questa mattinata di giugno il cielo è limpido e i sole picchia sulle nostre teste e illumina il grigio chiaro del versante di questa parete.

Io sono in cordata con Davide (Costina) e Angela, corsista come me e Gianluca, che si trova nella cordata dietro di noi con il mitico Ivo Maistrello, istruttore e accademico del CAI, e David. [A breve David e Davide diventeranno istruttori CAI sezionale e regionale, quindi in bocca al lupo per gli ultimi passi verso il traguardo!].

Parcheggiate le auto davanti alla Malga Cornetto, partiamo in sei verso il Pilastro lungo un sentiero abbastanza ripido. Dopo circa 20 minuti siamo all’attacco di Maica. Parte Costina, che arrivato in sosta dà il via ad Angela e subito dopo chiudo io la cordata, addetta al recupero del materiale.
Dalla prima sosta inizia lo spettacolo. Non solo per la via, che ammetto mi sta piacendo moltissimo soprattuto per la bellezza della roccia (strano a dirsi da queste parti), ma anche per i compagni d’avventura. La personalità di Davide già la conoscevo un po’, ma quella di Angela è una gran bella scoperta: non ho mai riso tanto in via come questa volta. Al cabaret partecipano anche i membri dell’altra cordata che incontriamo in sosta e tra una spiegazione e una battuta, un sospiro e un sorriso, arriviamo all’uscita.

Costina, Angela, io, Gianluca, David e Ivo

La parete è ricca di fessure e buchi, ottimi per proteggersi con dadi e friend. I chiodi sono buoni e abbondanti, e nelle soste si trovano chiodi, spit o clessidre con cordoni. I primi due tiri non sono scontati, soprattutto nei tratti finali prima delle soste, da raggiungere con i piedi in appoggio su pareti opposte e movimenti che richiedono un buon bilanciamento per superare il passo.

Angela che arriva in sosta

La fessura del secondo tiro può presentarsi ancora bagnata se nei giorni precedenti ha piovuto, quindi è necessaria una soglia di attenzione ancora più alta del solito (ottimi i friend medio-grandi per questo tratto).

Tra placche, diedri e fessure questa via mi ha davvero sorpreso e mi sono divertita tantissimo, complice anche lo splendido clima che si è creato tra compagni di cordata.
[Angela, ti ho conosciuto meglio e devo dire “W la simpatia per combattere l’ansia!”, ci siamo capite…].

Immancabile un pensiero a Costina, che sarà un fantastico istruttore CAI data la sua attenzione ai dettagli e ricerca di quel filo logico che collega le azioni (spesso manovrate dall’ansia e dalla paura di sbagliare) al cervello (spesso intaccato dal morbo del caos quando ci si trova davanti a moschettoni, rinvii, cordini, nodi da fare e direzioni da prendere): Davide, grazie alla tua indole da perfezionista e ai tuoi “ma perché” ho imparato qualcosa in più. E anche a riflettere sull’esistenza dell’universo. (Scherzi a parte, grazie Davide!).
E grazie anche a Ivo, con cui ho condiviso tutte le soste e che ha risolto qualche mio dubbio, tra i tanti della mia vita votata all’arrampicata.

Al ritorno verso nord-est, uscita della via Cavion-Pojer (spigolo del Vajo Stretto), affrontiamo subito una calata e successivamente, dopo aver percorso la cresta verso ovest, siamo scesi con un’altra breve corda doppia fino alla forcella di uscita del Vajo Stretto.

Angela e Costina: preparazione alla calata

Qui è possibile scendere per il sentiero alpinistico con corde in acciaio o risalendo verso la sella e proseguendo lungo il sentiero fino alla Strada del Re. Abbiamo scelto la seconda opzione e dopo un lungo cammino per chi stremato dal caldo avrebbe voluto prendere un’ascensore (scherzo), arriviamo al parcheggio della Malga Cornetto, dove ci aspetta il terzo tempo in compagnia che abbiamo proseguito anche in malga.

Wow, che giornata inaspettata.
La montagna è anche questo: un luogo che ispira fiducia in te stesso e nelle persone, che impari a conoscere quando nella vita di tutti i giorni non riesci a cogliere queste opportunità. Sì, la montagna è un’occasione se la sai cogliere, una calamita per l’inconscio, l’ambiente naturale dove ogni scusa è buona per affidarti all’altro e sorridere in piena libertà.

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