In bilico sul granito della Salina

Non avevo mai arrampicato sul granito. Ora l’ho fatto.

Potrei concludere qui questo articolo, dato che chi conosce bene il mondo dell’arrampicata e i tipi di roccia riuscirebbe a trarre le giuste conclusioni, ma perché mai? Sfrutto questo spazio per raccontarti di questa nuova falesia, che, come spesso mi accade, ho scoperto perdendomi sulla mappa delle palestre d’arrampicata in Trentino Alto Adige. Ed eccoci a Canal San Bovo, nella bellissima Valle del Vanoi, a un passo dal caratteristico paesino di Caoria, nella falesia della Salina.

Palestra arrampicata La Salina

Parcheggiamo l’auto all’imbocco della ferrata, ma ci accorgiamo di aver sbagliato quando percorrendo il sentiero in salita (quello di ritorno dall’uscita della ferrata) non troviamo altro che bosco e nessun cartello che indichi la falesia. Dopo diverse peripezie e una gentile signora che ci indica il parcheggio giusto all’inizio del paramassi, ci siamo.

Seguiamo il sentiero, al bivio continuiamo a destra e in circa 10 minuti arriviamo al primo settore, Le Onde.

Più avanti ci ospita il settore Central Park, dove ci fermiamo per iniziare con due 5c su placca appoggiata.

Settore Central Park – falesia La Salina

La roccia scura dalla consistenza impareggiabile mi invita a salire mostrandosi in tutta la sua porosità per audaci spalmi, senza però concedermi buoni appoggi o prese, che cerco arrampicandomi in dulfer fidandomi delle fessure.

L’arrampicata è tecnica: le braccia non si stancano troppo perché spesso sono i soli piedi ad avanzare. Il corpo danza da una posizione all’altra, dove è possibile poggiare le punte o la pianta delle scarpette, e le braccia seguono l’andamento degli incastri delle rocce, le loro onde che formano svasi, a volte buoni altre meno, e le piccole tacche.

Settore Le Onde

Ci spostiamo poi nel settore Le Onde, che a vederlo dal basso subito si intuisce il motivo di questo nome. La roccia appare come un vivace oceano immortalato in uno scatto o pietrificato da Medusa.

Qui saliamo il primo 6a, semplice, e il secondo 6a, più difficile in due o tre passaggi. Proviamo anche il 6b, ma ci facciamo intimidire dal granito a cui non siamo abituati e ci arrendiamo a una prossima volta. Perché ci sarà sicuramente!

Arrampicare su questo tipo di roccia mi ha fatto riflettere sul contatto naturale che abbiamo con questa materia, sul nostro agire spontaneo per affrontarla e subito dopo difenderci dagli insidiosi e precari equilibri a cui devi abbandonarti per arrivare a rinviare e salire, cavalcando onde sinuose che pur su una placca appoggiata riescono ad allontanarti dalla parete. Ma come fa la roccia a riservare tanti segreti?

Eppure le risposte ci sono, dentro di noi mentre scaliamo, ma spesso non riusciamo a interpretarle, tanto la nostra attenzione si concentra sul bilanciare il nostro peso per evitare di cadere. E se riuscissimo ad arrenderci a queste pareti, che non ci chiedono di salire, ma ci attraggono soltanto con il loro irresistibile fascino? E se concedessimo loro di trattenerci? Se il nostro obiettivo è salire, perché ci concentriamo tanto sulla caduta?

Se decidiamo noi di scalare queste pareti, fidiamoci di loro!

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