Il Disequilibrio che ci piace in montagna

“Paolone, ci sei? Tutto bene?”
“Tu ti preoccupi troppo: va tutto bene!”
Mentre attendo che Paolo ritrovi tutti i suoi alpini pezzi dentro il furgone, mi guardo attorno: davanti a me la parete mi appare un’immenso foglio dove scritte ci sono ancora un sacco di opportunità che devo cogliere. La via di arrampicata Luigino Dalla Riva è una tra queste, ad esempio, ma il progetto di scalarla è nella lista, quindi ti racconterò anche questa avventura tra qualche giorno o settimana.
Siamo ai piedi delle pareti del Bostel (Sojo Alto), diretti ai pilastri dove ci aspetta, completamente esposta al caldo sud, la via Disequilibrio, aperta da Tranquillo Balasso e Stelvio Frigo il 20 dicembre 2018. La parete della via è posta a sud-est del pilastro dei Dàmari.

Arriviamo alla placchetta che indica l’attacco della via dopo circa 10 minuti di passeggiata dal parcheggio, che si trova poco sopra il sesto tornante, da dove imbocchiamo il sentiero dei bolli gialli che abbandoniamo pochi metri dopo per salire verso una piccola grotta (la breve salita a sinistra verso l’attacco è qualche metro dopo il letto del torrente).

Sistemiamo il materiale, ci leghiamo le corde e iniziamo. Parto io e già il primo tiro mi piace tantissimo: dall’interno della grotta la via inizia con una facile pancia da superare (molto scenografica), dopo la quale procedo lungo una fessura in diagonale.

Il primo tiro è di V+ e già presenta alcuni tratti che richiamano il nome di questa interessante via, dove se non stai in equilibrio, non passi!

Ma protagonista di questa via è il tiro di VI+ che le dà il nome, il secondo, dove un breve e delicatissimo traverso annuncia la salita su un piccolo pilastro, un’originale conformazione della roccia che assomiglia a una “Trivèa” e che tasti, abbracci, aggiri e passi in leggero strapiombo: qui fai attenzione, se sei da primo, a leggere bene la via. Consiglio popolare: vai dove la salita è più facile, altrimenti rischi di dover tornare indietro o sprecare forza inutilmente.

Proseguo sul terzo tiro di IV e IV+, dove passo una sosta evitabile e attraverso una cengia erbosa. Arrivo circa a metà via, recupero Paolo che è già pronto per partire sul quarto tiro con un passo di VII. In questa seconda parte la via tende a procedere in leggero strapiombo, dove i passi più difficili richiedono per lo più forza, ma senza mai distogliere l’attenzione dalla propria condizione di equilibrio: muoversi bene è sempre una sicurezza e questa via lo richiede più di altre.

Affascinata da questo quarto tiro, parto entusiasta per il quinto, che trovo molto simile con un passo a mio parere più semplice, ma gradato sempre di VII grado. Anche qui evito una sosta e procedo per un breve tratto verso destra arrivando alla penultima sosta, quella che precede l’ultimo tiro con il passo di 6c. Questa sosta si trova davanti a un’originale (per l’ambiente) piccola grotta che sembra scavata appositamente per ospitare un capitello (o una poltrona per ammirare il panorama, dipende dai punti di vista!).

A destra della sosta si erge il breve muro verticale, che sarà indispensabile per appoggiare i piedi quando ci si trova a superare la pancia sopra le nostre teste. Paolo lo supera non senza qualche sospiro.

Lo provo anche io e devo dire che dal basso gli appoggi per i piedi sulla parete verticale sembravano abbastanza comodi. Salgo e mi ricredo, in quanto la pancia non mi permette di vedere gli appoggi sotto e sul blocco verticale ogni piccolissima fessura è cosparsa di quella polvere che ti fa pensare “e ora tiene o non tiene?”.
Anche questo passo è comunque ben protetto e azzerabile.

All’uscita firmiamo il libro di via e imbocchiamo il sentiero di ritorno che in meno di mezzora ci porta alla macchina (mi raccomando, attenzione al sentiero: in alcuni tratti è stretto, attrezzato con una ferrata perché è a strapiombo su un canale, e le foglie secche in autunno e inverno facilitano scivolamenti).

Affrontare vie con persone di cui ti fidi, con esperienza di alpinismo e tante scalate alle spalle, rende tutto più semplice: ti senti sollevato perché sai che puoi contare su di loro per qualunque cosa. Ma in via nulla va dato per scontato e l’attenzione deve sempre rimanere ai massimi livelli.
Un pensiero di Paolo, però, me lo voglio portare con me.

“Quando scali, la testa deve concentrarsi solo sulla salita, sulla parete, sulla linea e sulla roccia. Non devi pensare ad altro: i problemi a casa, quel che devi fare poi o domani, l’orologio e il suo tempo devi metterli da parte. Quando sali esisti solo tu e la montagna, la tua sicurezza e la linea da percorrere.”

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