Serrada: una falesia dal fascino particolare

Siamo in auto e ci stiamo dirigendo verso la falesia di Serrada, in provincia di Trento.
Più prendiamo quota, più gli spazi verdi sulle montagne risaltano in contrasto con un cielo azzurro che riesce a darmi una sensazione di libertà non paragonabile ai colori della città.
Sulla strada davanti a me vedo innalzarsi pareti di roccia selvaggia, che se allungo le mani mi sembra di afferrare per alzarmi dal sedile e salire.
Siamo quasi arrivati: ancora pochi tornanti e qualche effetto ottico, dato dalle diverse creste che incontriamo e che sembrano traslare su uno sfondo di alte montagne e immense valli, e ci siamo.

Parcheggiamo davanti al ristorante. Il cartello che segnala alcuni sentieri ci avvisa che la palestra di roccia è a 15 minuti: non è vero, non ne trascorrono neanche dieci che già ci troviamo, finita una stradina in discesa, davanti alle pareti.
È fantastico.
Vero, non ho visitato molte falesie e fin troppe mi hanno sorpreso per una o l’altra caratteristica, ma qui, all’interno del bosco, mi trovo su un sentiero tra una distesa di alberi e muri di roccia compatta alti e bassi.

Sopra il cielo ci sovrasta e davanti ci accolgono degli scalini che ci conducono all’interno di quel che mi appare un canyon, ma non all’americana. Ti sembrerà assurdo, ma mi sembra di essere in Egitto. Sarà il colore della roccia o le lineari forme geometriche che il sentiero e le pareti formano insieme, comunque mi faccio prendere dall’immaginazione: indosso un panama, afferro il mio binocolo, sistemo la camicia bianca, mi asciugo con un fazzoletto di tessuto la fronte e proseguo estasiata.

Sì, lo so, probabilmente tu ci verrai e penserai “che ha scritto quella?”, ma va bene così: l’immaginazione dell’arrampicatore è bella perché è varia. Il problema è di chi non ce l’ha. Ma torniamo a Serrada.
I tiri sono oltre 80, la maggior parte sono corti e vanno dagli 8 metri ai 25.
Noi abbiamo provato il settore C e mi permetto qualche considerazione.
Due persone che hanno tirato il 5b Tsataan mi hanno riferito che non è il massimo del divertimento e il grado dovrebbe essere un c.
Il 5c Yeti è carino, ma preparati a una serie infinita di svasi di tutte le forme e dimensioni.
Lady Diana è un 6a+ che sale su placca iniziale per poi continuare lungo un facile diedro. Il passaggio chiave è tra la terra e il secondo fix: per rinviare è necessario sistemarsi molto bene con i piedi e per arrivare al secondo fix è inevitabile mantenere l’equilibrio. Ma passato questo tratto, tutto appare come un gioco da ragazzi.

Mentre faccio sicura davanti a Tsataan, non posso fare a meno di notare dietro di me un masso che pare appoggiato a uno spigolo. Il tiro si chiama Cuzco, è un 6a+ di 8 metri e mi affascina parecchio.

Decido di provarlo, anche se quel masso sopra lo spigolo forma un piccolo tetto con delle fessure che mi preoccupano: metto insieme due dettagli, il grado e la lunghezza del tiro, e mi chiedo se è proprio in quel punto che si concentra la difficoltà. Ma non importa, ho deciso.
Metto il primo rinvio e… ops, vuoi vedere che iniziano già i problemi? Non ti svelo nulla, ma ti dirò solo di voler bene allo spigolo fino al terzo rinvio, di stare più a destra che a sinistra e di divertirti fino alla catena!

Un altro tiro ha attirato la mia attenzione ed è Kursk, un 6b di placca.

Vittoriosa solo al secondo tentativo perché ho sbagliato una sequenza, posso dirti che non è un 6b difficile, ma consigliato, perché le fessure orizzontali e qualche scavato, in cui devi infilare dita e punte dei piedi, ti permettono di allenarti negli spostamenti e nella disposizione dei pesi. Il tiro è lungo 10 metri, quindi dimentica i riposi.

È ora di tornare. Ci fermiamo al bar e ci godiamo sul giardino, che si affaccia su valli e montagne, un’aria particolare, che respiriamo volentieri a pieni polmoni, per non dimenticarcela quando scenderemo con i piedi sulla quotidianità.

[Foto: Martina e Guido]

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