Una domenica mattina con Marco ai Bergamini

È una splendida giornata di sole. L’ennesima da quando sono chiusa in casa per un brutto raffreddore. Oggi esco finalmente dal cancello, carico la mia sacca nella macchina di Guido e ci avviamo verso Valdagno, alla falesia dei Bergamini.

Arrivati, parcheggiamo davanti al settore alto, che mi fa rivivere i bei momenti che ho passato qui quando avevo appena iniziato ad arrampicare e nei tardi pomeriggi estivi o in pausa pranzo avevamo poco tempo da dedicare alla scalata.

E allora questo è il posto perfetto. Il panorama non è un granché, anche se a destra il Sengio Alto si mostra in tutta la sua bellezza: incorniciato dal cielo azzurro, pare un quadro. Non sei completamente immerso nella natura e davanti alle pareti, oltre la stradina, c’è la vallata cittadina. Ma è comunque una falesia che ha i suoi vantaggi: comoda, allenante, al sole. Quindi grazie Bergamini.

Chiusa la parentesi descrittiva, passiamo alla placca, talvolta appoggiata, in alcuni tratti con leggeri strapiombi. Scegliamo il settore basso perché ci sono stata solo una volta. I tiri sono brevi, ma tempestati di tacche, fessure orizzontali e piccoli appoggi, spesso abbastanza lucidi.
Be’, se la guardi da lontano, questa palestra naturale sembra un alone di roccia tra la vegetazione; quando ti avvicini, dalla strada appare come una piccola e semplice falesia; sotto le brevi pareti, se fai più attenzioni, inizi a perderti nella lettura tra le righe di una roccia particolare, spesso chiarissima, dove vedere gli appoggi diventa spesso arduo e dove le prese sembrano buone. Sembrano.

Circa quindici minuti dopo il nostro arrivo, una macchina parcheggia lungo la strada. Sono Marco e il suo bambino Lorenzo. Marco lo conosceranno parecchi, magari con il suo soprannome: Gramegna.

Quando arriva, se non lo vedi, lo senti. Un saluto entusiasta, un affaccendamento di zaini, giacconi e attrezzi per intrattenere il suo Lorenzo, e qualche battuta per scaldare l’atmosfera. Ma non c’è tempo da perdere oggi: io e Guido siamo impegnati su un tiro, il 5c a sinistra, e allora lui inizia in autosicura. Poi proseguiamo, alternandoci negli altri tiri, io e Guido spesso in difficoltà e lui con fare disinvolto, come sempre. E non importa quale sia il grado: c’è a chi basta lo sguardo dell’esperienza per capire oggi è la giornata giusta per osare e soprattutto dove osare.

Concludiamo la mattinata con un tiro di 6b, dove superare lo strapiombo nella parte finale è impresa ardua su tacche piccole e taglienti, ma oggi quel che importa è arrivare in catena. La prossima volta sarà un’altra storia.

“Dai Martina, proviamolo che magari finisco protagonista in uno dei tuoi articoli”, mi urla Marco.

Ebbene, lo prendo in parola. Ed eccoti qui, Marco, in un mio articolo di questo umilissimo blog. E qui ti chiedo “quando ci porti a fare una bella via alpinistica?”.

Alla prossima! Magari sempre qui ai Bergamini oppure in qualche altra parete da esplorare.

L’avventura continua…

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