Ma dopo la Via dei 4 Gatti, potevo non salire quella dei Tre cani?
È una giornata autunnale, il sole ci scherza sopra e arrivati al Rifugio Il Granatiere sul Monte Cengio le nuvole iniziano a prendere il sopravvento. Discutiamo sul da farsi: al momento siamo gli unici due arrampicatori che azzardano una scalata con questo tempo incerto. O almeno così pensiamo… una moto nera sportiva è parcheggiata accanto all’entrata del locale, ma penso sia del titolare. Non mi pongo certo questo problema e proseguo nella discussione con il mio compagno di cordata. Mentre lui finisce di prepararsi, decido di telefonare a Tranquillo, per chiedergli se la sua via La pietra di Damocle potrebbe essere asciutta dopo un pomeriggio di pioggia. Fatichiamo a sentirci: il telefono quassù non riceve al meglio. Riesco ad ascoltare i suoi dubbi su alcuni tratti bagnati in parete e cade la linea proprio quando sta per darmi qualche suggerimento su una possibile via da salire. Nulla di fatto, se non scartarne una.

Ci avviamo verso il sentiero che porta alle pareti. Mentre scendiamo le nuvole di vapore salgono dalla valle e ci inebriano con il loro colore avorio. Il sole sparisce. Arriviamo all’attacco della via Giancarlo Milan e qualche goccia di pioggia cade sulle nostre giacche impermeabili, sulle corde e sui caschetti. Che fare?
Lo sguardo verso l’alto ci porta a pensare di ritirarci, ma una fortuita occhiata verso sinistra ci fa scoprire una via ben conosciuta sì, ma che oggi non abbiamo preso in considerazione. La linea sembra asciutta, la roccia buona e i gradi… be’, forse quelli sono un po’ fuori dalla nostra portata (7a+ e 7b, a vista?), ma le protezioni ravvicinate e sicure (fix 10 millimetri, la via è stata riattrezzata e pulita nel 2017) annullano ogni dubbio. Qualche secondo dopo siamo già pronti per la salita.
Ah sì, siamo sulla via I tre cani, un itinerario aperto il 5 maggio del 2011 da tre simpatici arrampicatori che, data la significativa presenza dei 4 gatti sul Cengio, hanno pensato bene di accostare alla loro via un’altra con il nome del quadrupede più vicino ai felini nel nostro immaginario: i tre cani sono Tranquillo Balasso, Sergio Antognazzi e Erminio Xodo.
Torniamo alla salita.

Il primo tiro si presenta subito con una roccia malconcia, ma, dopo il breve e divertente traverso a sinistra, inizia a delinearsi una parete splendida. Lo strapiombo di 6c+ è il primo ostacolo, perché è solo l’inizio!

Il secondo tiro riserva subito una sorpresa di 7a+ su una roccia molto particolare: sembra una conformazione corallina bianca e grigia. Non molla nella seconda parte, dove il 6c si sente e se anche poi diventa più semplice, la resistenza non deve mancare.

Il terzo tiro è un concatenamento di placche dalla roccia grigia: dalla sosta guardare in alto è uno spettacolo. Salire è divertente, ma brucia dover azzerare: i tratti di 7b+ e di 6c si sentono, il finale di 6a, però, ce lo godiamo tutto.
Un altro fantastico tiro in placca è l’ultimo, il quarto, con passi di 6c e 6b+. Le protezioni ravvicinate invitano alla libera, ma magari la prossima volta. Perché ci sarà sicuramente almeno un’altra ripetizione!

La via è davvero interessante e divertente. Non ha nulla di alpinistico, certo, ma tiri simili a quelli che troviamo in falesia non è facile trovarli concatenati con dietro un panorama così.
Con l’entusiasmo di una ragazzina, che ahimè non sono più, sorrido alla fine della via e non riesco a togliermi quell’espressione fino all’auto. È questo che cerco? Forse. Non un tornare indietro, ma un guardare avanti, come prima.
P.S. La moto nera sportiva era di Tranquillo, che stava lavorando alla sua nuova via. Montagna è anche coincidenza!


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