Una mattina a Riolo con Lisa

È una falesia che, nascosta nel fitto del bosco a Torrebelvicino, ospita affascinanti pareti con tiri dal 5b all’8a.

Foto: Guido

L’arrampicata di questa falesia ha molte sfaccettature e non possiamo certo definirla semplice, ma è una palestra che nelle sue limitate dimensioni offre un’ampia scelta di tiri con varie difficoltà e stili: spesso protagoniste sono le canne, ma anche buchi, gocce, tacche e svasi si susseguono nel traffico delle venature della roccia, su placche e strapiombi.

Oggi però io e Lisa scegliamo di andare oltre e dopo aver scalato alcuni tiri nella Riolo classica, carichiamo in spalla gli zaini e con indosso l’imbrago ci incamminiamo continuando il sentiero.

Scendiamo con attenzione, sorpassiamo il piccolo anfiteatro chiodato da un arrampicatore della zona conosciuto come GIOB, principale autore anche del Covoletto, che scegliamo per i nostri ultimi tiri.

Qui i gradi partono dal 6b e proseguono fino al 7b, e chissà quali altri verranno creati e raggiunti.

Tento nuovamente il 6c che ho già provato altre volte, ma anche stavolta non arrivo in catena senza rest. Non importa: è un tiro che mi piace e sono certa che un giorno riuscirò a liberarlo.
La parete strapiombante è formata da un susseguirsi di canne dai diversi colori che creano striature bianche e grigie, righe continue che confondono le linee in un abbagliante gioco di luci e ombre.

Lisa… che dire di nuovo? Forse che ha portato pazienza con me. Per quanto riguarda i tiri, arrivare diretta in catena non è stato un problema.

Foto: Guido

Arrampicare provoca in ogni persona reazioni differenti: puoi liberare un tiro ed essere felice, sbagliare un passo e arrabbiarti con te stesso, tentare una salita e “come va, va”. Le sensazioni sono però diverse in ognuno di noi: c’è chi trattiene lacrime o gioia, oppure chi si fa sentire nell’esultanza o nella rabbia, chi comprende i propri limiti e chi non li vuole conoscere, chi non vuole arrendersi e chi “sarà per la prossima volta”.
Oggi ho ascoltato con attenzione le parole di Lisa quando le ho detto che preferisco riprovare il tiro da seconda: per comprendere meglio un tiro è necessario salire da primo. Ok, “nulla di nuovo” dirai. Hai ragione.
Quando Lisa ha pronunciato queste parole, dietro i suoi ampi occhiali e sotto i confusi ricci castani, le ho riconosciute nei consigli di altri arrampicatori e il senso già lo conoscevo.
Ma quel che mi ha colpito è stato il tono serio e lo sguardo diretto: in parte mi ha fatto sentire in colpa (il che fa sempre bene per darsi quella spinta che serve ad affrontare anche ciò di cui si ha paura), ma quel che ho sentito è stato soprattutto un incoraggiamento, da parte di una persona che di esperienza ne ha tanta e abbastanza per invogliare a credere nelle proprie capacità, qualsiasi esse siano.

Quelle parole, con un senso così semplice, come una rete hanno raccolto le più complesse emozioni, che si celano nei secondi che separano lo sguardo alla catena da un nodo a otto, e le hanno composte nell’essenziale consapevolezza che sì, lo posso fare. O almeno posso provarci.

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