Dalle Piccole alle Dolomiti: primi approcci all’alpinismo

Quali sono le prime vie consigliate da scalare in Dolomiti? Le nostre Piccole sono un’utile palestra? Quali tesori nascosti dell’arrampicata abbiamo a due passi da casa?

A queste e altre domande rispondono Paolo Cerin e Federico Stefani, appassionati di vie alpinstiche e storiche. Itinerari che hanno sempre qualcosa di affascinante da scoprire e raccontare.

Paolo, Federico: le Piccole Dolomiti sono un ambiente dove in molti della zona, e non solo, iniziano ad arrampicare per poi spostarsi più in alto, fino a raggiungere le vette delle Dolomiti. Quali delle vie sulle Piccole secondo voi possono rappresentare anche un utile allenamento per approcciarsi allo stile alpinistico?

Paolo – Dalle nostre parti le vie che troviamo, la maggior parte, si può dire che sono ottime per allenarsi fisicamente alle vie dolomitiche, ma non in relazione alla testa, perché salvo alcune eccezioni le vie delle Piccole Dolomiti sono ben protette.

Federico – Sul monte Fraton, sul Sojo Rosso e sul Duderle trovi vie alpinistiche. La Boschetti-Zaltron al Pasubio è una via che può avvicinarsi allo stile dolomitico. Sul Baffelan trovi delle classiche come la Carlesso. Anche le vie di Castagna sono molto belle: ben protette, ma caratterizzate da uno stile alpinistico. Nella Torre dell’Emmele la Super Mario, la via Attraverso l’Emme-le e altre si avvicinano a uno stile che puoi trovare in Dolomiti.

Gli itinerari aperti da Tranquillo Balasso sono spesso sportivi o alpinistici ma ben protetti. Non dimentichiamo però che Tranquillo ha aperto anche alcune vie da proteggere…

Paolo – Sul Sojo dei Corvi, ad esempio, Raccolta Differenziata è una via che presenta alcuni tratti dove è necessario proteggersi con friend. Anche le vie Transito Consentito e Tanto Tardo sul Monte Cengio hanno alcuni tiri da integrare con protezioni veloci.

Per chi vuole approcciarsi all’arrampicata sulle Dolomiti, quali vie consiglieresti?

Paolo – Di vie da scalare come approccio all’arrampicata in stile alpinistico sulle Dolomiti mi vengono in mente il primo Spigolo delle Tofane, la Decima in Moiazza, Spigolo Jori sulla Punta Fiames, lo Spigolo del Velo sul versante nord-ovest della Cima della Madonna, la Via Castiglioni/Detassis sulla Pala del Rifugio (non è difficile ma è lunga e ha un rientro abbastanza impegnativo), lo Spigolo ovest del Sass d’Ortiga (via Wiessner) sulle pale di San Martino

Sono tutte vie di IV, V e qualche passo di V+: come prime vie in Dolomiti sono un ottimo approccio.

Paolo Cerin

E dalle nostre parti, nelle Piccole Dolomiti, quali vie secondo voi meritano di essere riscoperte (ditemene anche solo alcune)?

Federico – Quelle del Fraton di Sorapache (considerato un gioiello del Pasubio), perché contano solo circa una ripetizione ogni due anni. I Soji Rossi del Pasubio andrebbero rivalutati, magari qualche via andrebbe risistemata: ad esempio la Carlesso fino alla penultima sosta è spittata e le soste sono buone, quindi, a parte la roccia che purtroppo è quella che è, è una bella via storica. Il Camin Carlesso uguale: dovrebbero essere riscoperte e scalate per evitare che cadano nel dimenticatoio e la vegetazione prenda il sopravvento.

Sulla Boschetti-Zaltron al Sojo D’Uderle Tranquillo Balasso ha aperto una variante molto bella su diedro che ti evita i primi due tiri erbosi sullo zoccolo. La variante alta salta invece la breve calata e sale diretta: è più dura, ma molto più comoda e bella.

Sai, ogni anno vengono aperte moltissime vie e il 90% hanno, secondo me, poco senso alpinistico e logico: ad esempio sul Sengio Alto sono state aperte molte belle vie di Castagna e altre che si accavallano l’una con l’altra per percorrere tutti i tratti possibili della parete. Queste vie sono ripetute appena aperte per il piacere della novità e poi vengono dimenticate.

Il problema delle vie non ripetute è che cresce vegetazione, si sporcano, rimane terra sulle parti in appoggio e quindi sono destinate a scomparire. 

Sul Bostel ci sono molte belle vie che, dati il breve avvicinamento e l’esposizione ottima anche in inverno, saranno sempre ripetute e sistemate. Quelle con avvicinamenti lunghi e rientri complicati, ad esempio, è difficile che vengano ripetute.

Comunque a chi è abituato ad arrampicare sulle Piccole Dolomiti, sicuramente le Dolomiti si presentano con una roccia da sogno.

Paolo – Sì: se ad esempio un arrampicatore è abituato a scalare sulla splendida roccia granitica di Arco e passa subito alle Dolomiti, con una dolomia che per quanto poco è da controllare prima di affidarsi completamente ad appoggi o prese, ha più difficoltà rispetto a chi cresce con l’arrampicata sulle Piccole Dolomiti.

Paolo, secondo te perché molti giovani oggi faticano a ripetere le vie storiche e preferiscono le nuove vie?

Paolo – Sta succedendo quello che accade un po’ in tutti gli sport. Le persone tendono a cercare la comodità. Guarda il padel, che sta prendendo il sopravvento e da molti viene preferito al tennis in pausa pranzo. L’alpinismo ha seguito la stessa “moda”.

Ad esempio Maurizio Giordani, in uno dei suoi articoli, ha scritto che nel 2020 ci sono state tante persone che hanno scalato la Sud della Marmolada quante in due weekend di 20 anni prima. In Dolomiti hai diverse variabili, tra il meteo e i tratti lunghi senza protezioni, la presenza di chiodi vecchi e altro.

Quando parliamo di vie alpinistiche e vie sportive, la differenza sta soprattutto nel fattore psicologico: se vai in Dolomiti a fare una via alpinistica devi essere allenato di testa. Puoi fare gradi elevatissimi in falesia, ma difficilmente riuscirai a portare quei gradi in una via alpinistica se “non hai la testa”.

Molti nuovi arrampicatori sono più attratti dalle performance e prediligono le vie sportive, ad esempio.

Purtroppo vie storiche, meravigliose ma poco ripetute, tendono a sporcarsi, a degradarsi e quindi per le loro condizioni invogliano meno a essere ripetute.

Tanto per chiarire: cosa intendi per “aspetto psicologico”, “avere testa”?

Paolo – Facciamo un esempio: se ti trovi in una via a spit e arriva il brutto tempo, metti un moschettone e ti cali. Se sei in una via alpinistica in Dolomiti, in molti casi devi predisporre tu le calate, saper piantare i chiodi, avere materiale a sufficienza per calarti (perché ad esempio se vai fuori la linea di salita mentre ti cali, devi attrezzare tu la sosta ex novo). E questo vale per il meteo. Pensa poi di guardare una parete e vedere una lunga fila di vari spit e poi di osservare una parete con qualche chiodo e lunghi tratti vuoti dove devi saper integrare con protezioni veloci: è diverso, credimi!

In una via alpinistica, inoltre, (a differenza di una via sportiva dove sai che lo spit tiene bene e ci puoi volare sopra) devi tener conto che puoi rischiare di cadere appeso a chiodi di 50 anni fa o magari a un friend, che se hai posizionato bene, tiene, ma se così non fosse il volo si prolungherebbe parecchio. Insomma, il livello di sicurezza di un chiodo storico o un friend non è lo stesso di quello di uno spit.

Se vai a fare una Via di Comici degli anni ’60, i chiodi hanno 60 anni.

Conosci il detto ‘lo spit fa grado’? Significa che se tu hai uno spit a due metri, provi volentieri il passaggio duro, ma se a due metri hai un friend blu (tra i più piccoli), ci pensi due volte a fare il passaggio: ecco che psicologicamente questo pesa, ma è anche il bello di arrampicare in Dolomiti.

[L’intervista continua nel prossimo articolo]

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